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6 marzo 2008
 
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Una nuova epoca nei rapporti tra la Francia e l'Alleanza Atlantica

di Erik Marangoni - 25 giugno 2008

Quando, negli anni '60, il presidente francese De Gaulle scelse di far uscire il suo paese dal sistema di comando integrato dell'Alleanza Atlantica (la NATO), la sua decisione fece scalpore e costrinse i paesi membri ad una profonda revisione del sistema di difesa anti-sovietico. Il successivo divieto, rivolto agli alleati, di volare nello spazio aereo francese rese l'Alleanza strategicamente più debole, nel caso in cui fosse stato necessario intervenire per portare aiuto ai paesi membri del sud Europa. La scelta di De Gaulle rispondeva a logiche politiche più che militari: il presidente francese voleva dimostrare che Parigi avrebbe potuto portare avanti una politica di difesa indipendente, slegata cioè dalle decisioni prese dagli Stati Uniti d'America e dagli inglesi. La mossa di De Gaulle ha influito pesantemente sulle successive scelte strategiche francesi e, sebbene le relazioni con gli Stati Uniti siano decisamente migliorate dopo l'uscita di scena del generale, nessun governo francese, di destra o di sinistra, ha mai avuto il coraggio di rientrare nel sistema integrato di difesa dell'Alleanza Atlantica. Anzi, il principio di una Francia indipendente e soprattutto in grado di sviluppare progetti per una propria forza nucleare (la force de frappe), completamente slegati dalle ingerenze americane e inglesi, è diventato uno dei capisaldi della politica di difesa francese per oltre 40 anni, a prescindere dalla fede politica del titolare dell'Eliseo.

Tuttavia, quando De Gaulle prese quella decisione, alla fine degli anni '60, non poteva immaginare che da tutto ciò Parigi avrebbe ricavato più svantaggi che vantaggi. La politica di indipendenza rispetto alla NATO, infatti, ha costretto la Francia nella posizione paradossale di dover subire delle decisioni prese a Bruxelles (sede del comando atlantico) senza poter partecipare alla loro definizione. Truppe francesi, infatti, hanno partecipato e partecipano tuttora a missioni alleate all'estero (Afghanistan, Kosovo, Bosnia) ma le decisioni vengono prese senza il coinvolgimento, o con il coinvolgimento molto marginale, di Parigi, ciò che è causa di incomprensioni e malumori all'interno dei vertici militari transalpini.

Con la pubblicazione del Libro Bianco sulla difesa e la sicurezza nazionale, il presidente Sarkozy intende ora risolvere il problema. Reso di pubblico dominio solamente qualche giorno fa, il Libro Bianco definisce le linee-guida per le Forze Armate francesi dei prossimi anni e indica alcuni concetti rivoluzionari. Per la prima volta non si fa cenno all'eventualità di una guerra con i vicini europei, con i quali invece occorre collaborare per fare fronte alle minacce del mondo globalizzato. Attacchi terroristici, sia «tradizionali» sia di natura informatica, devono essere affrontati nel quadro di una crescente collaborazione con i paesi europei e con il comando militare atlantico, a cui Parigi ha deciso di ritornare. Verranno incrementate le risorse a sostegno dei programmi di intelligence e di spionaggio, mentre il numero degli effettivi (forze speciali incluse) dovrebbe subire una riduzione significativa, nell'ottica della razionalizzazione delle risorse. Di portata storica anche la parte relativa alla politica africana della Francia, la quale abbandona il diritto di intervento, ciò che le ha consentito di intervenire svariate volte nel continente africano per il ristabilimento dell'ordine in occasione di situazioni di instabilità.

Il ritorno della Francia nel sistema integrato di difesa dell'Alleanza Atlantica non significa però che Parigi intenda rinnegare del tutto la politica inaugurata dal generale De Gaulle oltre 40 anni fa. Il governo francese ha fatto sapere che l'integrazione della Francia nella NATO dovrà essere accompagnata da una maggiore integrazione della NATO in Europa. Il ritorno dei generali francesi a Bruxelles, inoltre, non dovrà in alcun modo pregiudicare lo sviluppo autonomo della forza nucleare francese, che rimarrà quindi slegata dalle strategie alleate, né il rispetto del principio di indipendenza del comando francese in tempo di pace. Anche sul concetto dell'automatico intervento a difesa di un paese membro nel caso di attacco, Parigi ha voluto sottolineare che la decisione dovrà essere presa caso per caso. Il generale De Gaulle ne sarebbe ben contento.

! Erik Marangoni
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