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numero 280
6 marzo 2008
 
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Ultime mosse di Musharraf?

di Diletta Guaragna - 3 luglio 2008

Nuovo innalzamento del livello di allerta in Pakistan. Gruppi ribelli di etnia taliban, guidati da Mehsud ed operanti nelle regioni del nord-ovest del Paese, al confine con l'Afghanistan, hanno fatto pervenire al governo nei giorni scorsi una nuova minaccia di rappresaglia. Tutto questo avviene mentre prosegue la campagna militare delle forze governative rivolta contro le roccaforti dei talebani nei pressi della città di Peshawar.

La notizia di possibili operazioni da parte delle forze governative era trapelata già alcuni giorni prima dell'attacco, quando mezzi di trasporto carichi di taliban armati erano stati avvistati nei pressi della città luogo degli scontri, ultimo grande centro urbano prima del confine afghano e a sole due ore di macchina dalla capitale pachistana, Islamabad. Le operazioni militari di questi giorni si inseriscono in una più ampia strategia che contemplerebbe anche attacchi missilistici intensivi contro le basi ove si nascondono i ribelli.

Con le nuove iniziative il governo sembra, quindi, prendere decisamente le distanze dalla politica di mediazione e dialogo adottata nei confronti delle regioni e dei gruppi tribali, che aveva in pratica portato alla istituzione di fatto della sharia, la legge islamica, nelle regioni del Waziristan e del nord-ovest del Paese. Grazie inoltre all'atteggiamento conciliante delle autorità centrali, i taliban erano riusciti a estendere la loro influenza sino alle porte della città di Peshawar appunto, quando il potere centrale ha deciso di intervenire temendo il dilagare della «talebanizzazione» sino alla capitale.

L'intensificazione degli scontri non sembra peraltro destinata a placarsi in breve tempo. Quella che si sta combattendo nelle regioni tribali è, anche a detta degli analisti, una vera e propria guerra civile. Solo Islamabad sembra, o più probabilmente trova assai più conveniente, non accorgersene. Nel frattempo gli scontri proseguono e al crescere del numero dei civili che perdono la vita negli attacchi, cresce anche il sostegno conferito dalla popolazione civile a Baitullah Mehsud, guida dei ribelli e ideatore del jihad difensivo, tutto interno al Pakistan e rivolto principalmente contro la persona e l'operato di Musharraf.

Il Pakistan si presenta oggi nell'arena internazionale come un Paese in crisi, di cui non si riesce ancora a vedere una possibile soluzione. Con un presidente ai minimi storici di popolarità, osteggiato dalla maggior parte dei settori della società civile, fortemente criticato per la politica di alleanza agli Stati Uniti d'America nella «guerra al terrore», guidato da un governo di coalizione debole, in cui i leader dei due partiti di maggioranza muovono da posizioni divergenti, alle prese con una situazione socio-economica disastrosa con la popolazione che si trova a fronteggiare la mancanza di farina ed elettricità, «la terra dei puri» non appare in possesso di mezzi convincenti utili ad uscire dall'impasse politico attuale in breve tempo. Nonostante Musharraf abbia smentito la notizia che lo dava come dimissionario a breve, le voci circa la probabile esistenza di un canale prefenziale di colloquio tra gli Stati Uniti e il capo di Stato Maggiore dell'Esercito pachistano Kayani si fanno sempre più insistenti. Che si stia preparando un cambio di vertice?

Diletta Guaragna

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