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Clima torrido attorno alla Raidi Andrea Camaiora - 3 luglio 2008 Le vicende legate alla tv di Stato si sono complicate oltre le previsioni più nere. Sarà per la difficoltà della politica ad assumere decisioni, sarà che Di Pietro ha imbracciato il fucile oltre l'immaginabile, sta di fatto che la road map inizialmente progettata è stata completamente stravolta. Il disegno iniziale prevedeva l'elezione del presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai e subito dopo, ma nell'ambito di un accordo complessivo tra maggioranza e opposizione, l'elezione da parte della Vigilanza stessa del nuovo CdA. L'ottimismo di giungere ad un accordo con l'opposizione dialogante della primissima fase aveva persino portato a ragionare sul nome del nuovo direttore generale e, in particolare, sull'amministratore delegato di Fastweb Stefano Parisi, stimatissimo a destra come a sinistra. Contemporaneamente la maggioranza metteva altra carne al fuoco. Sul tavolo del centrodestra avanzava insistentemente l'ipotesi dell'abolizione della seconda tassa più odiata dagli italiani dopo l'Ici: il canone Rai. Al lavoro su questo sarebbero da alcune settimane il leghista Caprini e l'aennino Butti. Nel centrodestra si pensa di iniziare riducendo (e poi abolendo) il canone alle fasce più deboli e successivamente di estendere il provvedimento a tutti gli abbonati. Ma il vero nodo è come tenere in piedi l'azienda di viale Mazzini, da molto tempo non più concorrenziale sul mercato delle televisioni. A rompere le uova nel paniere dei buoni propositi ci si è però messo il giustizialista professionista, l'onorevole Di Pietro, che ha prima progressivamente alzato il livello di scontro con la maggioranza e poi, circa le recenti intercettazioni telefoniche riguardanti Berlusconi e Saccà, ha attaccato con clamorosa violenza e volgarità il presidente del Consiglio riuscendo pienamente nell'intento di far saltare il dialogo tra Pdl e Pd. Così l'elezione del già poco gradito dipietrista Leoluca Orlando alla presidenza della Commissione di Vigilanza è saltata e difficilmente questa commissione sarà costituita prima di settembre. Anche perché va registrato come purtroppo, al di là degli annunci pre e post campagna elettorale, Walter Veltroni abbia scelto di proseguire nel percorso scellerato, massimalista e giustizialista che ha ridotto la sinistra, alle elezioni politiche di aprile, ai minimi storici. Al di là dell'ottimismo eccessivo con il quale diversi esponenti del centrodestra hanno approcciato il percorso ad ostacoli Vigilanza-CdA Rai, non c'è dubbio che una visione realistica dello stato di crisi del servizio pubblico radiotelevisivo avrebbe dovuto indurre la sinistra a maggiore ragionevolezza e responsabilità. Il clima politico incandescente venutosi a creare, infatti, non ha nulla a che vedere con il solleone e l'afa che caratterizzano da qualche tempo le giornate romane. È sempre più chiaro e lampante come una parte dell'opposizione (Di Pietro), guardando ai propri interessi di bottega piuttosto che a quelli dell'Italia, alimenti scontri e polemiche dannose per il paese ma utili a racimolare qualche voto in più (in realtà i sondaggi certificherebbero un incremento significativo di consensi per l'Idv); per contro un'altra parte dell'opposizione (il Pd), al centro di una profonda crisi di identità e di consensi, è finita a inseguire l'estremismo becero dei toni e dei contenuti dell'ex magistrato di Mani Pulite. La democrazia però è fatta di maggioranza e di opposizione. La maggioranza c'è: lo ha dimostrato ampiamente in questi mesi di governo. Se un'opposizione responsabile e credibile esiste, è ora che si faccia sentire. Per il bene dell'Italia. Andrea Camaiora |
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Ragionpolitica, periodico on line n.270 del 1/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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