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Saldi, inflazione e crisi dei consumidi Fabrizio Goria - 8 luglio 2008 Tempo di saldi per gli italiani. Ma si tratta di un periodo diverso quello che viviamo in questi giorni, lontano dai soliti cliché che vedono l'arrivo di questo momento di vendita come una grassa possibilità per commercianti e consumatori. Già di per sè il termine saldo ha perso molto del suo originario valore: i negozianti non perdono occasione di applicare sconti sui prezzi delle loro merci anche durante il resto dell'anno, spesso vanificando le possibilità di un reale guadagno per il consumatore. Se in più si aggiunge la tendenza italica a gabbare il prossimo, ecco che il prezzo di saldo sul paio di scarpe adocchiate a marzo e bramate per tre mesi praticamente non si discosta dal prezzo iniziale. Ma questa era la tendenza degli anni scorsi e quest'anno qualcosa è cambiato nel panorama del commercio nostrano. Si, perché complici le spire inflazionistiche che giungono a noi da lidi ben lontani, il primo giorno dei saldi si è rivelato un flop colossale. Pochi acquisti, pochi sconti, poche persone entranti nei negozi. Facile pensare alle file di fronte alle boutique del Quadrilatero della moda a Milano o via Condotti a Roma: il mercato dei beni di lusso non sta incontrando le stesse difficoltà di quello di largo consumo. Se da una parte v'è un classe che diventa sempre più upper, dall'altra si rischia sempre più di rientrar nella categoria (anche se sarebbe suggestivo osservar i parametri di tal categorie) dei nuovi poveri, coloro i quali si vedono costretti a far la spesa al mercato, dopo che questo è terminato. Lungi dal voler apparire stucchevole, è indubbio che ad un individuo che opera sul mercato con un budget estremamente risicato non interessi alcun che dei saldi delle griffes più prestigiose della moda internazionale. Se il prezzo ante sconto è oltre i limiti del nostro di tre volte, presumibilmente non gli interessa nemmeno se gli si applica una riduzione del 50%. Eppure, in questo mare di insoddisfazione, qualche piccolo barlume di ottimismo può esserci. In primis, riguardo all'inflazione. Dato per confermato che si tratta palesemente di importazione di tale trend, osserviamo la crescita del tasso in Italia e nel resto d'Europa. Nell'area euro l'Ocse ha registrato un valore tendenziale per maggio del 3,9% (+0,6% rispetto al mese precedente), 4,2% per gli Stati Uniti, 1,3% per il Giappone ed ovviamente conferma l'italico 3,8% segnalato anche dall'Istat. Male, cioè bene, dato che questo indice, che prende il nome di Hicp (harmonised index of consumer prices), deve essere raffinato dai costi dei settori energia e alimenti, proprio quelli che hanno visto il più elevato tasso di speculazione selvaggia (ma guai ad affermare che speculare sia negativo). Ripulendo l'indice dei prezzi al consumo dalle sue attuali mele marce arriviamo ad un tasso d'inflazione di Eurolandia pari all'1,7%. Ed allora, forse forse, qualcosa non va se su 3,9 punti percentuali, ben 2,2 hanno ben poco a che spartire con l'Europa. Non serve quindi lamentarsi più di tanto, dato che trattasi di bolla esterna, al contrario del caso iberico: inflazione al 4,8% e bolla immobiliare che cresce sempre più. Ma non era proprio la Spagna quella che ci aveva sverniciato durante il sorpasso di due settimane fa? Secondo motivo di ottimismo, la stabilità politica. Può sembrar riduttivo, ma è sempre stato così: se c'è stabilità e condivisione delle scelte, un paese può andar avanti di gran lena. Sul caso italiano, alcune scelte sono ampiamente condivisibili, altre opinabili, nessuna del tutto contrastata come era stato durante l'ultima legislatura. Il sentore comune è che ci si appresta davvero a vivere un periodo di lacrime e sangue, con la conseguenza di dover agire all'unisono. Lo dimostrano i dati dell'affluenza ai gazebo che nello scorso weekend erano sparsi per la penisola. I saldi sono iniziati solo in questo weekend, è ancora presto per stilare un bilancio della stagione, dato che andrà ufficialmente avanti ancora ad agosto. Certamente le difficoltà sono evidenti e porre le basi per un rilancio economico non sarà semplice, eppure l'ottimismo non deve mancare, il tempo delle purghe di prodiana memoria sembra passato. Per sempre. Fabrizio Goria |
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Ragionpolitica, periodico on line n.271 del 8/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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