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La sovranità del parlamento

di Gianni Baget Bozzo - 3 luglio 2008

Barbara Spinelli afferma che la legittimità non fonda la legalità. Ma in realtà la democrazia si fonda proprio sul principio che il consenso del popolo sia legittimante e quindi influisca sul concreto esercizio della legalità, anche di quella dei giudici. Se essi sono un organo indipendente, come dice la Costituzione, sono sempre potere dello Stato e quindi chiamati a rispettare l'impulso politico dato dal voto democratico. E una larga maggioranza o una forte minoranza, in tutte le elezioni dal '94 in poi, ha scelto Silvio Berlusconi come leader eletto alla presidenza del Consiglio. E con ciò ha affermato di ritenere presente un clima persecutorio nei suoi confronti da parte della magistratura milanese. E' un caso da manuale. In tutti i parlamenti vi è l'immunità del deputato, che lo protegge dall'essere deferito in giudizio senza il consenso dei suoi pari. E' un principio che risale al diritto feudale e che ha formato il parlamento inglese. Il parlamento del '93 rinunciò all'immunità, accettò che il parlamentare fosse passibile di ogni sospetto e che stesse al giudice penale giudicarne la condizione e l'azione politica. Quel gesto fu fatale per la democrazia italiana perché tolse al parlamento la condizione di organo sovrano e lo rese, in ogni suo membro, sottoposto all'azione del giudice.

Votando Berlusconi più volte, il corpo elettorale ha mostrato di sostenere il principio dell'immunità parlamentare praticandolo come diritto elettorale e non come diritto parlamentare. Ha cioè sconfessato l'azione dei giudici che hanno continuato a incriminare il leader vincitore delle elezioni. Vi è quindi il paradosso per cui l'azione dei giudici è giudicata illegittima dalla maggioranza del popolo mentre resta pienamente legale. Vi è quindi una frattura tra legittimità e legalità che tocca il cuore della democrazia, il rapporto tra il popolo e lo Stato. In queste condizioni il governo che ha vinto le elezioni deve difendere il suo diritto a governare: per questo sono nati gli emendamenti al decreto sulla sicurezza che rinviano di un anno i processi per reati minori commessi prima del giugno 2002; per questo è nato il disegno di legge sull'immunità delle quattro cariche principali dello Stato.

Se non fosse stata soppressa l'immunità parlamentare, il presidio della democrazia, questi provvedimenti non sarebbero necessari: sono provvedimenti di emergenza in una situazione di emergenza. Così siamo spinti a tornare alle origini della crisi della democrazia italiana nel '93-'94, quando Di Pietro, con la carcerazione preventiva, fece crollare i democristiani e i socialisti e liquidò i loro partiti. Se Berlusconi è votato non è perché riceva un consenso solo legato alle condizioni del momento. Dietro a Berlusconi vi è la memoria della democrazia italiana non comunista che governò l'Italia durante la guerra fredda e venne paradossalmente distrutta quando essa aveva storicamente vinto la sua battaglia contro il comunismo. Il paradosso dei paradossi fu che solo il Partito Comunista veniva lasciato dalla magistratura fuori del processo alla corruzione. Vi fu quindi un golpe di Stato bianco, mai prodottosi prima in nessun paese e che nessuno si aspettava. Esso ha lasciato una ferita e una memoria che è quella che oggi legittima Berlusconi. La maggioranza si trova quindi di fronte a uno stato di necessità: essa deve compiere da sola quell'atto a cui il Partito Democratico sembra negarsi, ricattato dalla linea veramente populista e reazionaria di Di Pietro. Non a caso egli si fa fotografare come Mussolini redivivo che trebbia il grano, ma senza aver bonificato le paludi pontine. Di Pietro impersona l'antidemocrazia, il concetto, proprio del fascismo in ogni tempo, che la democrazia è corrotta - è la «demoplutocrazia», come diceva Mussolini.

Naturalmente questo lascia aperto il problema se fosse giusto che i comunisti accettassero così felicemente la fine dei socialisti e dei democristiani. Quindi il giudizio sui provvedimenti del governo e sulla situazione processuale di Berlusconi coinvolge il giudizio sul comportamento dei comunisti nel '93-94. Essi hanno sottoposto alla legalità dei giudici la legittimità della democrazia. E la decadenza dell'Italia come nazione comincia dalla sua crisi come democrazia nel ‘94.

! Gianni Baget Bozzo

Questo articolo è stato pubblicato su Il Secolo XIX del 1 luglio 2008

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