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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il futuro dell'Istruzione

di Francesco Pasquali - 5 luglio 2008

Anche per quanto riguarda la ricerca, il ministro Gelmini ha posto come obiettivo principale il ritorno del mercato, inteso non come un semplice parametro di circolazione monetaria, ma come confronto di competenze. Aver dichiarato di voler premiare soltanto i progetti realmente innovativi per la comunità rappresenta una importante cesura con il passato: per troppo tempo, infatti, la premialità dei progetti di ricerca è stata demandata soltanto a logiche di appartenenza, sia lobbistica che parentale. Anche l'università, dunque, è stata ammorbata dalla malattia che attanaglia molti settori della vita pubblica italiana: la logica anti meritocratica che causa un grande dispendio di risorse, sia intellettuali che economiche. Il risultato è che le conventicole prevalgono sulle eccellenze, con effetti regressivi per la comunità; un governo che voglia essere realmente riformista si sta prendendo la responsabilità di superare un malcostume che ormai è connaturato alla nostra società.

L'apertura che il ministro Gelmini ha avanzato ai giovani ricercatori, manifestando l'intenzione di avvalersi della collaborazione dei migliori fra di loro, è un passo avanti. E' un messaggio nuovo, che non esitiamo a definire «di servizio». Finora, infatti, qualsiasi contesto pubblico di alto livello è stato concepito, nella morale comune, come un circolo chiuso, lontano e inaccessibile. D'ora in poi invece i migliori, i più bravi, potranno avere l'occasione di partecipare alla crescita del proprio Paese. E' un'idea antica, quanto fondamentale ed efficiente, di Stato come comunità: ognuno aiuta il contesto collettivo a crescere facendo leva sulle proprie abilità e capacità. Quello che finora non c'è stato. Proprio l'università è stata l' esempio più chiaro della distorta idea di Stato che si è creata nel nostro Paese nel corso degli anni, il quale ha determinato il ribaltamento della funzione del servizio; il servizio dovrebbe garantire un miglioramento, per quanto minimo, della qualità della vita del cittadino, aiutandolo a tutelarne i diritti basilari. Ma quando il complesso di servizi è subordinato all'eccessivo espletamento di procedure, allora si trascende nella burocrazia, che è l'appesantimento dello Stato fino alla sua negazione.

L'università, finora, è stata questo, dallo status di matricola a quello di neo laureato, e l'effetto è sempre consistito in un cammino formativo allungato da mille ostacoli di natura extra accademica: cattedre perennemente vuote, irreperibilità cronaca del docente, lezioni affidate ai collaboratori con l'effetto di una discrasia tra quanto spiegato durante il semestre e quanto chiesto all'esame. Per non parlare, poi, del complesso sistema delle tasse universitarie, in rapporto soprattutto a chi ha la sfortuna di finire fuori corso: la struttura delle famose «rate», in molti Atenei, sembra più architettata per lucrare sullo studente che per corrispondere una giusta somma all'insegnamento erogato. E, riallacciandoci al discorso iniziale...qual è la sorte di chi sogna di essere, nel giro di qualche tempo, dietro una cattedra? Troppo spesso deve insinuarsi in un sistema di lobby culturale, dove si deve aderire senza indugio ad una determinata politica nel «fare università». Dove certa ricerca trova spazio e un'altra ricerca non lo trova, non necessariamente, anzi, quasi mai, per il valore dei progetti. Per questo, ad ora, appare realistico pensare che reintrodurre il merito nell'università sia veramente un traguardo difficile. Perché occorre abbattere una corazza ispessitasi nel corso dei decenni. Perciò, per ottenere una riforma di sistema, non possiamo sperare che sia il governo, da solo, a dover agire. Sarebbe ridicolo: la politica in questo compito ha il ruolo fondamentale, quello di preparare il terreno e a disporre le normative adeguate; ma una funzione altrettanto importante la riveste chi vive realmente l'università, cioè gli studenti, con le loro associazioni, le loro rappresentanze, i movimenti giovanili di cui fanno parte. E' molto importante, ora, che tutti abbiano il coraggio di avanzare proposte ed iniziative, per abbattere quel sistema che per molti anni ha dato loro l'illusione di avvantaggiarli e dar loro un futuro, quando in realtà li ha sempre penalizzati.

! Francesco Pasquali
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