|
|||||||
|
|
Il ruolo del Colle sul nodo Giustiziadi Aurora Franceschelli - 12 luglio 2008 Grazie alla moral suasion del Capo delo Stato, alla sua capacità di tutelare la divisione dei poteri dello Stato, ieri ha avuto finalmente via libera, alla Camera, il tanto discusso Lodo Alfano, il disegno di legge che garantisce, come avviene già in diversi Paesi, la sospensione del processo penale nei confronti della quattro alte cariche dello Stato. Nel segno di un atteggiamento sempre aperto ad un dialogo costruttivo la Maggioranza ha accolto nel testo di legge un emendamento presentato dal Pd, che prevede che la sospensione dei processi non si applichi nel caso in cui coloro che ne beneficiano assumano successivamente un'altra alta carica. L'unica eccezione consentita è quella che si riferisce al caso in cui il presidente del Consiglio venga nominato di nuovo durante la medesima legislatura. Dalla sospensione saranno esclusi i reati commessi dal presidente della Repubblica e dal Premier commessi durante l'esercizio delle loro funzioni. Inoltre sarà consentito a chi ricopre l'alta carica di rinunciare alla sospensione in qualsiasi momento, in modo tale da tutelare il diritto, sacrosanto, a difendersi in giudizio. Non è affatto vero, come sosteneva l'Opposizione, che il Lodo Alfano richiedesse la legge costituzionale. Infatti, in base alla sentenza n.24 della Corte costituzionale (2004) l'organo garante della Costituzione chiarì, in merito all'allora Lodo Schifani, perché la legge poteva essere approvata con il procedimento ordinario: «La legge non ha per oggetto l'immunità, ma l'istituto di natura strettamente processuale della sospensione dei processi». Solo per quanto riguarda l'immunità, dunque, la Corte richiede la legge istituzionale. Sempre la Corte, in quell'occasione, si espresse così: «Il bene che la misura in esame vuole tutelare deve essere ravvisato nell'assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche. Si tratta di un interesse apprezzabile che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale». La protezione delle alte cariche dello Stato, dunque, è secondo la Corte costituzionale lo strumento necessario «per un migliore assetto dello Stato di diritto». Nel quadro dell'attuale scontro sui problemi della giustizia il dato positivo è che il dialogo aperto da Berlusconi con il Capo dello Stato, suggellato in modo formale dalla lettera spedita da Napolitano al Csm (con la quale il Capo dello Stato ha voluto fissare dei paletti all'organo di autogoverno della Magistratura), si è rafforzato. Napolitano è diventato così un referente privilegiato del Governo, un soggetto nodale di riequilibrio entro il quadro istituzionale. Il Capo dello Stato, memore della situazione drammatica, per la politica italiana, a cui portò l'escalation giustizialista del 1992, ha avuto il merito, prima con la lettera al Cms, e ora che si appresta a firmare il Lodo Alfano, di tentare di allontanare lo spettro dell'uso politico della giustizia che tanto male ha fatto al nostro Paese e che è stato uno dei fattori che hanno contribuito all'imbarbarimento della vita politica italiana. Per quanto riguarda la cosiddetta «blocca processi», per la quale l'Opposizione aveva scatenato la bagarre sostenendo la solita tesi secondo la quale si sarebbe trattato di una norma a favore di Berlusconi (malgrado il Premier avesse ripetutamente affermato di non volersi avvalre della norma per quanto riguarda il processo che lo vede implicato), il Governo ha revisionato la norma. Per non dar adito a nessun tipo di strumentalizzazione da parte dell'Opposizione, infatti, il governo ha presentato in Aula due emendamenti, in base ai quali non vi sarà più nessuna sospensione dei processi ma solo un rinvio, fino a diciotto mesi, di quelli considerati meno importanti. Non vi sarà più, quindi, un meccanismo automatico di sospensione per una anno dei processi per reati commessi entro il giugno 2002, ma il rinvio dei processi sarà applicato ai reati commessi fino al 2 maggio 2006 (data in cui venne approvato l'indulto). La norma, riformulata, prevede che i capi degli uffici giudiziari «dovranno tener conto, nella formazione dei ruoli d'udienza, delle priorità indicate nella direttiva di carattere generale introdotta nell'emendamento». In pratica ogni ufficio giudiziario disporrà di un'ampia discrezionalità per stabilire quali saranno i processi prioritari e quelli meno. L'Esecutivo, con la rivisitazione della norma in questione, ha mostrato la volontà di mantenere intatto il dialogo con l'Opposizione, recependo le critiche che da essa erano state avanzate: la maturità politica della Maggioranza è da apprezzare ancora di più proprio perché si dispiega in un momento in cui il furore giustizialista di Di Pietro, che rappresenta un tassello importante dell'Opposizione stessa, si è riversato nella Piazza disgregando ulteriormente una formazione politica, il Pd, ancora senza un'identità.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.271 del 8/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||