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numero 280
6 marzo 2008
 
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Emergenza abitativa: allo studio del governo alcune iniziative

Si auspica pure la partecipazione di privati a fondi per l'edilizia sociale

di Francesco Zambon - 1 luglio 2008

L'impegno a migliorare le condizioni abitative degli italiani è indubbiamente tra le priorità del Governo e del ministero dell'Economia. Il decreto fiscale approdato alla Camere lo scorso mercoledì prevede l'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Questa strategia non si limita a detassare gli immobili residenziali, ma porta avanti l'idea di un grande piano per l'edilizia popolare: un tetto per tutti.

Il programma prevede un intervento drastico per recuperare tessuti urbani già esistenti ma degradati: demolizione e ricostruzione la formula di riconoscimento. Come procedere? A quali strumenti ricorrere? Sui giornali si è letto di una «legge obiettivo». E di una ripresa dell'ex «piano IACP». E, ancora, si è scritto di un fondo rotativo (un accantonamento) per finanziare l'edilizia popolare. Il programma dovrebbe contemplare una serie di interventi volti a restaurare immobili urbani degradati e a recuperare edifici già esistenti. Probabilmente verrà emanata anche una legge obbiettivo e ci sarà un recupero del piano «IACP». Altro strumento potrebbe essere un fondo rotativo per finanziarie l'edilizia popolare.

A tale proposito, Giuseppe Guzzetti presidente di Fondazione Cariplo e dell'ACRI, l'associazione delle fondazioni bancarie, parla di un impegno diretto negli ultimi anni da parte delle fondazioni nei confronti dei meno abbienti. E tra gli obbiettivi da realizzare nel prossimo futuro inserisce il c.d. social housing. Propone infatti di costituire fondi immobiliari compartecipati da pubblico e privato - fondazioni o enti analoghi- per lo sviluppo dell'edilizia sociale. Effettivamente il Governo ha la stessa buona di fondo: quella, cioé, di «fare» il meno possibile. «Lasciando fare» - è il laissez faire del liberalismo classico - ai privati. Il modo migliore di agire è quello di creare i presupposti legali perché siano i privati - in un quadro normativo chiaro ma essenziale - a muoversi e fare.

D'altronde l'impressione comune è di avere una coperta troppo corta che, comunque la si tiri, lascia sempre scoperti. Per realizzare gli interventi che il Governo ha in mente servono soldi. Tanti. Ma per reperire i fondi lo Stato si dovrebbe indebitare, e con i vincoli europei la cosa si fa estremamente onerosa. Ogni spesa, infatti, graverebbe sugli indicatori economici come deficit/pil o come l'indebitamento netto... monitorati continuamente dalla Ue. Senza contare che lo spread del Btp rispetto al Bund si fa sempre più cospicuo, e ciò è il segnale - nefasto - di un potenziale aggravio del servizio del debito pubblico. Del resto nella direzione dell'intervento dei privati sta già andando il «Fondo abitare sociale» - finanziato dalla stessa Fondazione Cariplo di Guzzetti, e amministrato dai salesiani della società di gestione del risparmio Polaris Investments. Abitare Sociale è una realtà ai nastri di partenza, e Il Sole 24 Ore del 10 giugno (inserto Finanza e Mercati, pag. 17) dà conto di altre iniziative simili pubblicandone un interessante elenco. Cosa fanno soggetti di questo tipo? Non semplice attività erogativa, ma «investimento etico», a fianco delle istituzioni pubbliche, promuovendo iniziative di interesse sociale. In generale possiamo osservare che il nostro è un sistema governato da una classe politica e amministrativa estranea a tutti i livelli o quasi - alla cultura del risultato. Una classe politica lontana, cioé, dagli obiettivi di efficacia ed efficienza nel raggiungimento degli obiettivi che pure la Costituzione prevede.

Il cambio di rotta che si trova a dover imprimere questo Governo non è dunque facile. Il problema principale non è solo la razionalizzazione delle risorse esistenti - l'approccio proattivo con cui hanno iniziato infatti non ci fa solo ben sperare, ma ci fa credere nel risultato. La questione è un'altra, ed è più drammatica: con le finanze pubbliche nelle condizioni attuali, i margini di manovra sono estremamente ridotti.

I settori in cui l'intervento privato è fondamentale sono numerosi: oltre alla ricerca, tutti i campi delle infrastrutture sono pagine bianche in cui potenzialmente possono instaurarsi iniziative congiunte tra Stato e privati (le PPP: «private-to-public partnerships»). Incoraggianti precedenti italiani tra l'altro non mancano: l'Autostrada del Sole è un esempio classico di un'iniziativa privata in cui lo Stato non ha fatto niente. O, meglio: ha lasciato fare.

Francesco Zambon

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