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Il sistema nucleare italiano: un'eccellenza frenatadi Giovanni Calabresi - 12 luglio 2008 In mezzo a tante menzogne ambientaliste sul nucleare, vale la pena menzionarne un'altra. Alludo a quella relativa alla supposta debolezza del settore della ricerca e dell'avanzamento tecnologico italiano. E' vero che l'Italia è rimasta indietro - molto indietro - sul piano del «sistema nucleare», là dove per sistema intendiamo il complesso costituito dalla formazione universitaria, professionale e tecnica di nuove risorse umane nel campo dell'ingegneria nucleare, nonché dall'investimento di risorse finanziarie in tale direzione, ma è pur vero - e questo gli ambientalisti dimenticano di dirlo - che negli ultimi vent'anni, nonostante lo stop dal 1987 ad oggi all'atomo, a causa del famigerato referendum - in Italia sono stati sviluppati due progetti di reattori molto innovativi a sicurezza migliorata, che rappresentano, nel campo industriale, un progetto/prodotto di nicchia. Il primo di questi - sono dati forniti dall'Associazione Italiana Nucleare - è stato sviluppato proprio dall'Università La Sapienza di Roma e si chiama Mers. Trattasi di un reattore supersicuro - e ripeto, «supersicuro» - di piccola taglia, che può essere utilizzato per produrre energia elettrica e calore di processo, ad esempio, per la dissalazione dell'acqua marina. Il progetto, la cui concezione è di tipo modulare, è stato sviluppato in collaborazione con Enea e può essere inserito di diritto nell'ambito dell'iniziativa Gnep (Global Nuclear Energy Partnership) di cui abbiamo già parlato in altra sede. Ecco perché ha ragione Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo Economico, quando parla di «valorizzazione» dell'Enea e della realtà industriale italiana nel settore energetico/nucleare. Il secondo progetto di reattore assolutamente innovativo si chiama Iris, che è di «tipo integrale», sviluppato dal Politecnico di Milano. In tale reattore tutti i componenti sono contenuti in un unico recipiente a pressione in acciaio. Il progetto ha destato l'interesse di Toshiba e sta attualmente completando l'iter di qualificazione per lo sviluppo industriale; in pratica, per poter essere prodotto in serie - se vogliamo utilizzare un espressione caro al settore automobilistico. Inoltre, sempre Enea, con Ansaldo Nucleare, coinvolgendo altre strutture di ricerca, ha lavorato in ambito Euratom allo sviluppo della tecnologia dei reattori raffreddati a piombo, che è una delle filiere del Generation IV International Forum. Nonostante tutte queste attività si siano svolte in assenza di un quadro strategico organico e di finanziamenti stabili e programmati - ed è questo che rende debole il sistema, non la mancanza di know how e professionalità italiana nel settore - le medesime attività sono facilmente collocabili ed integrabili nel contesto - come abbiamo visto - delle iniziative internazionali di ricerca e sviluppo industriale. Ebbene, cari signori integralisti del catastrofismo e della disinformazione, le capacità di ricerca e di sviluppo industriale italiane, nonostante il lungo letargo operativo, sono tuttora di ottimo livello e possiamo ben immaginare quale sarebbe e sarà il virtuoso frutto dell'indicazione di una strategia energetica nazionale, come preannunciata dal Dl 112 del 28 giugno scorso. Facciamo alcuni esempi di vitalità nel settore della ricerca e dell'industria nucleare italiana. In primo luogo, per la ricerca vera e propria c'è Enea che ha continuato a operare in questi anni - come abbiamo visto - nell'ambito dei programmi europei e in rapporto con Euratom. Lo stesso dicasi per il Cnr, le sei Università italiane che hanno dato vita al Cirten (Consorzio Interuniversitario per la Ricerca Tecnologica Nucleare) e altre strutture di ricerca come il Cesi ed il Siet. Sul piano industriale c'è Sogin, che detiene tutti gli asset nucleari e le capacità operative nel settore del decommissioning degli impianti e che, «in questi anni, ha continuato ad operare sulla sicurezza degli impianti nucleari dell'Est Europeo sotto l'egida della Commissione Europea e può svolgere efficacemente quel ruolo di architetto del sistema che era proprio dell'Enel ai tempi del progetto unificato nucleare». Poi, c'è la stessa Enel, che da qualche anno ha avviato un piano industriale di acquisizione di capacità nucleari all'estero e che è tornata ad essere un operatore nucleare a piano titolo sotto la guida sapiente dell'Amministratore delegato Fulvio Conti. Dal punto di vista dell'ingegnerizzazione e dello sviluppo industriale ci sono realtà come Srs, Ansaldo Nucleare, Techint e Ansaldo Camozzi, che hanno continuato in questi anni, a lavorare in Italia sullo smantellamento degli impianti e sulla gestione dei materiali radioattivi nonchè - e questo è importantissimo - su commesse relative alla realizzazione di impianti nucleari all'estero. Ansaldo Nucleare, ad esempio, è attualmente, il «sistemista» della Westinghouse che produce il reattore AP-1000. Insomma, le realtà virtuose esistono; è solamente necessario «fare sistema» e riorganizzare strategicamente l'assetto nucleare, perché l'Italia in questo campo non è a zero, tutt'altro. Può vantare eccellenze, nonostante il vento per vent'anni non abbia spirato certamente a favore. Allora basta disfattismi ambientalisti e via con la «nuova era Scajola»! Giovanni Calabresi |
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Ragionpolitica, periodico on line n.271 del 8/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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