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Il giorno di San Vitodi Alexandra Javarone - 1 luglio 2008 I nazionalisti serbi del Kosovo hanno annunciato l'insediamento di un nuovo consiglio parlamentare a Mitrovica, l'enclave divisa a metà e ripartita secondo gli snaturati schemi etnici che accomunano l'ex Jugoslavia, colma d'intolleranza e oggi affetta da un diffuso sentimento d'abbandono, percezione naturale d'una terra senza Stato, teatro di interessi sommersi e di gravi scontri nazionalistici. I serbi, quasi a voler lanciare l'ennesima sfida alle autorità del nuovo Stato a maggioranza albanese, hanno optato per la costituzione di un organismo distinto e sottratto al controllo di Pristina, capace di «operare in rappresentanza della minoranza serba raccordandosi con le autorità di Belgrado». La nuova assemblea serbo-kosovara sarà composta dai delegati eletti durante le ultime consultazioni elettorali, tenutesi nelle enclave del Kosovo settentrionale. L'Assemblea del popolo serbo del Kosovo e Metohija, come annunciato da Slobodan Samardzic, ha visto la luce il 28 giugno, una data simbolica e ricorrente nell'intera storia di sangue e disgrazie dei Balcani: il giorno di San Vito, controverso anniversario della battaglia di Kosovo Polje, quando il principe Lazar venne annientato assieme ai suoi uomini sulla piana dei merli (Kos-merlo) dai turco-ottomani. Il 28 giugno 1389 (Vidovdan) è tema dei grandi poemi dell'epica serba cui hanno fatto seguito, fatalità del destino, anche le tragedie balcaniche ed europee. 28 giugno 1914: assassinio di Francesco Ferdinando; 28 giugno 1919: Trattato di Versailles; 28 giugno 1989: durante il 600° anniversario dalla battaglia di Kosovo Polje Milosevic tiene il discorso di esaltazione della nazione serba. Il giorno di San Vito, divenuto il topos della definizione identitaria serba, ritrae e raffigura il nazionalismo più crudo - un'intollerabile piaga che soverchia le ingenue ambizioni europee. Vidovdan, a dispetto delle forzate tensioni europeiste, riecheggia nelle menti e nelle coscienze alla stregua di un pericoloso ideale ultranazionalistico, epurato dal mito religioso, scientemente sottratto alla memoria collettiva al solo scopo di dare maggior spazio alla strumentalizzazione e alla retorica. Stando all'interpretazione degli alti vertici delle Nazioni Unite, la nascita del nuovo parlamento di Mitrovica «non può rappresentare alcun genere di sfida, si tratta di un atto privo di conseguenze materiali». Tuttavia, dopo l'ultima missiva recapitata dal segretario generale dell'Onu (tendente, in sostanza, a legittimare l'effettiva divisione del territorio, garantendo poteri di autogoverno nelle zone a maggioranza serba), buona parte della critica non pare essere dello stesso avviso, persuasa piuttosto che «ogni provocazione serba potrebbe rappresentare una potenziale minaccia alla stabilità perché capace di intaccare il sogno di onnipotenza degli albanesi kosovari». Ebbene, la proclamazione dell'assemblea rappresenta la replica tangibile di Belgrado ad una soluzione imposta: la dichiarazione d'indipendenza kosovara del 17 febbraio. A seguito della costituzione di questa ulteriore entità politica, i diritti della popolazione kosovara saranno nuovamente allocati secondo i rigidi schemi etnici di un informe organismo tripartito e formato dall'entità serba, da quella albanese e, qualora fosse necessario, dall'ente «supervisore» internazionale. L'Europa dovrebbe vigilare sulla situazione della popolazione serba, incapace di fare giusta sintesi fra orgoglio patriottico e ratio politica. Dal canto suo, la popolazione serba dovrebbe propendere verso un approccio più razionale, rinunciando alla conveniente retorica nazionalistica, perché il Kosovo, che pure è «il cuore della Serbia», è forse ancor di più il cuore della crisi economica, sociale ed identitaria di un paese vittima sacrificale del disinteresse internazionale, terra di conquista demografica, ma dove l'alta fedeltà al mito kosovaro o la serbietà «non diverranno mai il pane, la scuola o lo Stato» (Isidora Sekulic). Alexandra Javarone |
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Ragionpolitica, periodico on line n.270 del 1/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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