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numero 280
6 marzo 2008
 
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E ora l'Europa si apre al Mediterraneo

Il 13 luglio a Parigi il vertice costitutivo dell'Unione per il Mediterraneo

di Filippo Salone - 8 luglio 2008

Il processo di Barcellona varato nel 1995 con l'istituzione del Partenariato mediterraneo che agganciava gli Stati Ue a dieci partner mediterranei (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Autorità Palestinese, Siria, Tunisia, e Turchia) nell'obbiettivo strategico dello sviluppo di un'area comune di pace e stabilità attraverso il principio del libero scambio, della sicurezza e dell'integrazione culturale, fa registrare a Bruxelles, e proprio in apertura del nuovo turno di presidenza francese, un ulteriore stadio di consolidamento varando «l'Unione per il Mediterraneo». Già poche settimane fa, con una risoluzione sostenuta da tutti i maggiori Gruppi politici, l'Europarlamento ha ratificato la volontà dei vertici del Consiglio di accelerare sulla dimensione strategica della regione Mediterranea e del Medio Oriente e quindi di approntare la storica occasione per L'Ue di una politica mediterranea «basata sul dialogo, la cooperazione e lo scambio».

Nei progetti dei vertici comunitari, sotto la spinta del Presidente francese Nicolas Sarkozy, l'Unione per il Mediterraneo riveste l'ambiziosa mission di dare nuovo slancio politico e commerciale alle relazioni multilaterali dell'Ue con i suoi partner mediterranei, attraverso «l'innalzamento del livello politico di relationship, una maggiore cotitolarità del processo di scambio ed una più accentuata condivisione di responsabilità, nonché sviluppando progetti regionali che rispondano ai bisogni dei cittadini di quell'area». Il processo costitutivo culminerà nel vertice in programma a Parigi il 13 luglio prossimo e nell'agenda del summit sono previste importanti novità. Oltre all'attenzione ai processi di integrazione economica e commerciale la sfida della nuova ambiziosa politica euromediterranea comprende la promozione della pregiudiziale democratica e dello Stato di diritto, del rispetto dei diritti umani e della libertà di informazione. Su questo infatti in passato l'accordo di Partenariato ha fatto registrare più di un limite. Si tratta ora di ancorare l'attuazione delle best practise esistenti e i vari accordi di associazione a clausole di riconoscimento dei diritti umani, delle regole democratiche e di pluralismo politico.

Altro settore nevralgico del progetto è quello della messa a sistema di una Banca euromediterranea per gli investimenti e lo sviluppo, capace di attrarre gli Stati del Golfo come primi investitori della Regione e quindi in grado di stimolare finanziamenti e ricerca sui grandi snodi infrastrutturali quali le autostrade del mare e l'interconnessione dell'Autostrada del Magreb Arabo. L'orizzonte lungo è quello del 2010, termine fissato dalla Conferenza di Barcellona per la creazione di una zona di libero scambio che saldi definitivamente l'Europa all'area Mediterranea.

Facile constatare l'interesse italiano per la piena riuscita di questo processo di integrazione. Il corridoio di flussi da Bruxelles ad Ankara non potrà che giovare a Roma e alla centralità geopolitica del nostro Paese. l'Italia si appresta pertanto a giocare un ruolo di primo piano nel processo costituente euromediterrneo. Con perfetta tempistica si è tenuta pochi giorni fa a Milano la sesta conferenza annuale del Laboratorio Euromed, sede in cui i massimi interlocutori istituzionali si sono incontrati con investitori privati e associazioni di categoria per tracciare la rotta delle politiche italiane sul Mare Nostrum. Il ministro degli esteri Frattini ha così ripreso nel suo intervento il concetto della «mission» politica che l'Europa si deve dare nel proprio rapporto con la regione Mediterranea. Sì al dialogo interculturale per disinnescare gli estremismi, e forte accreditamento della membership di Ankara per la stabilizzazione dell'area e come principale collante dell'integrazione euromediterranea. Allo stesso tempo e con eguale veemenza sottolineata l'importanza della leva dell'economia come volano degli investimenti nei Paesi della Riva Sud.

Frattini ha sposato appieno la costruzione di una Banca di riferimento dell'area Mediterranea. In vista del vertice di Parigi sarà anzi proprio questo il maggior contributo italiano ai lavori. L'idea della Farnesina è quella di un agenzia euromediterranea per le piccole e medie imprese che faccia da ponte per lo sviluppo dell'area. La promozione e raggiungimento di quest'obiettivo, del resto, permetterebbe a Roma di consolidare e mettere a sistema la propria leadership europea nell'interscambio con i Paesi del Mediterraneo. Su questo Frattini può contare sul sostegno di numerosi investitori privati, come ad esempio «Promos» di Bruno Ermolli che propone anche di istituire il primo fondo italo-arabo di investimento nelle infrastrutture dei Paesi nordafricani e mediorientali, un fondo di «private equity» finalizzato a favorire la realizzazione e l'ammodernamento di infrastrutture di interconnessione e di trasporto.

Progetto ovviamente guardato con attenzione dalle parti del Ministero dei Trasporti, se è vero che Matteoli, intervenuto anch'egli in sede di Laboratorio Euromediterraneo, ha spiegato di voler insistere sull'opportunità delle «autostrade del mare» quali vettori strategici capaci di rivestire l'intera area mediterranea. E poi, dulcis in fundu, c'è empre la miniera Expò. Per ottimizzare il ruolo italiano in seno all'Unione per il Mediterraneo sarà presto definito un modello di lavoro che favorisca il dialogo tra la macchina dell'Expò, gli interessi delle imprese che investono sul Mediteraneo-Golfo e la governance del processo di integrazione. Non a caso, prima ancora del battesimo ufficiale di Parigi, si parla già di lanciare la candidatura di Milano a sede della Conferenza dei ministri economici dell'UPM.

Filippo Salone

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