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L'ennesimo attentato in Pakistandi Diletta Guaragna - 10 luglio 2008 Nuovo attentato suicida in Pakistan. Verso le 19:45 di domenica scorsa un uomo si è fatto esplodere ad Islamabad, la capitale pakistana, uccidendo almeno 20 persone e ferendone altre 50. La maggior parte delle vittime apparteneva alla forze di polizia pakistane, schierate per fornire una cornice di sicurezza alla manifestazione indetta per lo stesso giorno in commemorazione della distruzione della Moschea Rossa. Nel luglio dello scorso anno, la dirigenza pakistana aveva ordinato infatti lo sgombero della moschea perché sospettata di ospitare estremisti filo talebani legati all'organizzazione di Al- Qaeda. Nel blitz finale le forze governative rasero al suolo l'intera madrassa femminile, non più ricostruita. Nelle operazioni persero la vita oltre 100 persone, tra i quali un elevato numero di militanti ma anche donne e bambini. Al momento l'attentato non è stato rivendicato e le autorità non si sbilanciano anche se il luogo dell'esplosione, Sadar Road, nei pressi della Moschea Rossa, e la tempistica, connoterebbero l'atto come l'ennesima rappresaglia ad opera dei gruppi ribelli talebani per i fatti avvenuti nel luglio dello scorso anno. A rafforzare questa tesi concorrerebbe anche l'affermazione di un ufficiale dell'intelligence pakistana circa l'esistenza di alcuni indizi riguardanti la connessione di Mehsud all'attentato. Lo stesso Mehsud nei giorni scorsi aveva inoltre minacciato una rappresaglia dopo lo scoppio delle ostilità con le forze governative nei pressi della città di Peshawar. Nonostante la versione ufficiale rilasciata dal consigliere del primo ministro per gli affari interni, Malik, presenti l'attentato come una azione isolata rivolta contro le forze di polizia, la connessione del comandante dei gruppi di ribelli taliban, Mehsud, con l'atto terroristico porterebbe a leggere lo stesso come una dimostrazione indirizzata tanto alle autorità pakistane quanto, soprattutto, alle potenze straniere. L'attentato suicida avvenuto nel pieno centro della capitale ha smentito infatti clamorosamente le affermazioni che davano le regioni tribali di nuovo sotto il controllo delle autorità centrali ed ha posto l'accento sulla capacità di ripresa dei ribelli (un attacco alle loro roccaforti era stato compiuto meno di due settimane fa) e sulla incidenza degli stessi nel panorama politico interno in termini di capacità destabilizzatrice. Se l'intento dell'attentato era quello di indebolire ulteriormente il governo, i ribelli possono inoltre ritenersi pienamente soddisfatti. Le prime ripercussioni politiche non tarderanno certo a manifestarsi. Già la settimana scorsa Richard Boucher, assistente del segretario di stato americano per l'Asia centrale e meridionale, aveva caldamente invitato il governo di Islamabad a preoccuparsi della sicurezza interna e della disastrosa situazione economica piuttosto che concentrare i propri sforzi sulla definizione del futuro del presidente Musharraf. L'esplosione nel pieno centro della capitale non contribuirà certo a distendere i rapporti tra Islamabad e Washington già tesi a causa delle inefficienze dimostrate dall'esercito pakistano nel bloccare i flussi di talebani sul confine afghano. Quello che ci si aspetta ora dal Pakistan è un segnale forte ed univoco che chiarisca una volta per tutte la politica che Islamabad intende adottare nei confronti delle regioni tribali. Il tempo dei salti mortali attuati da Musharraf al fine di conciliare una politica estera di alleanze in palese contraddizione con la politica interna attuata nei confronti dei gruppi ribelli sembra giunto alla conclusione. Il problema rimane quale sarà il soggetto in grado di guidare la svolta. Non il governo di coalizione, diviso al suo interno e fortemente indebolito. Neppure il presidente, ai minimi storici di popolarità e criticato da più fronti. Una terza via al momento non esiste. Diletta Guaragna |
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Ragionpolitica, periodico on line n.271 del 8/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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