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Energia nucleare: la leva dello sviluppodi Aurora Franceschelli - 10 luglio 2008 I dati dell'Istat sul calo cospicuo dei consumi fanno suonare un campanello d'allarme. Ma non è solo in Italia che si respira aria di crisi. Segnali sconfortanti ci giungono anche dai nostri partners europei: la Germania, la cosiddetta locomotiva d'Europa per la capacità trainante che sino ad ora ha dimostrato sull'economia europea, mostra evidenti segni di difficoltà, come dimostrano i dati della produzione industriale di maggio, che hanno fatto registrare una brusca caduta della produzione industriale e degli ordinativi. Ma il dato è ancora più preoccupante se si considera che, ad incidere su questo andamento negativo, sembrano essere i beni di investimento e di consumo durevole, che rappresentano le voci di maggior peso del commercio estero alemanno. Se si considera il fatto che la Germania è una grossa esportatrice di automobile ed autocarri si può comprendere come in questa crisi dell'economia tedesca stia sicuramente influendo l'impennata del prezzo del petrolio. Lo sgonfiamento del boom tedesco crea timori all'interno di tutto il quadro dell'economia europea. Questa situazione di deterioramento non riguarda solo la Germania: anche la Gran Bretagna ha fatto segnare un brusco rallentamento della sua produzione, tanto che un istituto come la British Chamber of Commerce ha agitato lo spettro della recessione. La Gran Bretagna sta patendo, come anche la Spagna di Zapatero, una crisi consistente del settore immobiliare, che lamenta un crollo dell'erogazione dei mutui addirittura del 64%. Anche qui, come nel resto del mondo, lo shock petrolifero si sta facendo sentire e anche qui, come in Italia, si registra una forte contrazione dei consumi nei grandi magazzini e nei supermercati, mentre, come da noi, vi è un boom degli hard discount. Insomma, l'impatto sull'economia globale dettato dall'impennata folle dei costi dell'energia si sta allargando a macchia d'olio, e non è un caso che anche un Paese come la Cina, malgrado la crescita vertiginosa del suo Pil, cominci ad avvertire il peso di un'economia che, basata sullo sviluppo del settore manifatturiero, si è sino ad ora basata sui costi dei trasporti contenuti, e questo anche grazie ai sussidi all'energia da parte dello Stato. Se da una parte l'onda d'urto della globalizzazione, rimpicciolendo il mondo, ha consentito al Dragone, attraverso la delocalizzazione delle imprese occidentali, di emergere, dall'altra la crisi energetica attuale sembra si stia comportando come una sorta di moltiplicatore delle distanze che prima si erano accorciate. Secondo quanto riferito da Libero mercato, infatti, sembra che anche per la Cina, a causa della crescita dei costi energetici e del venir meno dei sussidi pubblici volti a contenerli, si stia aprendo un periodo difficile; se, infatti, consideriamo che il modello commerciale asiatico, che si è inserito negli scambi tra paesi produttori, si è focalizzato sull'assemblaggio finale di prodotti occidentali, che poi vengono rispediti sui nostri mercati, possiamo immaginare che, con la crisi petrolifera in atto, anche questo modello possa entrare in crisi. Ed infatti, nella tratta Shangai-Rottherdam, il costo dei container si è addirittura triplicato, così come si è triplicato il costo del carbone da inizio 2007. Ad essere colpiti dall'aumento degli oneri di trasporto determinati dall'impennata dei costi energetici sono quei settori che presentano margini di profitto molto bassi, come il calzaturiero, dove si è registrata la chiusura di molti stabilimenti. Ecco che, in un contesto nel quale le distanze che si erano ridotte grazie alla globalizzazione sembrano riallargarsi a causa degli elevati costi dell'energia e quindi dei trasporti - costi che, come abbiamo visto, influiscono in modo determinate anche sulle economie occidentali - diventa fondamentale ripensare ad un modello di sviluppo energetico che, oltre ad attingere anche alle altre fonti alternative, non debba fare a meno della leva fondamentale dell'energia nucleare. E in questa direzione si è espresso il G8 di Hokkaido, Vertice al quale hanno partecipato i capi di stato e di governo degli otto più Paesi industrializzati: «Un crescente numero di Paesi ha espresso il suo interesse nei programmi di energia nucleare per risolvere i problemi dei cambiamenti climatici e della sicurezza energetica». Tali Paesi, come sostiene il comunicato emesso dal G8, «considerano il nucleare uno strumento essenziale per ridurre la dipendenza dai carburanti fossili». Inoltre, grazie alla sollecitazione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si è discusso della necessità di dar vita ad oltre 1000 centrali nel mondo. In questo contesto l'Italia, sempre per voce del premier italiano, ha fatto sapere che giocherà un ruolo importante nell'iniziativa «perché non c'è altra soluzione possibile per il futuro». Il Governo Berlusconi su questo tema, e sotto l'impulso del ministro dello Sviluppo Scajola, sta avviando una fase del tutto nuova, che avrà come primo punto d'approdo una Conferenza energetica nazionale (che si terrà in Primavera) che dovrebbe occuparsi di pianificare una nuova strategia in materia, che poi servirà da spunto per la pianificazione, da parte del Parlamento, di un Piano energetico nazionale che andrebbe finalmente a sostituire quello, ormai desueto, di trent'anni fa. Questo nuovo piano, come ha sostenuto lo stesso Scajola, dovrà rispondere a tre esigenze: si dovrà poter contare su un approvvigionamento sicuro di energia e a prezzi stabili; sarà necessario assicurare una diversificazione delle fonti, sia sotto il loro profilo qualitativo sia dal punto di vista geopolitico della loro provenienza; inoltre bisognerà raggiungere l'obiettivo di una riduzione delle emissioni di anidride carbonica. La scelta di puntare sul nucleare, se da una parte avrà un impatto non immediato (ci vogliono circa dieci anni per avere delle centrali attive), dall'altra consentirà al nostro Paese di guardare al futuro con una prospettiva differente e di preparare il terreno ad un modello di sviluppo più moderno e competitivo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.271 del 8/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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