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Italia/Giappone: 2 Paesi, 2 velocitàdi Andrea Camaiora - 5 luglio 2008 Italia e Giappone. Due paesi membri del G8, legati storicamente e simili sul piano demografico (i giapponesi sono più del doppio di noi italiani ma, come noi, detengono il primato della longevità). Per molti i nostri rapporti col Paese del Sol Levante passano per i sempre più numerosi ristoranti di cucina nipponica che si possono trovare lungo la Penisola e nell'immaginario collettivo il giapponese è ancora quel turista intento a fotografare tutto ciò che vede o incontra in visita nelle nostre città d'arte. Con buona pace dei distratti, però, anche in questo caso il mondo è cambiato. Italia e Giappone sono sì paesi simili, sono paesi amici ma viaggiano da tempo a velocità assai diverse. Prendiamo in proposito la navigazione in internet e il trasporto ferroviario. Il Belpaese è all'ultimo posto in Europa quanto a percentuale della popolazione collegata online: 32% contro il 44% della Francia, il 58% della Germania, il 62% della Gran Bretagna, il 78% della Danimarca e l'oltre 60% del Giappone. Del resto, la fame di internet nel mondo c'è eccome: come ha raccontato Steve Lohr sul New York Times, la richiesta di accesso alla Rete da parte degli utenti della banda larga potrebbe superare l'offerta già nel 2011. A partire da quest'anno comunque, la domanda mondiale degli internauti è previsto che cresca di circa il 100% l'anno. Così il problema che inizia a porsi è quello del collasso del World Wide Web. Per questo dagli Stati Uniti all'Asia, in particolare proprio i nostri amici giapponesi, iniziano a rafforzare le strategie di investimento per ampliare i network ad alta e ad altissima velocità. L'Italia negli ultimi due anni è rimasta al palo, anche su questo. La diffusione della banda larga è ancora scarsa. La copertura nazionale oscilla teoricamente tra il 70 e l'80% (contro, per restare nel Vecchio continente, il 90% della Spagna, il 99,5% della Germania e il 99,8% della Gran Bretagna). La copertura locale italiana, poi, è spaventosamente disomogenea: se nelle città con oltre 100 mila abitanti la diffusione dell'Adsl è pari ad un già scarso 64%, nei centri con meno di diecimila persone si riduce al 15%! Dalla copertura massima dell'Emilia Romagna (71,8%) a quella minima del Molise (8%). Se il programma del PdL non elude il problema, facendo esplicito riferimento al tema della «diffusione universale della banda larga», va anche ricordato come molti passi avanti fossero stati fatti già con il precedente governo Berlusconi (2001- 2006). Nel 2004, infatti, uno studio elaborato dall'Osservatorio diretto da Francois de Brebant mostrava che 9,8 milioni di italiani erano totalmente esclusi dall'accesso internet a banda larga ed erano quindi tecnologicamente handicappati. Tre anni dopo, invece, l'immagine è cambiata radicalmente, riducendo il disagio dai quasi dieci milioni del 2004 ai 3,4 del 2007. Ciò nonostante il confronto col Giappone resta impietoso: nella sua ultima fase il governo, allora presieduto da Junichiro Koizumi, lanciò l'obiettivo della Ubiquitous Society, oggi in stato di avanzata realizzazione da parte della monopolista del settore, la Nippon Telephone and Telegraph. Il progetto, sostenuto da un investimento di ben 31 miliardi di euro impiegati tra il 2005 e il 2010, ha l'ambizione di rendere davvero possibile l'ubiquità quando i suoi 128 milioni di cittadini, continuando a pagare una tariffa base di circa 15 euro, potranno collegarsi ad internet in qualsiasi luogo del Paese a qualsiasi ora, passando dalla rete fissa a quella mobile e viceversa. Il progetto si chiama u-Japan e ha uno slogan assai esplicito: anytime anywhere, by anything and anyone. Per un paese assai longevo come questo significherà migliorare la vita e la produttività al tempo stesso. Sembrerebbe superfluo aggiungere, infatti, che i giapponesi si attendono da questa profonda innovazione tecnologica un incremento del Pil pari a 734 miliardi di euro. Anche se ciò non avvenisse in queste dimensioni si tratterebbe comunque della più grande opera di modernizzazione al mondo in questo campo. Se poi dalla navigazione internet si passa ai trasporti, ad esempio a quello ferroviario, il quadro è ancora più desolante. Già più volte Ragionpolitica ha fatto il punto sulle enormi arretratezze dei nostri treni, sulle loro inadeguatezze, sulla scarsa pulizia e, soprattutto, sui tempi di percorrenza biblici. Perché è questo il punto. L'Italia «gira» tutta ad una velocità molto, molto bassa. Basta pensare al confronto tra i nostri «pendolini» e lo Shinkansen, il leggendario treno proiettile, celebre per l'assoluta puntualità e inaugurato - stropicciatevi pure gli occhi - nel lontano 1964! Prendiamo ad esempio il Tokaido shinkansen: come per qualunque treno del mondo si acquista il biglietto con su scritto il numero della carrozza e del posto da occupare. Bene, una volta sulla banchina non rimane che fermarsi in corrispondenza del cartello che indica il numero del vagone. La porta della carrozza si apre esattamente in quel punto. Decollo e partenza provocano sensazioni simili a quelle dell'aereo ed effettivamente questo treno, fra i più veloci e puntuali al mondo, sfreccia ad altissima velocità lungo il paese mantenendo all'interno un silenzio quasi irreale. Per gli amanti della tranquillità è persino possibile scegliere un vagone silenzioso, dove non ci sono altoparlanti e l'arrivo in stazione è annunciato sul display. Anche se si viaggia su un convoglio locale la musica non cambia: comfort e pulizia sono assicurati. Dalla Rete internet a quella ferroviaria, in conclusione, c'è tanto bisogno di riforme. L'ennesima dimostrazione? Nel 2006 abbiamo attirato solo lo 0,1% degli oltre 51 miliardi di dollari che il Giappone investe nel mondo! Andrea Camaiora |
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Ragionpolitica, periodico on line n.270 del 1/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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