RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

60 anni fa nasceva in Germania l'economia sociale di mercato

Cosa rimane del mitico «modello renano» nell'epoca dei subprime?

di Vittorio Gallante - 25 giugno 2008

Da qualche giorno a questa parte, sui giornali tedeschi campeggia il faccione severo di Ludwig Erhard con il suo leggendario bocchino tra le labbra. Ricorre infatti il sessantennale dell'economia sociale di mercato: non c'è da stupirsi, dunque, se la circostanza ha grande risalto sui mezzi d'informazione. Sessant'anni fa i problemi della Germania ovest erano molto diversi da quelli della Germania unificata di oggi: le questioni sul tavolo erano l'introduzione di una valuta domestica (il D-Mark, il marco), la liberalizzazione dei prezzi e la circolazione di merci fino a quel momento contingentate. Da una prima lettura dei commenti, balza all'occhio l'orgoglio delle istituzioni e delle élites economiche per i sessant'anni di corsa che hanno fatto della Germania la locomotiva economica d'Europa. Toccante, per esempio, il ricordo del mitico Roland Berger sulla Wirtschaftswoche, dove rievoca il mitico maggiolone Volkswagen con cui faceva le consegne di biancheria - era il suo lavoretto da studente - e con cui andò a Milano ad apprendere i fondamenti della consulenza strategica. La Germania, d'altra parte, ha sempre fatto della diversità del proprio «modello renano» un marchio di fabbrica.

La soziale Marktwirtschaft tedesca, l'economia sociale di mercato, nell'idea dei suoi padri fondatori (Erhard, Eucken, Rüstow, Müller-Armack), è questo: un'economia di mercato che si muove dentro «condizioni quadro». Quali? Un severo ordinamento monetario; un credito conforme alle norme di concorrenza; la regolamentazione della concorrenza per scongiurare la formazione di monopoli; una politica tributaria neutrale rispetto alla concorrenza; una politica che eviti sovvenzioni che alterino la concorrenza; la protezione dell'ambiente, l'ordinamento territoriale; la protezione dei consumatori da truffe negli atti d'acquisto. Alcuni lineamenti renani sono chiaramente presenti - e non è un caso - nelle norme comunitarie che, dei vari modelli europei, esprimono necessariamente una sintesi.

E tuttavia, a parte i tributi «istituzionali» a Erhard e al suo modello di sintesi, non manca tra i tedeschi chi - a sinistra come a destra - vuole smarcarsi da questa etichetta. Forse per una cattiva conoscenza di fondo di Erhard stesso - che sarebbe folle confondere con un capitalista buonista - o forse per altre ragioni. Quello tedesco, infatti, è un modello costantemente alla prova degli eventi, con il rischio di esserne travolto e rovesciato. Provo a rendere meglio il concetto con qualche esempio. La politica monetaria è stata avocata alla Banca Centrale Europea, la cui gestione, esclusivamente basata sul contenimento dell'inflazione, mostra la corda. Al punto che la cosa fece suggerire al professor Savona, economista di rango, di riattribuire questa funzione alla Bundesbank tedesca. C'è di più: la traslazione della politica monetaria alla Bce genera la situazione paradossale per cui gli Stati membri si ritrovano fra le mani la sovranità sul debito, ma sono privi di un potente mezzo per gestirne il ripagamento. A destare maggiore preoccupazione tra i politici tedeschi, di destra e di sinistra, è l'assetto generale del sistema creditizio, ancora imperniato sulla tripartizione storica tra banche popolari, casse di risparmio e banche private. Uno scenario che, in parte, ricorda agli esperti quello italiano di fine anni '80 prima della legge Amato. Questa ripartizione a «comparti stagni» è verosimilmente una delle ragioni per cui i colossi tedeschi nel settore bancario sono pochi (Deutsche Bank e Commerzbank, in attesa dei rivolgimenti attorno a Postbank) e piccoli rispetto alla concorrenza straniera.

La politica tedesca, che si affaccia sempre più fuori dai propri confini, guarda con preoccupazione al nanismo domestico delle proprie banche. Coerentemente, cerca di dare loro tempo e spazio per farsi grandi - e, beninteso, finanziare la politica stessa. Per fare ciò, Berlino sta attuando una duplice strategia. Primo: continuare a segregare i centri nevralgici del potere tedesco. Secondo: individuare un elemento ordinatore, in grado di razionalizzare il proprio sistema creditizio, possibilmente senza che elementi alieni (non tedeschi) si insinuino nelle pieghe del processo.

Vittorio Gallante

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.269 del 24/6/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata