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Dall'Iran soffiano venti di guerra

di Matteo Gualdi - 5 luglio 2008

I venti di guerra soffiano sempre più forti su Israele e le notizie che si sono susseguite nelle ultime settimane sembrano giustificare i peggiori timori. Diversamente dal solito, infatti, non è solo la propaganda a far sentire la propria voce, ma sono anche importanti fonti militari e diplomatiche. Tra queste, quella che merita maggiore attenzione è l'opinione del Vice Ammiraglio James Winnefeld, comandante della Sesta Flotta Usa nel Mediterraneo, che in un articolo su Proceedings, il mensile dell'Istituto Navale Usa, intitolato Maritime Strategy in an Age of Blood and Belief, ha scritto che «la minaccia che oggi deve preoccuparci maggiormente è l'accresciuta capacità dell'Iran di lanciare velocemente missili balistici, nel tentativo di sopraffare la difesa missilistica israeliana». Secondo l'Ammiraglio tale minaccia richiede «un'attenzione immediata» perché l'avversario è «imprevedibile» e potrebbe attaccare anche in seguito ad un evento «isolato ed apparentemente secondario». Non solo, ma l'Ammiraglio ritiene che anche gli alleati europei siano minacciati e debbano prepararsi a «difendersi da questa minaccia». I timori di Winnefeld sembrano essere gli stessi dell'Ammiraglio Michael Mullen, portavoce del Joint Chiefs of Staff al Pentagono, che nei giorni scorsi, durante la sua visita in Israele, ha parlato della minaccia iraniana e del ruolo della Sesta Flotta nel Mediterraneo per intercettare i suoi missili balistici.

E purtroppo le preoccupazioni dell'Ammiraglio Winnefeld e del Comandante Mullen sembrano venire indirettamente confermate dalla notizia uscita il 30 giugno sull'agenzia ufficiale turca, Anatolia News Agency (AA), secondo la quale l'Iran avrebbe «puntato i suoi missili balistici Shahab 3 e 4 verso importanti obiettivi strategici israeliani, incluso il centro nucleare di Dimona». D'altra parte che tutto il territorio israeliano sia sotto la minaccia missilistica iraniana è cosa risaputa, ma la vera domanda è: quanti missili cadrebbero su Israele in caso di guerra?

Perché il fronte che si aprirebbe non sarebbe sicuramente solo quello iraniano, ma verrebbe immediatamente seguito da bombardamenti dalla Siria e dal Libano, senza contare i lanci di razzi Qassam da Gaza. Secondo il General Maggiore Eitan Ben Eliahu, Comandannte della Israel Air Force dal 1996 al 2000, in una eventuale guerra Siria ed Iran potrebbero lanciare tra i 250 ed i 300 missili a lunga gittata (Shihab e Scud) ed altri 5000 missili a corta gittata verrebbero dal Libano. Visto che per intercettare un singolo missile a lunga gittata occorrono 2 missili intercettori, Israele avrebbe bisogno di circa 700 missili più altri 200 di riserva, mentre per distruggere quelli a corta gittata potrebbe utilizzare le forze di terra.

In ogni caso Israele dovrebbe prepararsi ad affrontare un attacco imponente che durerebbe non meno di 20 giorni. Naturalmente questo scenario non tiene in considerazione un eventuale attacco con armi nucleari o chimiche, che cambierebbe in modo consistente la strategia da adottare. Uno scenario da incubo, che deve preoccupare non solo Israele ma tutto l'Occidente. Perché al di là delle ripercussioni sui nostri fratelli israeliani, una guerra del genere potrebbe velocemente allargarsi e coinvolgerebbe inevitabilmente anche l'Europa, oltre, ovviamente, agli Stati Uniti, ma anche agli altri stati arabi i quali, anche se non entrassero direttamente in guerra, verrebbero comunque coinvolti in una crisi energetica di proporzioni eccezionali. Gli altri paesi che si affacciano sul Golfo, infatti, si preparano all'eventualità della guerra che potrebbe portare alla chiusura dello stretto di Hormuz da parte dell'Iran. L'incontro urgente preparato dai ministri degli Affari Esteri di Oman, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Bahrain e Kuwait, infatti, ha esattamente lo scopo di discutere una linea comune sulle misure da adottare per assicurare che non vengano interrotte le esportazioni di petrolio. Inoltre, Al-Jarida, il più importante quotidiano kuwaitiano, riporta la notizia secondo la quale «una delegazione guidata da rappresentanti del Qatar si recherà a Teheran per cercare di convincere l'Iran di recedere dalla sua minaccia di chiudere lo stretto» perché, come ha dichiarato il presidente dell'organizzazione kuwaitiana per il petrolio, Sa'd al-Shiyoub, « uno scontro militare farebbe balzare il prezzo del greggio oltre i 200 dollari al barile».

! Matteo Gualdi
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