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6 marzo 2008
 
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I Grandi scossi dal caro prezzi

Cibo, benzina e finanza le grandi incognite del presente

di Francesco Zambon - 10 luglio 2008

Dopo La Paura e la Speranza di Tremonti e le preoccupazioni di Brown, anche gli altri Capi di Stato del G8 scoprono che l'Occidente e i Paesi in via di Sviluppo sono minacciati da tre fattori: cibo, carburanti e finanza. Quelli che la stampa internazionale ha ribattezzato le «3 F» da food, fuel e finance. Ora, le 3 F sono tra loro correlate. Le maggiori piazze finanziarie, già in crisi per i subprime, devono fare i conti con il rincaro del greggio e delle granaglie. Molti prodotti agricoli sono in aumento a causa dell'impennata del petrolio. Gli Stati che possiedono tecnologie avanzate stanno utilizzando come forme di energia alternativa la combustione di oli vegetali e simili.

I consumatori, prima ancora delle grande industrie, patiscono doppiamente l'escalation del prezzo del petrolio: in primo luogo per il costo della benzina e dei carburanti. In secondo luogo, per l'aumento vertiginoso dei beni di prima necessità come il pane. A Londra il prezzo medio di un filone di pane era 94 pence l'anno scorso e oggi è di 1,15. Il latte è salito del 26%, la carne dell'80%, il riso del 93%. Ancora, la Banca Centrale d'Inghilterra prevede nella secondo semestre 2008 un aumento dell'inflazione del 4%. Pertanto su questi temi il Premier Britannico Gordon Brown si sta giocando le residue possibilità di essere rieletto. Più in generale, i Capi di Stato riuniti a Tokio sono consci che in questo momento i popoli dell'Occidente sono molto attenti a questi temi. Piuttosto che ai vari protocolli di Kyoto, pur importanti nell'ottica di un armonico sviluppo dell'economia globale.

D'altronde, le economie occidentali, già provate dalla flessione dei mercati si trovano davanti a un calo di consumi per il caro prezzi. Proprio oggi l'Istat ha denunciato che nel 2007, per la prima volta negli ultimi sei anni, la spesa media mensile per consumi è calata in termini reali. Si affaccia lo spettro della recessione. Brown, impegnato a una serrata lotta all'inflazione, sta negoziando a Tokyo una sorta di moratoria per l'utilizzo del biofuel. Sta chiedendo una diminuzione di sovvenzioni e incentivi ai combustibili di natura vegetale.

Oltre all'aumento dei consumi dei paesi emergenti, i Capi di Stato riuniti hanno iniziato a prendere coscienza di una nuova gravissima incognita. Ovvero al caro prezzi contribuiscono pure le speculazioni finanziarie. Il Senato degli Usa ha commissionato indagini approfondite per accertare se gli investimenti sui derivati che hanno come attività fondamentale materie prime incidono sul loro prezzo. Al tempo stesso, al Congresso Usa è in discussione il pacchetto «End of Oil Speculation», un insieme di provvedimenti anti-speculazione citati anche da Tremonti nel corso dei suoi interventi a Bruxelles questa settimana. Si rileva che dopo il periodo dell'orso del 200/2002, molti investitori istituzionali si sono mossi verso i derivati in materie prime. I grandi gestori, rifugiandosi soprattutto nei future delle materie prime, come i carburanti destinati a rincarare, hanno inaugurato un ciclo di speculazioni sicure e redditizie.

In breve, è vero che la Cina consuma di più. Ma è altrettanto vero che i fondi di investimento e le grandi banche d'affari utilizzano il caro prezzi come strumento di speculazione attraverso i future. Nella certezza che il prezzo a pronti sarà di molto superiore rispetto a quello contingente. In ogni caso la discussione di questo G8 non ha portato grandi novità. D'altronde complice l'assenza di Cina e India, i Grandi possono solo tracciare lo stato dell'arte del caro prezzi. Del resto, un po' di mesi fa, la profezia Tremonti, con il suo La Paura e la Speranza e prima ancora con Il fantasma della povertà (1995) circa l'incremento dei prezzi si è puntualmente realizzata.

India e soprattutto Cina non solo ci invadono con i loro prodotti low cost, ma determinano pure una vertiginosa escalation dei prezzi. Di fatto America e Europa pagano il loro sviluppo in termini di flessione della propria produzione, diminuzione del potere di acquisto dei propri addetti alla produzione. E infine, con un sensibile aumento dei prezzi delle materie prime. La cui domanda è aumentata a partire dalle economie emergenti. Di conseguenza, firmare protocolli e intese in cui i Grandi della Terra si impegnano a perseguire politiche di consumo dei beni primari non può prescindere da un coinvolgimento della Cina. Paese che sta crescendo più delle economie occidentali. Quindi sbaglia chi sottovaluta il fenomeno cinese. Occorre perciò una politica estera più attenta e sollecita a coinvolgere in maniera propositiva la Cina. È necessario traghettare il Gigante cinese nel consesso internazionale per gestirne lo sviluppo e aumentarne la consapevolezza per i temi come l'utilizzo delle risorse disponibili. Pertanto non si deve verificare alcuna analogia tra questo processo e la modalità con cui la Cina ha aderito al WTO. Senza limitazioni e paletti alla propria espansione commerciale.

Francesco Zambon

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