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numero 280
6 marzo 2008
 
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Energia: finalmente una vision politica su crisi, speculazione e caro petrolio

Via XX Settembre guida l'avanguardia

di Filippo Salone - 5 luglio 2008

È consolante che finalmente qualcuno elabori una mission politico-economica per tentare di arrestare la congiuntura di crisi da dipendenza energetica che avvolge l'Europa intera. Ed è particolarmente confortante, pertanto, che a fare da avanguardia a questo processo di risveglio sia il nostro ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Il super ministro, come si evince dalle ultime posizioni assunte contro la speculazione da caro petrolio, si è deciso ad affrontare frontalmente il demone della crisi debilitando innanzitutto la sindrome da Stoccolma che in materia energetica affligge il Vecchio Continente e i satrapi burocrati comunitari.

Tremonti, da perfetto avanguardista, ha capito prima degli altri - basti ricordare il magnifico saggio la Paura e la Speranza - che «oggi viviamo la crisi più grave del dopoguerra, con effetti estesi sull'economia reale». Il professore di Sondrio adesso va addirittura oltre e attacca lo spettro della speculazione. Spiega Tremonti: «L'Europa ha molti mali: crescita in costante flessione, inflazione in rapida ascesa, reddito delle famiglie in paurosa erosione e volatilità delle risorse energetiche. Ma il male endemico, che genera e amplifica i precedenti è l'ondata speculativa che travolge mercati e nazioni». Nella sua savidità di ricerca e di analisi, una volta diagnosticata «la peste del XXI secolo» il più illustre economista italiano riesce anche ad isolare alcune precise metastasi. Da una parte le banche d'affari che evocano periodicamente i rialzi del greggio, magari per garantire i propri «future», e dall'altra la combriccola di facoltosi speculatori mediorientali e d'oltreoceano. Sono questi predoni mercatisti a depauperare oggi le società europee. Traslando le tesi fondanti del ragionamento tremontiano in azione empirica e normativa, si può giungere anche, come suggerito in questi giorni, a rivendicare l'applicazione estensiva dell'Art. 81 del Trattato di Roma che definisce «incompatibili con il mercato comune e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all'interno del mercato comune».

E proprio le istituzioni comunitarie scosse dall'impeto del ragionamento del ministro italiano iniziano forse a rendere più coraggiosa la loro strategia anticrisi. A Bruxelles si è parlato di una soluzione a lungo termine che comprenda «una migliore competitività, una maggiore trasparenza dei mercati finanziari, una diversificazione dell'approvigionamento e una più estesa efficienza energetica». Per evitare poi che i bilanci degli Stati membri, ma anche e soprattutto delle imprese e dei cittadini comunitari, subiscano la pressione quotidiana delle variazioni brutali del prezzo del petrolio legata ai corsi mondiali, alla speculazione e alla parità euro/dollaro, componenti del Partito Popolare hanno auspicato strumenti comunitari - come la contrattazione su tassi fissi del greggio sul mercato mondiale - in grado di perseguire l'obiettivo della stabilizzazione del prezzo del barile su base annuale. Argomento, questo, che del resto sarà presto sul tavolo della Presidenza di turno di Nicolas Sarkozy. In quel frangente la tela tremontiana per avviluppare la crisi potrà essere tessuta con la preziosa sponda dell'Eliseo.

Filippo Salone

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