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6 marzo 2008
 
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Iraq. Prove di normalità

di Enrica Bucciarelli - 1 luglio 2008

La provincia di Anbar, vasta regione ad ovest di Baghdad, torna sotto il controllo delle forze irachene, nonostante la città di Garma, a 30 km a nord-ovest dalla capitale, sia stata teatro solo pochi giorni fa (26 giugno) di un attentato, rivendicato da un gruppo di militanti legati ad Al-Qaeda, che ha causato l'eccidio di due interpreti, tre marines statunitensi e di diversi iracheni. La zona di Anbar è la prima area sunnita ad essere stata ceduta alle forze irachene, le quali saranno chiamate ad amministrarne la sicurezza. La cessione della provincia, più che ad un paventato disimpegno dovuto allo sfiancamento conseguente agli attentati, è verosimilmente riconducibile ad un piano pensato - per così dire - a livello strategico. L'esercito statunitense, infatti, sembra essersi convertito ad un nuovo modo di pensare l'insorgenza e soprattutto a nuove strategie di combattimento.

Il «guru» della counterinsurgency non poteva essere che il generale David H. Petraeus, comandante delle forze Usa in Iraq. Egli, già dall'inizio del 2006, ha elaborato la sua concezione di contro-insorgenza in quattordici punti. Le linee principali della dottrina iniziale del generale sono state riprese, sviluppate e riorganizzate nella Multi-national Force-Iraq Commander's Counterinsurgency Guidance del 21 giugno 2008, una vera e propria guida contenente i principi per combattere l'insorgenza. La strategia di Petraeus, fondata sull'osservazione dei combattimenti, dei comportamenti e soprattutto delle lessons learned apprese dall'esperienza in Iraq, s'impernia su un approccio complessivo nel quale concorrono diverse dimensioni, da quella militare a quella politica, passando per quella socio-economica e quella dell'informazione, con il fine unico di combattere e sbaragliare l'insorgenza.

Il punto fondamentale che mostra con nitidezza la svolta strategica della «dottrina Petraeus» è: «Sconfiggere la rete, non solo attaccarla». Ai più classici strumenti di contro-insorgenza, come pattugliamenti, rastrellamenti, confische ed arresti - comunque insostituibili - viene affiancata una serie di disposizioni maggiormente volte alla conquista «dei cuori e delle menti», quali coinvolgere la popolazione, il governo centrale nonché le leadership locali alla ricostruzione della propria nazione, lasciare appena possibile le responsabilità di gestione della sicurezza in mani irachene, gestire le aspettative e combattere con le informazioni (letteralmente «Be first with the truth»). Si tratta di elementi volti a creare quell'effetto di acquiescenza, proprio del soft-power, e quella legittimazione che hanno come fine ultimo il creare una resistenza più moderata nei riguardi dei propri progetti attraverso la capacità di far percepire le proprie azioni come positive.

La «dottrina Petraeus» non tralascia neanche la dimensione economica, vista come sistema («Employ money as a weapon system») che mira all'utilizzazione dei fondi per portare avanti progetti compatibili e funzionali all'obiettivo primario. A tal proposito, segnaliamo la travagliata ed alquanto bipartisan approvazione, da parte del Congresso e Senato statunitensi, di uno dei più ingenti stanziamenti di fondi, il quale dovrebbe assicurare la copertura finanziaria delle operazioni militari (sia per l'Iraq che per l'Afghanistan) fino a luglio 2009.

In definitiva, la strategia di Petraeus, seppur cura non definitiva, si sta rivelando abbastanza efficace, a conferma di un importante passo in avanti compiuto dalla leadership militare-politica Usa verso la risoluzione della questione irachena. Per la prima volta, infatti, il generale americano sembra voler tradurre in pratica un'importante lezione appresa dalle forze armate Usa in oltre 5 anni di presenza - e di perdite - in territorio iracheno: l'approccio pragmatico e a volte borioso che li contraddistingue non sempre è quello vincente, soprattutto se il loro interlocutore ha una cultura sedimentata nei secoli. Finisce così la politica del «vae victis» e comincia una nuova era della dottrina militare statunitense?

Enrica Bucciarelli

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