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6 marzo 2008
 
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Africa, oltre Mugabe. Le Bugatti del dittatore

di Anna Bono - 19 luglio 2008

Nell'aprile 1988 la rivista francese Jeune Afrique intervistava Sese Seko Mobutu, dittatore dell'attuale Repubblica Democratica del Congo allora chiamata Zaire, al potere dal 1965 al 1997: «Mentirei se affermassi che non possiedo un conto in banca in Europa - dichiarò in quell'occasione Mobutu, interrogato in merito all'ammontare dei suoi beni personali - mentirei anche se dicessi che quel conto non è ben fornito. È vero. Ho un sacco di soldi. Secondo i miei calcoli, meno di 15 miliardi di CFA in tutto (la valuta usata da molti stati africani, in prevalenza ex colonie francesi: oggi 100 CFA equivalgono a circa 0,15 euro, N.d.A.). È una somma così esorbitante per una persona che da 22 anni è presidente di un paese tanto grande?».

In realtà Mobutu mentiva e di CFA ne aveva molti di più. Infatti era entrato, seppure lontano dalle prime posizioni, nella classifica degli uomini più ricchi del mondo: alla sua morte, nel 1997, si calcolava che disponesse di un patrimonio liquido di 1.200 miliardi di lire italiane ai quali si aggiungevano proprietà immobiliari, ville, castelli, yacht e aerei privati. 15 anni dopo l'intervista di Jeune Afrique, i leader che hanno preso il suo posto ancora mantenevano la ferma certezza che chi controlla un territorio, con la forza o tramite un apparato statale, ha il diritto di disporne a proprio piacimento. Per questo negarono il saccheggio e lo sfruttamento delle risorse naturali del loro paese sui quali le Nazioni Unite cercavano di indagare dal 2002: «I congolesi possono fare ciò che vogliono del loro paese - fu la loro replica - poiché le sue risorse appartengono a loro non si può parlare di saccheggio».

Il primato della rapacità tra i leader africani, siano essi dittatori o capi di stato e di governo eletti, spetta forse all'ultimo dittatore della Nigeria, Sani Abacha, che in soli cinque anni di regime, dal 1993, quando prese il potere con un colpo di stato, al 1998, anno della sua morte improvvisa per infarto, ha sottratto alle casse della Banca centrale nigeriana più di 2,2 miliardi di dollari, secondo alcune stime addirittura il doppio. Quelli rinvenuti in vari conti svizzeri - circa 700 milioni di dollari - sono stati restituiti al governo nigeriano sperando che ne faccia buon uso. Altri leader africani non sono altrettanto frenetici nell'accumulare denaro e proprietà o semplicemente non possono attingere a risorse altrettanto ingenti di quelle della Nigeria che da decenni estrae petrolio e ne è il primo produttore dell'Africa subsahariana. In compenso molti, da tempo, ne hanno avuto ben di più.

È il caso di Omar Bongo Ondimba, presidente del Gabon dal 1967. Ha avuto a disposizione 41 anni per acquistare 33 proprietà immobiliari in Francia, incluso un albergo di lusso sugli Champs-Elisées a Parigi. Lo scorso anno la procura di Parigi aveva aperto un'indagine su di lui e su Denis Sassou N'Guesso, presidente della Repubblica del Congo dal 1979, salvo un periodo di cinque anni, dal 1992 al 1997, durante il quale dovette cedere la carica a Pascal Lissouba. Tra le proprietà di N'Guesso in Francia figura un albergo con piscina intestato a una delle sue figlie, che da solo vale 10 milioni di euro, e un appartamento nel cuore della capitale francese, intestato alla moglie.

L'inchiesta, pur avendo accertato l'esistenza degli immobili in questione, era stata archiviata lo scorso novembre. Adesso due organizzazioni non governative francesi sono tornate alla carica e il 10 luglio hanno denunciato nuovamente Bongo per «ricettazione e sottrazione di fondi pubblici». Insieme a lui chiedono che si indaghi sui beni di tre suoi colleghi: Eduardo dos Santos, presidente dell'Angola dal 1979, Blaise Compaoré, capo del Burkina Faso dal 1987, uno dei leader africani che hanno manipolato la costituzione per superare il limite dei due mandati presidenziali e ricandidarsi alla massima carica per tre volte; e Teodoro Obiang Nguema, presidente della minuscola, ma ricca di petrolio Guinea Equatoriale, al potere grazie a un colpo di stato dal 1979. Quest'ultimo, oltre a «investire nel mattone», ha degli hobbies decisamente costosi: ad esempio, colleziona vecchie Bugatti e pare che possegga almeno 15. Le due ong sostengono che i patrimoni all'estero dei quattro leader non possono essere stati acquisiti soltanto con stipendi ed emolumenti legittimi, relativi alle cariche ricoperte, e che quindi occorre ipotizzare che siano frutto della sottrazione di fondi pubblici. Come non essere d'accordo?

! Anna Bono
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Ragionpolitica, periodico on line n.272 del 15/7/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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