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I negoziati siro-israeliani...sullo sfondo libaneseE Israele apre anche a Hezbollahdi Bernard Selwan El Khoury - 15 luglio 2008 A seguito della Conferenza di Annapolis, la Siria ha accennato alla possibilità di «trattative dirette» con lo Stato di Israele. Il governo Olmert attraversava, e attraversa, un periodo di crisi. La Siria è stretta dalla morsa del Tribunale internazionale sull'omicidio Hariri, che la vedrebbe come principale mandante di tale assassinio. Non stupisce, dunque, che proprio a seguito degli Accordi di Doha Israele abbia iniziato a «dialogare», a suon di scambio di prigionieri/cadaveri, anche con il Partito di Dio libanese, legato a doppio filo a Siria e Iran. Che la Siria avesse intenzione di trascinare gli Usa e la comunità internazionale al tavolo del negoziato lo si era intuito già nel 2005, quando, costretta dall'Onu (ris.1559) a ritirare le sue truppe dal Libano dopo 30 anni di occupazione, cominciò a lavorare in questo senso. In che modo? Da una parte sgominando alcune cellule terroristiche abilmente manovrate dai mukhabarat siriani (i servizi segreti) sul territorio nazionale, dall'altro infiltrando altre cellule nei campi profughi libanesi, come ad esempio Fateh al-Islam a Nahr el-Bared, nel nord del Libano. In questo modo il regime di Assad figlio ha fatto intendere agli Usa che anche la Siria era impegnata nella lotta al terrorismo e che era ancora la Siria a muovere la Regina sullo scacchiere mediorientale e soprattutto su quello libanese. Da parte siriana negoziare con Israele significa prima di tutto recuperare il Golan, ma soprattutto sottrarre ai nemici di Damasco mezzi potenzialmente utilizzabili per esercitare pressioni politiche nei suoi confronti, come ad esempio il tribunale internazionale per l'assassinio di Hariri, specialmente in vista del cambio di vertice a Washington, a cui la Siria guarda con fiducia «sospetta». Al tempo stesso la Turchia di Erdogan, con il ruolo di paese mediatore, verrebbe guardata con occhi diversi e considerata, qualora i negoziati andassero a buon fine, come lo Stato (non arabo) che è riuscito in ciò che altri paesi arabi e occidentali avevano fallito. A quel punto l'ingresso in Europa sarebbe una possibilità concreta più che un miraggio. E sul tavolo delle trattative la carta libanese continua ad essere quella decisiva, come fu nel 1990 durante gli accordi di Taef, quale valvola di sfogo delle crisi regionali. Da parte israeliana una «pace» con la Siria significa una maggiore sicurezza regionale, ma soprattutto un indebolimento dell'asse Siria-Iran-Hezbollah, e quindi Hamas. La Siria chiede la restituzione delle alture del Golan. Israele in cambio chiede sicurezza, e l'assassinio di Imad Mughniyye, responsabile operativo di Hezbollah ricercato da Israele per numerosi attentati e residente a Damasco, potrebbe essere letto sotto quest'ottica. Dunque, di nuovo Hezbollah. Una sconfitta israeliana e una vittoria per Hezbollah, sostengono alcuni osservatori, proprio come l'estate 2006, per questo la liberazione di Samir al-Quntar equivarrebbe ad una netta vittoria di Hezbollah. Alcune voci a Tel Aviv ammoniscono: negoziare con la Siria significa giocare con il fuoco. La guerra del 2006, a seguito del rapimento da parte di Hezbollah di due soldati israeliani, ha evidenziato un fattore inedito. Il Partito di Dio ha dimostrato a Israele, ai paesi arabi, agli Stati Uniti ma soprattutto all'Iran che oramai poteva decidere dello stato di guerra e pace nel paese dei Cedri così come nell'intera regione, e che neanche il più potente esercito mediorientale aveva potuto (o voluto) sconfiggerlo. Fino a quel momento l'andamento degli eventi non aveva evidenziato la possibilità di negoziati. Tutto ciò ha subìto un «improvviso» cambiamento dopo gli accordi di Doha. Ancora una volta il Libano pagava il prezzo delle transazioni di affari altrui. Pochi giorni prima Hezbollah e Israele si erano accordati per un scambio di prigionieri, Siria e Israele avevano aperto a un negoziato. Nell'ombra, le due potenze di Stati Uniti e Iran. Bernard Selwan El Khoury |
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Ragionpolitica, periodico on line n.272 del 15/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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