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numero 280
6 marzo 2008
 
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Bjorn Lomborg

Stiamo freschi

Perché non dobbiamo preoccuparci troppo del riscaldamento globale

recensione di Mario Secomandi - 5 luglio 2008

Anche per quanto riguarda la difesa e salvaguardia dell'ambiente non risiedono nel fondamentalismo ideologico ecologista e catastrofista della sinistra le migliori soluzioni. Il nuovo libro del danese Bjorn Lomborg, Stiamo freschi - Perché non dobbiamo preoccuparci troppo del riscaldamento globale, rappresenta una lucida e realistica analisi su come meglio far fronte ai cambiamenti climatici in corso. Occorre anzitutto rammentare come certamente la grancassa mediatica «ambientalisticamente corretta» non è che ci sia molto d'aiuto, visto l'allarmismo ed il vero e proprio terrorismo psicologico circa gli scenari apocalittici e da fine del mondo prefigurati in relazione all'aumento della temperatura, dallo scioglimento dei poli (con connessa scomparsa, fra gli altri, dei poveri orsi polari) ad intere città e metropoli spazzate via e distrutte o da uragani o da inondazioni di fiumi straripati o semplicemente da un'incredibile lievitazione del livello dei mari e degli oceani.

I santoni del radicalismo ambientalista vanno vaticinando un mondo pronto ad una sorta di «Armageddon ambientale» in preda a siccità, fame e malattie (come la malaria) d'ogni tipo a causa del riscaldamento globale (autentica «minaccia alla pace globale»), a sua volta cagionato dalle più svariate attività dell'essere umano che sarebbe di per sé stesso il vero «cancro del pianeta». Qui non si vuole replicare sottacendo l'esistenza di simili problemi, che sono presenti sia pur in minore misura rispetto a come sono stati esageratamente delineati, ma solo proporre l'uso del dialogo e della retta ragione per prendere di petto con realismo la situazione, tenendo in considerazione «obiettivi e mezzi, costi e benefici» per il bene della nostra e delle future generazioni.

Il protocollo di Kyoto, ad esempio, costituisce la cartina al tornasole del fallimento della strategia ambientalista della sinistra mondiale, dal momento che è provato come non serva puntare tutto su di una massiccia riduzione delle emissioni di anidride carbonica (co2) e/o dei gas serra per far fronte al global warming. L'inefficacia di Kyoto sta nel fatto che esso «si propone di cambiare in 15 anni modelli energetici centenari, finendo per costare una fortuna e non produrre praticamente nulla». Non l'adozione di politiche strettamente climatiche, ma l'implementazione di una nuova agenda di politiche socio-economiche è ciò che è necessario a far progredire i popoli dei vari continenti (quelli più ricchi così come quelli in via di sviluppo) sulla scia del reale benessere e del concreto miglioramento in generale della qualità della vita ed anche della sicurezza ambientale, ciò di cui noi tutti abbiamo per davvero bisogno.

Troppi ed insostenibili sono i costi relativi alle rigide restrizioni del protocollo di Kyoto, sia per le tensioni politiche che ha provocato, sia perché il suo prezzo equivale a circa 180 miliardi di dollari annuali con un corrispettivo di benefici bassi nell'arco del secolo, a partire da un'effimera riduzione delle stesse emissioni pari allo 0,4% entro il 2010. Nondimeno, mentre sul clima si sono avuti effetti infimi se non inesistenti, si sono rese più povere le casse degli Stati e le tasche dei cittadini, scaricando e facendo di fatto accollare i medesimi su visti problemi e responsabilità alla generazione futura. Per non parlare di lampanti contraddizioni tipo quella che, quando erano al potere negli Stati Uniti i democratici ed ambientalisti Clinton ed Al Gore, le emissioni, anziché diminuire, sono cresciute dell'11%. E' ridicolo (in quanto cosa «inverosimile») che Al Gore propugni tasse di 140 dollari (anziché di 10) sull'anidride carbonica o la riduzione, in capo ai Paesi Ocse da qui al 2030, del biossido di carbonio del 96%. Bigotto e tutt'altro che saggio è poi il modo in cui si sta ponendo l'Unione Europea, attestata su una linea di continue «riduzioni a lungo termine di anidride carbonica». Molto meglio, a questo punto, una visione meno bacchettona e più realista come quella di George W. Bush, contrario alle onerose ed inutili, se non dannose, prolissità di Kyoto. Difficile poi che Paesi come Cina ed India ci staranno a porre simili paletti sulla via della loro incessante corsa ad uno sviluppo davvero molto poco sostenibile. Non ci si scordi poi che la gran parte degli stessi Paesi europei che hanno sottoscritto il protocollo di Kyoto si ritrovano nell'impossibilità di attenersi alla riduzione di anidride carbonica.

Una delle proposte del professor Lomborg è quella di puntare non ad un più che mai costosissimo Kyoto II (dagli standard ancor più rigidi del primo), ma al fatto che ciascuna nazione si adoperi, destinandovi anche solo lo 0,05 del proprio Pil, per condurre una ricerca mirata all'approntamento di nuove poco costose e più accessibili tecnologie energetiche alternative fondate sui «combustibili non fossili» prive o con poche di emissioni di carbonio, dal nucleare alle fonti rinnovabili fino alla fusione ed allo stoccaggio del carbonio. Si potrà centrare l'obiettivo della «stabilizzazione del clima» con un costo che sarebbe pari a 25 miliardi di dollari annuali, ciò che corrisponde ad 1/7 del prezzo salato di Kyoto. In merito all'anidride carbonica, va bene che essa venga ridotta, ma non più del 5% fino ad un massimo del 10% entro il termine di questo secolo.

Lomborg, inoltre, sostiene «la necessità di riforme agricole, il recupero delle aree umide per minimizzare i rischi di inondazioni, l'eliminazione dei sussidi assicurativi nelle zone soggette a uragani, una copertura sanitaria più ampia e la diffusione dell'aria condizionata. Le discussioni saranno in apparenza più banali rispetto ai grandi temi trattati nei dibattiti sui cambiamenti climatici e il loro impatto sul pianeta nei prossimi secoli, ma produrranno risultati straordinariamente positivi e concreti per la gente e la natura, in tempi realistici e con finanziamenti ragionevoli». L'appello dell'intellettuale danese è da raccogliere e portare avanti: «Spero nell'impegno di tutti noi perché venga dato spazio alle migliori soluzioni. Vorrei vedere le istituzioni accademiche insistere per le zanzariere antimalaria, prima che per Kyoto. Vorrei vedere manifestazioni a favore di norme edilizie atte a migliorare la resistenza degli edifici agli uragani (e a favore della loro severa applicazione), prima che contro le auto con un singolo occupante. Vorrei leggere indignate lettere ai giornali contro i sussidi sconsiderati all'agricoltura industrializzata, che impediscono ai contadini del Terzo mondo di realizzare le proprie potenzialità, prima di infuocate richieste di tasse sul biossido di carbonio. Vorrei che fosse ritenuto naturale appassionarsi alla missione di agire, anzitutto, per il bene del pianeta».

! Mario Secomandi
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Stiamo freschi
  • Autore:
    Bjorn Lomborg
  • Editore:
    Mondadori
  • Prezzo: 28,00 €
  • Pagine: 232

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.270 del 1/7/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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