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Robin Hood contro le agevolazioni alle Coopdi Letizia Zingoni - 3 luglio 2008 La Robin Hood tax non è solo una trovata pubblicitaria evocativa di un libro, di un film e - perché no - di un cartone animato della Walt Disney. Sembra quasi che questa manovra economica sia divenuta comprensibile a tutti, perché le leggi finanziarie e la politica economica sono per tutti e non solo per tecnici del settore. «Prendere ai ricchi per dare ai poveri». Si studiano le formule per arrivare direttamente a chi è stato più colpito dal caro-prezzi e dal caro-petrolio. La logica pare ad un tratto semplice: dare fiato alle piccole partite Iva, premendo di più sui ricchi. Così Tremonti, con la sua «manovrona» triennale, va all'attacco di banche, petrolieri, alti dirigenti, nonché cooperative. Anche la Commissione Europea, per inciso, vuole chiarimenti sulle agevolazioni fiscali in essere nei confronti di queste ultime. Chi ha letto Falce e Carrello di Bernardo Caprotti non ha fatto altro che vedere nero su bianco, con dati ed episodi veri, quello che tutti sanno, che «tutti bisbigliano dentro e fuori dai circoli di ogni paese. Si prende la tessera e si trova un posto di lavoro; si diventa funzionari di partito e quindi amministratori coop, poi all'improvviso sindaci. Appoggi, scambi e non meritocrazia, a questo ci avevano abituato e lo Stato legittimava con politiche di favore». Anche la Ue chiede spiegazioni, dicevamo. Non ha ancora avviato una procedura di infrazione, e per ora chiede solo chiarimenti in merito alle agevolazioni fiscali delle cooperative. Teme favoritismi a loro vantaggio a scapito di altri soggetti che operano in altre modalità. Ha capito che spesso sono grandi imprese travestite da nanerottoli. Oggi aziende come Coop Adriatica pagano le tasse solo su circa il 30% degli utili con la scusa che il resto è vincolato al reinvestimento. Se ci pensiamo bene, al di là delle belle parole, è inimmaginabile per un imprenditore prelevare interamente gli utili conseguiti tutti gli anni, seguirebbe una logica speculativa di brevissimo periodo. E' populismo, tutto ciò? Per me, il discorso non fa una grinza. Spesso nelle realtà private ci si trova a fare sacrifici personali perché l'impresa crea valore non solo per il portafoglio dell'imprenditore, ma per tutti i soggetti che con essa intrattengono rapporti, dipendenti, fornitori e l'intera comunità. Qualche cifra per illuminare la vastità del fenomeno: le Coop a mutualità prevalente sono oggi esenti al 70% e le altre al 30%, quota massima le agricole, 80%. Nella manovra Tremonti colpisce proprio queste enormi anomalie, a partire dalle ritenute sui prestiti sociali. Così, con regole più uniformi e più trasparenti calerà la maschera delle grandi cooperative e si vedranno le grandi imprese: allora gli attori cominceranno a giocare ad armi pari. Letizia Zingoni |
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Ragionpolitica, periodico on line n.270 del 1/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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