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Il nuovo volto di Cubadi Maria Chiara Albanese - 17 luglio 2008 Sabato 12 luglio a la Havana Raul Castro, presidente in carica di Cuba, ha tenuto il suo primo discorso di fronte all'Assemblea Nazionale da lui stesso presieduto, discorso che passerà alla storia non solo del paese ma dell'intera America Latina. Cuba annuncia la sua svolta verso la libertà. Postosi al lato della sedia vuota lasciata dal fratello Fidel, volto dell'isola di Cuba per più di 50 anni di regime dittatoriale, il quale non ha potuto presenziare all'Assemblea, Castro, Raul, assurto alla carica di presidente di Cuba il 24 febbraio di quest'anno, ha annunciato la svolta verso la libertà di Cuba: dall'egualitarismo tout court, privato ormai tanto di concretezza quanto di efficacia, all'eguaglianza reale. Raul Castro, nel suo discorso, ha rimodulato il significato della parola eguaglianza, che da oggi in poi assumerà un valore nuovo per i cubani: non già mera eguaglianza di salari, bensì di diritti e opportunità. La rivoluzione per la libertà tacita che si sta svolgendo all'interno della piccola isola nel Golfo del Messico ha dello straordinario. Tra le azioni politiche intraprese dal fratello di uno dei maggiori dittatori che il XX secolo ricordi sono sicuramente da annoverare la riapertura del trasporto cittadino ad operatori privati dopo circa dieci anni di chiusura e nazionalizzazione e sopratutto la parziale apertura o liberalizzazione del settore immobiliare. Il programma politico del nuovo presidente cubano può sintetizzarsi nei seguenti punti, che sono stati da lui stesso ribaditi durante il suddetto discorso di fronte l'Assemblea: decentralizzazione dell'agricoltura e riconversione delle terre non utilizzate a favore dei campesinos; incremento dei salari per coloro che sono maggiormente produttivi (l'introduzione della meritocrazia a livello salariale è certamente una innovazione filosofico-politica a Cuba), avendo come obiettivo finale il riattivare l'economia cubana ormai stagnante da decenni per renderla competitiva nello e sullo scenario internazionale; lotta alla frode e furto oltreché al malfunzionamento dell'apparato amministrativo cubano; l'eliminazione dei sussidi ingiustificati nei confronti della casta cubana; infine la previsione dell'aumento dell'età di pensionamento da 55 a 60 anni per le donne e da 60 a 65 per gli uomini, manovra necessaria per affrontare il presente «invecchiamento» della popolazione attiva cubana e il basso tasso di natalità, che oggi si attesta a 0,251% tra i più bassi di tutta l'area-latino americana. La dittatura fidelista ha serrato il paese per più di 50 anni in una morsa fatta di assolutismo, repressione della libertà individuale e certamente povertà per la maggioranza della popolazione cubana medesima. Il paese oggi vede il riaccendersi di una nuova speranza, all'indomani di elezioni che in principio non lasciavano prevedere miglioramenti: i così detti antagonisti alle elezioni che si sono tenute nel febbraio 2008 erano infatti tutti esponenti della «vecchia guardia politica» cubana. Ma proprio questo «giovane settantasettenne» sta ponendo giorno dopo giorno nuovi tasselli nel mosaico della via per la democrazia e libertà a Cuba. Certamente non è un uragano cui i popoli di questa area del mondo sono abituati: Raul Castro non si vuole porre sul palcoscenico politico cubano come l'uomo che seppellì l'era fidelista, ma è indubbio che la sua opera politica stia segnando la strada per il rinnovamento dell'intero paese. Bisognerà attendere e vedere se uno degli ultimi baluardi della dottrina comunista cederà il passo alla svolta democratica, o se lo status quo prevarrà sul cambiamento. Maria Chiara Albanese |
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Ragionpolitica, periodico on line n.272 del 15/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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