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Seguire la via maestradi Gabriele Cazzulini - 28 giugno 2008 Così non si può andare avanti. Il dibattito sulla giustizia, iniziato col proposito riformista del governo per disciplinare le intercettazioni telefoniche, è degenerato in un caotico ingorgo ferragostano. Segno che la magistratura è il punto più vulnerabile dell'Italia del vecchio conio, il paese anormale che fa governare i giudici e lascia carta bianca ai giornalisti col megafono in mano, mentre i politici non possono che fare gli equilibristi sul filo delle correnti. L'indiscussa autorità politica e personale di Berlusconi ha raggiunto il suo primo, grande ostacolo. E' ora di abbatterlo per riprendere il cammino già intrapreso. Non è più il tempo della discussione, della proposta e del confronto di fronte alla pubblicazione delle intercettazioni sull'inchiesta Rai che l'Espresso ha divulgato come atto di calunnia. C'è un governo; c'è una maggioranza; c'è un premier. Non c'è bisogno d'altro. Tutto il resto è già un nemico. Non è una scoperta che questo tipo di giornalismo usi la maschera dell'inchiesta per sferrare attacchi politici. E poi il perfetto tempismo. Impossibile credere alla casualità, cioè alla libertà d'informazione, che vuol dire soltanto libertà di calunnia - per la quale vige una ferrea impunità. Il governo deve fare il governo, senza abbassarsi a questi infimi livelli. Di fronte a questa misera realtà ci vuole una fiducia angelica per credere ad una magistratura capace di auto-riformarsi e scacciare le mele marce. Ma non è certo per colpa di questi apparati deviati che la sorte dell'Italia è segnata. Anzi, se non fosse per questi colpi di sole tra giudici e giornalisti, l'Italia sarebbe già da un pezzo in corsa per rinascere. Il danno maggiore è proprio questo: offuscare il dibattito sulle emergenze nazionali. E' un modo obliquo per distogliere il governo dai suoi compiti, per trascinarlo in una velenosa trappola. Poi gli anni passano, arrivano nuove elezioni e nel frattempo il paese è colato a picco - e con lui il capitano. Il bello, cioè il tragico, della magistratura è che queste toghe col vezzo politico possono rimanere in trincea ad oltranza. Non c'è crisi economica o emergenza sicurezza che possa interferire con i loro programmi. Ci sarà sempre un colpevole, ci sarà sempre uno scandalo da prima pagina. Il governo no. Il governo ha solo cinque anni, ed è poco in questa realtà. Tanto meno per un governo nato nel momento più fosco per il paese e con la missione di ridare qualcosa che la politica condivide con la fede: la speranza. Oggi questa sete di speranza, che anima gli italiani, rischia di seccare per colpa di una vendetta mascherata da tutela della legge. Ma solo in uno Stato illiberale la legge diventa qualcosa di assoluto che sovrasta le persone. E soltanto in un regime anti-democratico chi amministra la legge acquista un potere sacrale che non ammette limiti né critiche. Inutile suggerire di mettere il marchio di origine controllata a questo perverso sodalizio di potere anti-democratico e trasformarlo in un'attrattiva turistica mondiale. Sarebbe come andare in un regime dittatoriale per ammirare le bellezze di una democrazia in manette e di un popolo intercettato anche quando è nei suoi momenti più intimi. Scherzi a parte, la manovra a tenaglia degli anti-berlusconiani è come quella degli irriducibili combattenti giapponesi, asserragliati in una isola sperduta e convinti ancora di essere in guerra contro l'America. Sfruttare ogni cartuccia, non abbassare mai la guardia, battere sempre sulla propaganda. E' una logica di logoramento, che logora anzitutto i suoi stessi fautori. Infatti oggi gli italiani non ci stanno più a fare le barricate per i giudici. Il popolo ha già parlato, col voto, e contro il voto non vale nessuna sentenza di nessun tribunale.
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Ragionpolitica, periodico on line n.269 del 24/6/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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