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Strage di Bologna, il fascicolo è apertodi Vito Di Lernia - 17 luglio 2008 Per una strage i cui autori hanno nomi, cognomi e condanne definitive la parola fine dovrebbe essere stata già scritta, eppure le indagini sulla strage di Bologna, il cui fascicolo è nelle mani del Pubblico Ministero Paolo Giovagnoli, hanno subito un'accelerazione nelle settimane scorse. Il magistrato inquirente si è recato a Berlino per interrogare su rogatoria internazionale cinque esponenti dell'organizzazione terroristica di estrema sinistra «Cellule Rivoluzionarie» tra i quali Thomas Kram, presente a Bologna proprio il 2 agosto 1980. Nelle carte della corposa inchiesta tedesca, che confluiranno nel fascicolo della Procura di Bologna, tuttora contro ignoti, potrebbero finire appunti sequestrati in Ungheria che testimonierebbero rapporti tra il terrorista internazionale Carlos, le Cellule Rivoluzionarie Tedesche ed il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) di George Habbash in relazione al transito di armi nel territorio italiano, e forse proprio a Bologna, che doveva realizzarsi grazie alla collaborazione delle Brigate Rosse. Il dossier sul più terribile attentato realizzato sul territorio italiano è stato riaperto in seguito agli spunti di indagine forniti dalla commissione parlamentare Mitrokhin. Gli atti della commissione hanno portato alla luce documenti che provavano la presenza a Bologna, il giorno della strage, del terrorista tedesco Thomas Kram, membro a pieno titolo del gruppo di Carlos, a sua volta legato ai palestinesi del FPLP, che in quel periodo portarono a termine svariati attentati in Europa. La commissione Mitrokhin, istituita nel corso del precedente governo Berlusconi, continua insomma a far parlare di sè a distanza di anni dalla sua conclusione grazie all'enorme ed importante mole di documenti prodotti che hanno permesso la rilettura di alcuni episodi oscuri della storia del nostro paese, dal delitto Moro all'attentato al Papa. Ciononostante, la disinformazione dominante gran parte della stampa e della televisione continua ad accostare l'attività della commissione unicamente alle vicende giudiziarie di uno dei consulenti balzato alle cronache di tutto il mondo per essere stato l'ultima persona ad incontrare Alexander Litvinenko prima del suo avvelenamento con polonio radioattivo. La presenza del terrorista tedesco Thomas Kram a Bologna il giorno della strage fu tempestivamente segnalata dal capo della polizia Gianni De Gennaro alla procura di Bologna. Le motivazioni per le quali i magistrati inquirenti non avrebbero valutato con attenzione la posizione dell'esponente dell'organizzazione tedesca «Cellule Rivoluzionarie» nonchè ufficiale di collegamento con il gruppo di Carlos non risultano facilmente comprensibili. Le indagini, sostenute dalle confidenze di personaggi impresentabili come Angelo Izzo, il massacratore del Circeo, vennero indirizzate verso un'unica pista, quella dei gruppi eversivi dell'estrema destra, di cui Fioravanti, Mambro e Ciavardini rappresentavano gli elementi più isolati e pericolosi. Furono invece trascurate piste alternative, quali ad esempio quella araba che avrebbe fatto emergere la verità sul patto «segreto», il tacito accordo verbale concordato tra il colonnello Giovannone, per conto di Aldo Moro, e i rappresentanti del FPLP dopo la strage di Fiumicino del 17 dicembre del 1973, che prevedeva il lasciapassare sul territorio italiano del transito di ordigni bellici e materiale esplosivo in cambio della cessazione di attentati nel nostro paese. Il «patto», grazie al quale diversi palestinesi, dopo l'arresto per trasporto di armi ed esplosivi, usufruirono di rapide e misteriose scarcerazioni, sarebbe saltato però alla fine del 1979, quindi pochi mesi prima della strage di Bologna, dopo il ritrovamento e il relativo sequestro di missili Sam7 Strela a Ortona e l'arresto di Abu Saleh, responsabile del FPLP in Italia. I palestinesi richiesero immediatamente la restituzione degli ordigni di cui rivendicavano la proprietà e la liberazione del proprio rappresentante proprio in virtù del patto, convinti che anche dopo la scomparsa di Moro l'accordo rimanesse in piedi. L'intransigenza di Cossiga, all'epoca Presidente del Consiglio, lo scontro con i servizi segreti militari, il conseguente processo e la condanna di Abu Saleh furono considerati dai palestinesi atti ostili per i quali minacciarono ritorsioni. Fioravanti, Mambro e Ciavardini diventarono i protagonisti di un processo politico contro lo stragismo fascista rimasto fino ad allora impunito. Del resto, con la condanna a diversi ergastoli per altri omicidi, la posizione detentiva degli imputati non avrebbe subìto sostanziali impatti da un'ulteriore pena. Quello che è certo è che, a distanza di ventotto anni dalla strage, la verità su uno degli episodi più laceranti della storia del nostro paese sembra ancora lontana. Vito Di Lernia |
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Ragionpolitica, periodico on line n.272 del 15/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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