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6 marzo 2008
 
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Emergenza giustizia

di Aurora Franceschelli - 3 luglio 2008

Sembra che, da parte di taluna Magistratura, si stia preparando un assedio: ad essere sotto scacco, in questo momento, non è solo ed esclusivamente Berlusconi, ma anche e soprattutto un Paese che, grazie al sistema democratico rappresentativo fondato sulla delega, ha affidato le chiavi della ripresa economica, politica e sociale dell'Italia proprio al leader del Popolo della Libertà.

Porre il leader della maggioranza che governa il Paese sotto assedio significa attaccare anche il cuore della democrazia, il popolo sovrano; un popolo che ha visto più volte, a partire dal 1994, Berlusconi essere oggetto di inchieste giudiziarie durante le quali, alla fine, il premier è sempre stato assolto. In un contesto in cui il Pd pare affogare dentro le sue contraddizioni e correnti interne, l'opposizione, che dovrebbe essere esercitata dentro le Aule del Parlamento con un ruolo costruttivo, assume i connotati dell'offensiva giustizialista scatenata da una parte della Magistratura, che a sua volta fa da sponda all'antagonismo dell'Idv di Di Pietro.

E' ormai da parecchi anni che l'Italia pare non riesca ad uscire da una malattia pericolosa, lo scontro tra poteri istituzionali, che rischia di minare le basi della nostra democrazia, portandola alla deriva. Martedì il Capo dello Stato ha avuto il grande merito e l'equilibrio, che compete alla sua figura istituzionale, di scongiurare la tempesta. Il presidente della Repubblica ha richiamato il Csm, che aveva espresso pareri di costituzionalità sugli emendamenti relativi alla «blocca-processi», a non sconfinare dalle proprie funzioni. La presa di posizione di Napolitano, che ha inviato una lettera al vicepresidente del Csm Nicola Mancino, rappresenta un gesto di alto spessore istituzionale, volto a marcare i confini netti che esistono tra i diversi poteri dello Stato di diritto, i quali non devono assolutamente andare a «prevaricare funzioni di altri organi». Il presidente della Repubblica ha inoltre autorizzato la presentazione alle Camere del disegno di legge in materia di sospensione dei processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato, il cosiddetto Lodo Alfano.

Come ha sottolineato Berlusconi «sul tema giustizia siamo in una situazione di vera emergenza». L'accanimento terapeutico di alcune toghe contro il Premier, infatti, è ormai evidente a tutti. Da quando Berlusconi è tornato presidente del Consiglio, infatti, l'offensiva giudiziaria ha scaldato i motori: dal caso Mills al tempismo degli avvisi di garanzia per la discarica di Chiaiano, alla battaglia contro il Lodo Schifani e contro la «blocca processi». Ed ora, come un fulmine in un cielo già tempestoso, si scatena anche la furia di ulteriuori intercettazioni che dovrebbero essere pubblicate a breve dagli organi di informazione: si tratta della pubblicazione di nuove telefonate relative ad una vecchia inchiesta sui rapporti tra Rai fiction, di cui era direttore Agostino Saccà, accusato di corruzione, e la società di produzione. L'iniziativa, ovviamente, punta diritta contro Berlusconi, oggetto delle intercettazioni nell'ambito di tale inchiesta: si parla di telefonate private che non sarebbero utili ai fini dell'inchiesta, ma funzionali ad un'operazione mediatica volta a distruggere, attraverso presunte notizie di tipo scandalistico, l'immagine del premier.

Per questo motivo Berlusconi ha ragione a giocare d'anticipo, anche perchè, come ha sottolineato il Premier: «Un Paese non può permettersi ciò che sta accadendo, e cioè che i cittadini si vedano sottratto il loro diritto alla privacy con interventi violenti che possono portare danni irreparabili alla loro immagine». Obiettivo dichiarato del Governo è quello di trovare un giusto equilibrio tra il ricorso allo strumento intercettativo per le indagini e la necessità di tutelare la privacy dei privati cittadini, in particolar modo di quelli che si vedono coinvolti dalle intercettazioni pur essendo estranei ai procedimenti penali.

Ecco perché, in una situazione nella quale l'eccessivo protagonismo di alcune toghe rischia di destabilizzare il nostro tessuto istituzionale, sociale, oltre che l'azione di governo, il Premier ha ragione a voler dare una risposta politica. E' da qui, dal presupposto di necessità e di urgenza che pone tale situazione, che nasce l'idea di Berlusconi di trasformare il provvedimento legislativo sulle intercettazioni in un decreto legge che, anche se la calendarizzazione dei lavori parlamentari non consentisse la sua trasformazione in legge entro 60 giorni, sarebbe comunque reiterabile ed immediatamente operativo. Il rischio, altrimenti, è quello, paventato anche dall'ex presidente della Repubblica Cossiga, che «si stia preparando il "governo" dei giudici, anzi peggio: dei pubblici ministeri». E' giunto il momento, insomma, che le forze democratiche, espressione del popolo sovrano, difendano il legittimo governo della Repubblica dai rischi di derive giustizialiste che, ora, sarebbero deleterie per un Paese che ha estremamente bisogno di essere governato.

! Aurora Franceschelli
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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