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numero 280
6 marzo 2008
 
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Una lezione importante

di Gabriele Cazzulini - 5 luglio 2008

L'azzuffata sui contrasti tra politica e magistratura è uno specchio che riflette la realtà politica. Il governo parla con una voce sola, che è quella del primo ministro; il capo dello stato fa il mediatore; la maggioranza non è rigata dal dissenso o dai veti reciproci; l'opposizione cede alla tentazione dell'estremismo. Non è importante vedere solo chi c'è. E' anche importante vedere cosa manca. Purtroppo non mancano i giudici, specialmente fuori dall'aula di un tribunale, anche se quest'aula rischia di estendersi fino al Parlamento e fino all'Italia intera. Quindi manca sicuramente il senso della misura per una battaglia politica contro Berlusconi che è degenerata in un antagonismo civile e adesso in un contenzioso giudiziario che si trascina da quindici anni. Manca anche un'educazione civica che sappia distinguere e soppesare i termini della realtà senza ogni volta cadere vittima di gogne mediatiche che montano colpe sulla base di calunnie - emettendo sentenze che si sciolgono come gelati al sole. Tra questo appello di assenti e presenti si profila un salutare insegnamento: le riforme sono un imperativo in ogni campo, a partire dai poteri dello Stato. Non serve più un intervento settoriale, mirato, che non alteri gli equilibri. Al contrario sono proprio questi equilibri marci che vanno rifatti da cima a fondo.

Se basta un processo per condannare un'intera politica, allora qualunque progetto, qualunque visione sarà esposta a questo rischio. Qualunque cittadino resterà in balìa di una scheggia impazzita che non è possibile fermare. E' come convivere con un cancro che può espandersi fino ad uccidere l'organismo oppure può restare dormiente fino alla fine. E' giunto il momento di prendere i ferri ed intervenire, nell'interesse della collettività, che ha diritto ad una riforma complessiva del sistema giudiziario e di tutti gli altri sistemi. L'interesse di uno diventa l'interesse di tutti. Allo stesso tempo questo passaggio dall'individuale al sociale richiede un consolidamento di questo sforzo riformista. Da questo punto di vista la semplificazione della politica introdotta, quasi casualmente, con il voto di aprile è un fondamentale presupposto che va sviluppato in tutte le sue più forti conclusioni. Per quanto zoppo sulla gamba sinistra, il bipartitismo è già una realtà per la destra che deve impegnarsi a definire l'identità del suo nuovo partito unico.

Non si tratta solo di costruire una base di potere per i leader, ma di trasferire la forza positiva e propulsiva di Berlusconi in un'organizzazione politica più ampia di un partito. Niente più scissioni, alleanze o vaghe federazioni. L'unità che ha condannato la sinistra può diventare il successo della destra. La vecchia incognita dell'eredità berlusconiana si risolve trasmettendola al Popolo delle Libertà, ovvero ad un'identità politica che è anche un partito, ma soprattutto un raggruppamento tra politica e società ed è animato da una molteplicità di principi.

La morsa dei contro-poteri che soffocano la democrazia va spezzata in modo definitivo, una volta per tutte. Per farlo occorre una strategia generale, che assembli l'attività legislativa con quella informativa e con quella politica-partitica. Altrimenti il lavoro parlamentare viene riscritto ogni giorno dai giornali. Le riforme si fanno uscendo dalla logica dei compartimenti stagni per adottare una mentalità globale. L'anti-democrazia sferra i suoi attacchi nell'ombra, nel silenzio. La democrazia è una forza solare che deve illuminare le opinioni con le sue ragioni, dal Parlamento fino alle cucine delle famiglie. Alla tenaglia anti-democratica la democrazia risponda con la forza di tutti i suoi muscoli.

! Gabriele Cazzulini
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