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6 marzo 2008
 
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Iran. Una politica estera destabilizzante

di Erik Marangoni - 28 giugno 2008

Nonostante le pressioni internazionali e le sanzioni mirate a fare interrompere il programma di arricchimento dell'uranio, gli ayatollah iraniani non si sono persi d'animo e hanno intavolato numerose trattative di diversa natura, con paesi confinanti e non, che hanno posto le basi di una supremazia regionale molto pericolosa per il mantenimento della stabilità e della pace. Alcune di queste trattative sono state concluse con paesi «sconvenienti» come il Venezuela di Hugo Chavez e la Bolivia di Evo Morales, ma l'accordo recentemente concluso con l'India dimostra che il potere del gas iraniano può essere talmente forte da sfidare apertamente anche partner fidati dell'Occidente. Teheran, infatti, si è impegnata a costruire una pipeline per il trasporto e la fornitura di gas all'India, attraverso il territorio pakistano del Belucistan, che una volta a pieno regime dovrebbe fornire circa 150 milioni di metri cubi di gas naturale al giorno, di cui l'India ha un disperato bisogno per mantenere gli attuali standard di crescita industriale. Nuova Delhi dovrebbe poter contare su circa 100 milioni di metri cubi, mentre il resto dovrebbe essere destinato al Pakistan, a prezzi ovviamente inferiori a quelli di mercato.

La mossa di Teheran rientra in una strategia di ampio spettro, finalizzata a minare alle basi la politica di containment messa in atto dagli Stati Uniti a seguito della diffusione dei dati sul programma nucleare iraniano. E i primi risultati non si sono fatti attendere. L'India, con cui gli Stati Uniti avevano concluso un accordo per il trasferimento di know-how nucleare considerato da molti analisti come estremamente vantaggioso per Nuova Delhi, ha deciso di interrompere la collaborazione con Washington, probabilmente per non pregiudicare le trattative già in corso con l'Iran. Il Pakistan, da decenni alleato degli Stati Uniti, prima in funzione anti-sovietica, ora nella lotta al terrorismo internazionale, ha ceduto alle avances iraniane, fondate sulla promessa di una fornitura a buon mercato di gas, di cui Islamabad ha bisogno per dare inizio ad un ambizioso programma di industrializzazione. Come se non bastasse, il Pakistan ha ottenuto confortanti rassicurazioni da parte di Teheran sul Belucistan, provincia occidentale del Pakistan, confinante con Iran e Pakistan. Il Belucistan è teatro da alcuni anni di scontri tra le forze governative e il Balochistan Liberation Army (Bla) che preme per una maggiore autonomia da Islamabad e per una più equa ripartizione dei proventi derivanti dall'estrazione di petrolio nella zona. Diversi sono stati negli anni gli attentati compiuti dai terroristi locali, mescolatisi ai fuoriusciti talebani dopo la disfatta in Afganistan, mentre nel 2005 il governo pakistano lanciò una vasta operazione di polizia che provocò diverse decine di vittime tra la popolazione locale.

Il progetto iraniano di costruzione di una pipeline nella provincia ribelle del Pakistan getta inquietanti ombre sul reale coinvolgimento del regime degli ayatollah nella questione separatista. Alla base di tutto potrebbe esserci la volontà di Teheran di condizionare la costruzione del porto di Gwadar (i lavori sono stati finanziati dal governo cinese, interessato ad avere una forte presenza nell'area, ma anche per poter controllare meglio l'infiltrazione dei separatisti uiguri di nazionalità cinese nel movimento separatista del Belucistan), situato a pochi chilometri dal confine con l'Iran e fortemente voluto da Islamabad per rafforzare la propria presenza in un'area strategica.

Dal punto di vista geopolitico è evidente la portata rivoluzionaria che il controllo iraniano delle forniture energetiche a India, Pakistan e Cina (Iran e Cina hanno recentemente siglato un importante accordo per lo sfruttamento del giacimento di Yadavaran) potrebbe avere per la stabilità dell'intera area. Come conseguenza, i ricchi giacimenti di petrolio e gas naturale a est del Mar Nero diverrebbero terreno di conquista per Teheran, che potrebbe in tal modo aspirare a diventare potenza regionale analogamente a quanto Hugo Chavez sta cercando di fare in Sud America.

Tutto ciò accade proprio dopo l'approvazione, da parte dell'Ue, di un'ulteriore serie di sanzioni a carico dell'Iran per i mancati progressi sul fronte del nucleare. Sanzioni che vanno a colpire in particolar modo persone e aziende di origine iraniana, tra cui la banca statale Melli, la più grande banca d'affari iraniana, specializzata nel finanziamento all'export, che possiede diversi uffici in Occidente. Teheran fa sapere di non voler cedere alle pressioni europee e di voler proseguire sulla strada del nucleare, anche a costo di rompere definitivamente ogni relazione commerciale con l'Ue, ciò che non avrebbe un impatto particolarmente traumatico, considerati anche i grandi mercati emergenti nei confronti dei quali l'Iran si propone come il principale fornitore di energia.

! Erik Marangoni
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Ragionpolitica, periodico on line n.269 del 24/6/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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