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numero 280
6 marzo 2008
 
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La paura e l'irrazionalità

di Gabriele Cazzulini - 3 luglio 2008

Il solleone miete nuove vittime. L'èlite del potere giudiziario ha coniato un nuovo vizio per cassare una legge: l'irrazionalità. Il decreto che il governo si prepara a sottoporre all'approvazione del presidente della Repubblica non piace proprio alle toghe. Allora bisogna stimolare la fantasia per inventarsi nuove armi - l'irrazionalità diventa un sinonimo di incostituzionalità mascherata da opinione. Volere ma non potere.

Nell'anno in cui la Costituzione compie sessant'anni, il Csm prova a fare lo scatto di carriera e passare da organo per la tutela della magistratura ad istituzione politica in concorrenza con il parlamento. L'irrazionalità è assolutamente fondata. Però non sta nel decreto. Sta nel comportamento del Csm. Non importa che sia l'auto-governo (parola tremenda per una democrazia) dei giudici. L'allarme è che un corpo dello Stato ritenga legittimo ostacolare un provvedimento del governo, scatenando una guerra tra poteri dello Stato dove la prima vittima, innocente, è la democrazia. Questo allarme ha suonato così forte da far vibrare persino i timpani di un Giorgio Napolitano tutt'altro che incline a fare l'avvocato difensore di Berlusconi. Eppure è questa la realtà dei fatti.

E' sorprendente che un pilastro storico del comunismo più resistente abbia manifestato così apertamente le sue distanze dai giudici. Niente di roboante: solo una lettura meno «politica» della Costituzione dopo decenni di storpiature. Col senno di poi, l'elezione di Napolitano non è stata così dannosa. Sicuramente il capo dello Stato ha acquisito un rilievo tale da assumere il ruolo di ago della bilancia. In mezzo alle diatribe sulla giustizia sta crescendo l'autorità del presidente della Repubblica come potere al di sopra degli altri. Purtroppo questo rafforzamento del Colle mostra il suo solito neo, cioè la carenza di una legittimazione democratica. Ma questa è la premessa per un conflitto futuro. Oggi l'invenzione dell'irrazionalità, con cui cassare il decreto sulla sospensione dei procedimenti giudiziari a carico delle più alte autorità dello stato, è la voce della paura.

Se il governo riesce a far approvare il suo decreto, la vera bordata non è sui discussi procedimenti in atto. E' contro la presunzione di assoluta autonomia della magistratura. Il dibattito politico si è infuocato sulle trame di potere dei giudici per scardinare il governo. La verità assodata è ancora peggiore: l'esistenza stessa della possibilità di rimuovere un governo mediante la sentenza di un tribunale è un potenziale attentato alla democrazia. La paura del Csm di finire castrato è ormai evidente. I tentativi di purgare le iniziative del governo sono falliti per l'opposizione di Napolitano. Era questa la strategia «pulita» per sabotare il governo con mezzi istituzionali, facendo perno proprio sul supremo organo della magistratura e una certa tolleranza del capo dello Stato nei confronti di un'esuberanza eccessiva. Adesso non resta altro che affilare la lama del processo. La paura è un ottimo movente per commettere delitti.

! Gabriele Cazzulini
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