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numero 280
6 marzo 2008
 
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La subpolitica

di Gabriele Cazzulini - 1 luglio 2008

Il sudore di Di Pietro in cima al trattore. L'eleganza di D'Alema che tiene a battesimo la sua nuova creatura politica. Il battibecco di Parisi contro Veltroni e Marini contro D'Alema. C'è qualcosa che hanno in comune queste fotografie: la subpolitica, surrogato estivo della politica classica. Vuol dire crisi, anarchia, cani sciolti, dissenso che scorre a fiume e aria di cambiamento. Non c'è il tradizionale armamentario del potere: partiti, istituzioni, sindacati, grandi associazioni, movimenti civili - chiuso per ferie. Da Di Pietro a D'Alema scorre un filo comune che è l'incapacità di pensare ed attuare una politica comune. Non si tratta più di voci fuori dal coro. E' il coro che non canta più. Traduzione: i partiti sono diventati muti. La selezione elettorale ha spedito la sinistra all'inferno. Niente potere e niente partiti. La subpolitica è il risultato di questa situazione di sbandamento. E' ancora politica, cioè lo sforzo di raccogliere consenso su temi d'interesse pubblico. Però è una politica impoverita nel suo linguaggio e nei suoi concetti, costretta a servirsi di mezzi di fortuna, senza una strategia a lungo periodo, senza una piattaforma di valori. Chi non ha ancora smaltito la disfatta continua ad aggrapparsi all'effetto post-elettorale, alla necessità di ri-organizzarsi, di ripensare e rivedere gli obiettivi, gli uomini, i piani. E' una scusa che non regge più.

Oggi il Pd è solo Veltroni e i suoi seguaci che restano aggrappati al capo come quando è persa ogni alternativa. Veltroni non controlla i suoi alleati e non controlla neppure il suo partito. Fuori c'è l'anarchia. Cioè la subpolitica. L'obiettivo è uno solo: fare piazza pulita e poi rifare tutto daccapo. Ecco perché «sub», perché il vero campo di battaglia è sotto alle sigle ufficiali, sotto alle rassicuranti dichiarazioni ufficiali, sotto alle attuali gerarchie. Quello che si vede in superficie è statico come un palazzo appare fermo un istante prima del suo crollo. E' solo l'insegna invisibile per indicare i lavori in corso. Di Pietro vuole avere gli stessi galloni di Veltroni mentre D'Alema lavora per recuperare la sinistra comunista e rifare l'antico centrosinistra. Poi gli altri, da Fassino ai cattocomunisti, dai lettiani ai coraggiosi rutelliani, dalle ultime schegge radicali fino agli ambientalisti. Piccole armate coi loro generali, le loro riviste, i loro accampamenti organizzativi. Stanno ai bordi, in attesa di nuovi sviluppi. A questi subpolitici non interessa fare l'opposizione in modo ragionato. E' anche colpa dell'asimmetria di Veltroni. Troppo morbido con le sue riottose correnti. Ma troppo duro contro Berlusconi per usare fino in fondo il rapporto privilegiato col governo e farne la sua fonte di legittimazione.

Così il Pd non sarà il perno di sinistra del bipartitismo. D'Alema ringrazia, e con lui Casini, Mastella, Bertinotti e tutti quelli che accendono ceri alla madonna della partitocrazia e al santo protettore del proporzionale. Il cinismo della sinistra non ha perso colpi. Se Veltroni avesse vinto, avrebbero vinto tutti. Se avesse perso, avrebbe perso soltanto lui. Come volevasi dimostrare. I grandi nemici di Veltroni hanno vissuto la sconfitta di aprile come una condanna senza appello del Pd e del suo segretario. In onore ad una logica retro-rivoluzionaria, è inutile perdere tempo a migliorare il Pd quando si può inventare una nuova formula. Ecco cos'è la subpolitica che si è impadronita della sinistra. Inizia come rastrellamento del dissenso contro Veltroni. Tutto in modo silenzioso, pulito, con toni garbati. Così si piazzano le cariche esplosive sotto alle poltrone e si prepara il botto. E' il colmo: la sinistra fa la rivoluzione contro se stessa. Ma l'obiettivo non è soltanto spedire Veltroni alla ghigliottina. E rifare tutto. Anche senza un modello. Per ora questo impulso distruttivo cammina con gli occhi rivolti all'indietro. In confronto alle piaghe di oggi le lotte intestine al tempo di Prodi e Bertinotti appaiono come volgari raffreddori. Alla crisi di oggi la subpolitica senza idee risponde riciclando i fallimenti del passato. Peggio di così.

! Gabriele Cazzulini
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