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L'Italia s'è destadi Carlo Cerofolini - 28 giugno 2008 «Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta....». Queste sono le parole con cui inizia l'Inno Nazionale e questa è la «filosofia» che porta, finalmente, avanti il Governo Berlusconi anche per quanto riguarda i temi energetico-ambientali, con il Ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola e con il Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Il primo, infatti, ha rilanciato alla grande il nucleare attualmente possibile, cioè quello di terza generazione, per produrre elettricità (ma anche idrogeno), in modo da avere, quanto prima, energia a basso costo, disponibile e poco inquinante e così pure liberarci dai «ricatti» energetici dei signori del gas e del petrolio e dal costo sempre più esoso di questi combustibili. La seconda, dicendo a chiare lettere in sede Ue che il taglio di emissioni dei cosiddetti gas serra che deve fare l'Italia rispetto al 1990, in base sia al protocollo di Kyoto nel periodo 2008-2012 (siamo fuori del 19%), sia al traguardo Ue al 2020 di meno il 20% (già ora lo si supera del 33%), è per noi ingiusto e pure iugulatorio e quindi va ridiscusso. Ingiusto perché avendo - a differenza di altre Nazioni - già da lustri in uso centrali termoelettriche moderne ad alto rendimento ed alimentate soprattutto con combustibile «pulito», quale il gas metano, e senza nucleare, abbiamo poco margine di miglioramento in tema di riduzione di emissioni, senza poi considerare il fatto che in Europa siamo quelli che rispetto a molti altri Paesi a noi comparabili, consumiamo pure meno energia (già ora un italiano ha un consumo primario di energia di -11% rispetto ad uno spagnolo, -24% rispetto ad un inglese, -39% rispetto ad un francese e - 64% rispetto ad un tedesco). Iugulatorio, in quanto, stando così le cose, ci dovremmo nell'immediato «svenare» sia per comprare sul mercato diritti d'emissione sia ricorrere alle iper costose e scarsamente efficienti ed efficaci energie rinnovabili, soprattutto eolico e fotovoltaico, per poi comunque dover pagare ecomulte multimiliardarie, come già stiamo facendo, per l'oggettiva impossibilità di rispettare detti limiti nei tempi previsti. Il che - specie con l'aria di stagnazione che aleggia, con l'esplosione dei prezzi delle materie prime e con tutti i gravi problemi che abbiamo - è per noi improponibile. Certo il compito che attende entrambi i ministri è da far tremare le vene ai polsi, infatti:
In particolare:
Tuttavia, considerato che dopo il voto negativo dell'Irlanda al trattato di Lisbona la Ue non dovrebbe avere l'interesse a mostrarsi troppo rigida con i propri «soci», e quindi se l'Italia - soprattutto ora che Silvio c'è e che ha sì dichiarato che detto trattato va approvato ma che pure ha affermato che l'Europa ha bisogno di un «drizzone» - saprà agire con determinazione, con tutto il Governo coeso e gli europarlamentari, almeno del centrodestra, uniti, perché ne va degli interessi vitali della Nazione, un significativo allentamento dei vincoli legati alla riduzione dei gas serra dovrebbe essere un obbiettivo non irraggiungibile. Se però si vuole veramente spianare il cammino che deve e dovrà percorrere il Governo Berlusconi per i problemi energetico-ambientali, occorre liberarci definitivamente dalla spada di Damocle di ingiustificate, dannose, arbitrarie imposizioni di riduzione di gas serra antropici - con tutto ciò di negativo che ne consegue - facendo capire ai cittadini che questi non incidono minimamente sui (supposti) cambiamenti climatici. Riuscire nell'intento - considerata la vulgata comune contraria - è certo difficile, ma non impossibile, basta che in sede Ue nella discussione dei problemi energetici a livello di Capi di Stato e di Governo, l'Italia riesca a convincere l'Ue stessa sulla necessità di far svolgere, possibilmente, entro il 2008 una conferenza internazionale - con la partecipazione solo di scienziati di chiara fama competenti della materia - centrato su questo tema (se l'Ue non ci sta sia l'Italia a indire tale conferenza) e così l'obbiettivo sarebbe facilmente raggiunto, come ben si evince da quanto segue:
Concludendo: solo con una vasta, necessaria, incisiva e capillare operazione di demistificazione - che potrebbe avere la sua chiave di volta proprio nella conferenza internazionale prima ricordata - si può innescare un circuito virtuoso che in tempi brevi, parafrasando Brecht, ci consenta di affermare che se le ipotesi onusiano-ambientaliste contraddicono la scienza aboliamo non la scienza ma queste ipotesi. Quanto sopra consentirebbe, oltre tutto, di mettere in condizioni di non più nuocere i profeti di sventura che le hanno elaborate e che le divulgano e quindi pure di «sterilizzare» gli enti e/o le associazioni di cui fanno parte. Il che, francamente, non è poco.
Cfr.: R. Cascioli- A. Gasparri Che tempo farà pag. 19, 28-29, 49 ed. Piemme 2008 Italia Cfr.: F. Battaglia-R.A. Ricci Verdi fuori rossi dentro pag. 194-205 ed. Libero-Free 2007 Italia |
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Ragionpolitica, periodico on line n.269 del 24/6/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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