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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il mondo abbandona l'energia nucleare? Un'altra menzogna ambientalista

di Giovanni Calabresi - 1 luglio 2008

In questi giorni Ermete Realacci, esponente del Partito Democratico e già presidente di Legambiente, sta scrivendo un documento sul nucleare a quattro mani con Matteo Colaninno, new entry alla Camera dei Deputati tra le fila del Pd. Mentre i due scrivono - e possiamo ben immaginarci cosa - riprendiamo il discorso sulle menzogne ambientaliste relative al «nucleare». Ebbene, la sinistra continua imperterrita ad affermare che a livello internazionale si stanno prendendo le distanze dall'atomo. Invece, già nel 2007, secondo uno studio presentato a dicembre scorso dall'Associazione Italiana Nucleare, l'Onu (Aiea) e l'Ocse (Nea) hanno previsto una cospicua crescita della produzione elettrica da nucleare nel breve, medio e lungo termine, nonché il raddoppio della potenza nucleare istallata nel mondo da oggi al 2030. La franco/tedesca Areva, la statunitense General Electric e la giapponese Toshiba/Westinghouse stanno proponendo sul mercato internazione reattori di terza generazione avanzata, la cui sicurezza - si afferma in ambito scientifico all'Università la Sapienza di Roma - non sarà probabilmente mai superabile.

Non solo. Per quanto riguarda l'ulteriore evoluzione tecnologica sono da menzionare due nuove iniziative internazionali: la prima è la Gnep (Global Nuclear Energy Partnership), promossa dagli Usa già nel febbraio 2006 e che ha obiettivi di medio termine(10 anni). Essa ha come scopo quello di sviluppare nuovi impianti e metodiche gestionali che possano favorire lo sviluppo dell'energia nucleare a livello mondiale attraverso la realizzazione di reattori di piccole dimensioni e di ridurre - come afferma il documento Ain - «i rischi di proliferazione attraverso una gestione chiavi in mano del ciclo del combustibile». A tale programma hanno aderito, ad oggi, oltre agli Stati Uniti, altri sedici paesi. La seconda iniziativa è il Gif (Generation IV International Forum) ed è stata varata dal Dipartimento per l'Ambiente Usa (Doe - Department of Environment). Essa si pone obiettivi di lungo periodo (20 anni) ed ha come missione quella di sviluppare reattori di quarta generazione, i quali - è bene specificarlo - non saranno più sicuri di quelli di terza generazione avanzata, in quanto il livello massimo di sicurezza, come detto sopra, è già raggiunto con reattori quali, ad esempio, l'Epr francese e l'Ap-1000 giapponese. A questa iniziativa - tiene a specificare lo studio Ain - hanno già aderito, oltre agli Usa, altri 11 paesi, nonché l'Unione Europea con Euratom. Il costo del progetto è stimato intorno ai 6 miliardi di euro. Questo per ciò che attiene la realizzazione di progetti concreti; ma vi sono anche prese di posizione più marcatamente politiche a livello internazionale, che meritano un capitolo a parte e di cui daremo conto prossimamente.

A questo punto una domanda: Realacci e Colaninno le sanno queste cose? Chissà... Per noi l'importante è che le conoscano i cittadini, che dovranno essere informati passo dopo passo durante il percorso di ritorno italiano al nucleare.

Giovanni Calabresi

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