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numero 280
6 marzo 2008
 
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Berlusconi immune dai giudici

di Gianni Baget Bozzo - tratto da del 15 luglio 2008

E' avvenuto sotto gli occhi di tutti, un «compromesso storico» tra Berlusconi e la magistratura. Ed ogni compromesso indica che prima si è combattuta una vera lotta in cui le due parti hanno difeso il loro terreno. E' proprio contro questo compromesso che Di Pietro alza la voce. Si è sentito abbandonato dai suoi. Il lodo Alfano, che ha ripercorso una strada già bocciata dalla Corte Costituzionale, ora invece ha il solido consenso di un negoziato diretto dal capo dello Stato, ha registrato il silenzio assenso del Csm e il parere favorevole di qualche ex esponente della Corte Costituzionale.

Ma questo è avvenuto sulla base del fatto che le elezioni dell'aprile 2008 hanno fatto di Berlusconi non semplicemente il vincitore delle elezioni ma l'«eletto del popolo», cioè la persona in cui si riconosce una maggioranza non legittimata a sinistra, che vuole auto legittimarsi come maggioranza democratica, scegliendo un candidato che la sinistra e la cultura politica vetano: cioè appunto Berlusconi. Ciò è avvenuto grazie a una piccola guerra di movimento, mossa dal governo con l'accettazione degli emendamenti Vizzini Berselli al decreto sulla sicurezza che ordinavano ai procuratori della Repubblica una linea nell'applicazione dell'azione penale. E chiarivano così un punto di principio: cioè che l'azione penale è un potere dello Stato, e non della sola magistratura, e che il Parlamento e il governo hanno il potere di indicare una direzione. Ma la forza dell'attacco era evidente nella dichiarazione di Berlusconi di non accettare come obiezione al decreto il fatto che il suo processo milanese nel caso Mills fosse tra quelli cancellati. Poteva seguirne una riprovazione generale, ma la questione fu tenuta in mano dal presidente della Repubblica, che impedì al Csm di dichiarare la incostituzionalità del decreto sulla sicurezza. E poi ne nacque il lodo: e questo venne accettato dal capo dello Stato, censurato blandamente dal Partito democratico e soprattutto coperto dal silenzio della magistratura che ha compreso come la strada di salvare Berlusconi dal processo di Milano fosse ormai una necessità istituzionale. Ottenendo in cambio la cancellazione degli emendamenti. Quindi contenti tutti. Di Pietro si consola con il notare che evidentemente gli emendamenti bloccaprocessi erano una premessa al lodo. In realtà così è stato, Berlusconi ha tentato un vero colpo di forza, sfidando i poteri costituzionali, l'opposizione e la stampa: egli infatti si liberava di un suo processo mediante un atto di governo.

I poteri costituzionali e l'opposizione hanno ben capito che il paese giudicava i processi contro Berlusconi come un atto politico della magistratura e che la guerra andava conclusa con una pace per il bene del paese. La legittimità della democrazia aveva mutato lo stato della legge. Ed ora il lodo Alfano è alle spalle e la guerra è stata chiusa. Veramente ci è voluto il consenso di tutti e questo mostra che la guerra civile sta finendo e che la legittimazione reciproca delle parti è già in corso. L'operazione è stata diretta dal presidente della Repubblica, che non solamente ha mostrato quel sentimento di imparzialità che era mancato vistosamente a Scalfaro ed era stato tiepido in Ciampi. Ma ha veramente giocato la sua autorità personale di Capo dello Stato, ed è il vero autore della pace politica tra democrazia e magistratura. Ora Di Pietro canta alla luna, non riempirà mille piazze. E Veltroni può tirare un sospiro di sollievo e forse rinunciare ai cinque milioni di firme o a dar loro un segnale di chiusura di un ciclo. Ma prima o poi tornerà a riprendere quel dialogo con la maggioranza che si è aperto quando Berlusconi era all'opposizione. Il tema fondamentale è ora la legge elettorale europea. Ma soprattutto la stessa azione di governo. Non a caso Veltroni e Berlusconi hanno insieme respinto il dialogo sulle riforme e sul sistema tedesco che è la nuova mossa di Massimo D'Alema. Infine l'asse tra Berlusconi e Veltroni tiene nonostante tutto.

! Gianni Baget Bozzo
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