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Il convitato di pietradi Gabriele Cazzulini - 27 giugno 2008 Tempo d'estate, tempo di sogni di una notte di mezza estate. L'Italia è una Repubblica democratica, come amano ripetere i girotondini, quindi un sogno non si nega a nessuno. Neppure ad un Di Pietro sempre vestito scuro, nell'abito e nell'integralismo à la Robespierre. Neppure quando il sogno di Di Pietro corrisponde al peggiore incubo di Veltroni: l'Italia dei Valori che approfitta delle divisioni interne del Pd per diventare l'unica, vera opposizione a Berlusconi. Il Pd è nato gracile e adesso che l'incubatrice delle elezioni ha cessato di funzionare sembra avere i giorni contati. Addio all'opposizione adulta, responsabile e costruttiva. Quindi via libera per lo sciovinismo legalista di Di Pietro e del suo movimento. il travolgente successo dell'ex magistrato che non ha nessuna intenzione di togliersi la toga è il risultato del suo personaggio. Di Pietro, la bandiera della legalità in un paese affetto da criminalità endemica; Di Pietro, il paladino degli oppressi dai potenti; Di Pietro, il cuor di leone che sfida il cavaliere nero. C'è un po' di tutto nel segreto del successo dipietrista. Ma c'è soprattutto la rabbia che morde ogni tentativo di dialogo perché lo scontro è l'unica logica legittima. Non si dialoga col diavolo; si combatte, fino alla fine, cioè fino alla sua fine. Di Pietro calza perfettamente i panni dell'esorcista che lotta contro il male assoluto. Sotto alla rabbia personale di questo irsuto Robespierre molisano c'è una realtà organizzativa troppo sottovalutata. Di Pietro ha battuto in velocità il Pd e la sinistra in generale perché i vecchi apparati di partito non servono più per una mobilitazione spontanea, che parta dalla società civile, senza lacci organizzativi, senza costi di gestione. Una volta i militanti di strada ricevevano pane e circensi ideologici. Ora neanche più. Basta permettere a chiunque di sfogare la sua rabbia contro il governo, e il danno è combinato. L'Italia dei Valori è questo: un trasmettitore di impulsi politici ad una moltitudine di militanti dispersi sul territorio e all'infuori di un inquadramento partitico. Con una metafora invitante, i militanti dell'Italia dei Valori sono un po' come gli ultras di una squadra di calcio: sempre pronti a seguire il loro beniamino ma soprattutto ad adoperarsi nella lotta contro il loro nemico. I comitati per la legalità che attivano proteste di piazza in una manciata di giorni sfruttando il tam-tam di internet e la creatività sono l'esempio vincente. Poche centinaia di militanti in ogni città che organizzano un evento di protesta - bastano cartelloni, megafoni e qualche nome eccellente. Insomma, dagli striscioni da stadio agli slogan contro Berlusconi e dalle sciarpe colorate alle bandiere del partito il passo è davvero breve. La stampa è ingorda e non manca mai di sottolineare queste imprese caserecce, sgangherate, realizzate alla meno peggio. Però ci sono e sono tempestive. Altro che il congresso elefantiaco del Pd. La gente chiede risposte alla sinistra oggi e Di Pietro è l'unico che risponde. Si annunciano tempi di carestia per il Pd, divorato dai personalismi e dalle cerchie di potere che studiano come rovesciare Veltroni e rifare il Pd, anche a costo di distruggerlo. Per l'immaginario degli elettori di sinistra, frustrati dai tentennamenti di una classe dirigente acerba per il grande compito di rifare l'Italia, Di Pietro è l'anti-dolorifico dall'effetto immediato. Senza una proiezione futura, senza un granello di pensiero sull'economia, il terrorismo, la sicurezza, la sanità. E' vero: il profilo del Pd è scritto confusamente con intonazioni liberali, pulsioni socialiste, accenti socialdemocratici e punteggiatura catto-comunista. Voto: quattro. Però è sempre qualcosa rispetto allo zero assoluto dell'Italia dei Valori - movimento, partito, covo di integralisti anti-berlusconiani o cos'altro? Pregasi rispondere. Di Pietro vive alla giornata, campando sugli errori del suo alleato maggiore e coltivando un sogno che può diventare realtà: trasformare l'opposizione, finora monopolizzata dal Pd, in una diarchia Di Pietro-Veltroni. Cioè spaccare in due l'opposizione. E' soltanto una manovra politica dettata dall'ambizione personale, circondata dal vuoto politico e culturale. Come ai tempi del terrore giudiziario, questo giudice del popolo lavora molto bene per la sua carriera. Ed è pronto a camminare sul cadavere dell'opposizione. Ma una volta che il martelletto del giudice ha battuto la sentenza, cosa succede? Puntini di sospensione. A Di Pietro interessa più condannare che governare.
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Ragionpolitica, periodico on line n.269 del 24/6/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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