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numero 280
6 marzo 2008
 
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Ripartire

di Gabriele Cazzulini - 12 luglio 2008

Si è verificato un evento fondamentale. Neppure l'anti-berlusconismo è riuscito a ricostruire l'unità della sinistra. Il gioco dell'estremismo, che sembrava una tentazione irresistibile con cui rivoltare le masse contro il governo, si è ritorto contro i suoi artefici. Di Pietro in versione di giudice del popolo per processare e, ovviamente, condannare Berlusconi è finito a sua volta alla gogna, condannato proprio dal suo grande alleato Veltroni.

Il momento decisivo è stata l'esplosione di accuse contro tutti, dal Papa a Veltroni, che ha fatto perdere il controllo della manifestazione, degenerata in una bagarre violenta e senza idee. Quello è stato il punto in cui la politica dello scontro frontale ha toccato il fondo. E' stato il canto di un brutto cigno. Adesso il nugolo dell'anti-berlusconismo si sta dissolvendo. Il parlamento ha approvato il testo del decreto legge per l'immunità sulle alte cariche dello stato introducendo emendamenti per raccogliere ulteriore consenso e Napolitano ha la penna in mano per firmare. La sconfitta dell'oltranzismo contro Berlusconi corre su tutta la linea.

Il Pd deve capitalizzare questo inaspettato momento virtuoso. Con Di Pietro cloroformizzato dai suoi stessi veleni, Veltroni può avere la mano più libera per riprendere il cammino interrotto il 14 e 15 aprile. Si ritorna a parlare di governo ombra, di opposizione istituzionale e di dialogo senza temere fischi dalla piazza. Il binario si sdoppia tra partito e istituzioni. Il partito può formare una coalizione maggioritaria tra Veltroni e le correnti dell'ex Margherita come barriera per arginare le nostalgie del centrosinistra allargato. il fattore centrale per Veltroni non sono le alleanze. E' invece l'affermazione robusta della sua contestata leadership. Le sirene di Casini, gli abboccamenti assurdi con la Lega, i ritorni di fiamma con i comunisti. Sono variabili secondarie che servono soltanto a indebolire Veltroni per poi rifare l'Unione dopo aver rifatto il Pd.

Ma anche il Parlamento è un campo di gioco importante per il Pd. L'opposizione non può rimanere un posto vuoto, perché così si rigonfiano le sacche dell'estremismo. Con l'estromissione dell'anti-berlusconismo dal parlamento, il Pd può adottare una strategia meno ideologica. Anche la maggioranza può capitalizzare questa sistemazione del Pd, giocando d'anticipo. E' ovvio che il credito di cui dispone Veltroni sia esiguo; perciò una ripresa del dialogo tra maggioranza e opposizione ha luogo in una posizione di netto vantaggio del governo. Ma non sarà un equilibrio di forze destinato a durare a lungo. Sul tavolo c'è la legge finanziaria e un autunno tradizionalmente foriero di contestazione sociale.

Se governo e Pd riuscissero a negoziare lo scambio tra una minima partecipazione alla politica economica e una relativa calma sociale, Berlusconi avrebbe sbaragliato in un colpo solo le postazioni dei suoi peggiori nemici. Il Pdl potrebbe anche svolgere la sua assemblea costituente per fondare il partito unico senza indossare l'elmetto da guerra, ma guardando con serenità alle prossime elezioni europee. L'autunno freddo non è più un miraggio. Purché la politica, dopo questo inizio d'estate così rovente, riparta.

! Gabriele Cazzulini
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