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Il governo pachistano scelga da che parte staredi Matteo Gualdi - 19 luglio 2008 Giugno di sangue in Afghanistan, dove ci sono stati più morti nell'ultimo mese che in qualsiasi altro periodo da quando ha avuto inizio la missione Enduring Freedom, il 7 ottobre 2001. Un recente rapporto del Pentagono dipinge un quadro fosco dell'andamento delle operazioni nel teatro afgano, dove tra gennaio e maggio gli attacchi sono aumentati del 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il destino del paese sembra sempre più legato all'andamento della guerra in Iraq: da una parte i caduti diminuiscono, dall'altra aumentano (46 morti a giugno in Afghanistan, 31 in Iraq), da una parte i sunniti si alleano con gli Stati Uniti contro Al-Qaeda, dall'altra esattamente il contrario, da una parte diminuisce il flusso di terroristi stranieri che arrivano per combattere il jihad (da circa 110 a meno di 40 al mese), dall'altra tale flusso aumenta. Secondo l'intelligence americana tale incremento è legato sia al fatto che la guerra in Iraq viene ormai considerata perduta mentre il teatro afgano è visto come la «linea Maginot» per tutti gli estremisti provenienti dal Medio Oriente, Nord Africa ed Asia centrale, sia al fatto che il nuovo governo pachistano ha cominciato a marzo a trattare con i leader tribali ed ha ammorbidito le proprie posizioni. Da allora, come già durante i negoziati del 2005 e del 2006, il numero di attacchi alle forze di coalizione sono aumentati in modo costante, tanto che il Gen. David D. McKiernan, il nuovo Comandante ISAF in Afghanistan, ha dichiarato in una recente intervista al New York Times che «la situazione nelle aree tribali del Pakistan e nelle province di frontiera nel Nord-Ovest del paese è più problematica che mai. La porosità delle linee di confine ha consentito ai gruppi di insorgenti una grande libertà di movimento attraverso quel confine, così come una grande libertà di rifornimento che gli consente, tra l'altro, di rafforzare i propri santuari». Non solo i terroristi riescono a passare il confine come e quando vogliono, ma parlare di confine appare sempre più aleatorio, in una regione in cui le frontiere sembrano esistere solo sulla carta. Circa due settimane fa, il Segretario alla Difesa americano, Robert M. Gates, ha dichiarato alla stampa «la capacità dei Talebani e degli altri gruppi di insorgenti di passare il confine senza alcuna pressione da parte delle forze armate pachistane è chiaramente motivo di preoccupazione. Questo è l'argomento che necessita di essere discusso con il governo pachistano». Ma proprio qui sta il problema. Un conto era per gli americani riuscire a trattare con il Presidente Musharraf, un conto, invece, è riuscire a mettersi d'accordo con un governo di coalizione estremamente debole e diviso come quello attualmente in carica ad Islamabad. Il governo di Washington è sempre più preoccupato e si moltiplicano le critiche all'alleato pachistano per i recenti accordi con le tribù di frontiera. Così, mentre il governo di Islamabad discute la linea da adottare con gli americani, sulla provincia di Paktika, in Afghanistan, piovono bombe, che arrivano direttamente dal Waziristan dove Tehrik-e-Taliban, il gruppo di talebani guidato da Baitullah Meshud, considerato l'ideatore dell'attentato di dicembre dove perse la vita l'ex Primo Ministro Benazir Bhutto, si rafforza sempre più ed ha ormai preso il controllo della regione. Tant'è che il recente rapporto del Pentagono parla di «due diversi nemici in Afghanistan»: una forza con base nel sud del paese, nella città di Kandhar, ed una «confederazione di gruppi militanti» guidata dai Talebani nell'est dell'Afghanistan ai confini con il Pakistan, che trova rifugio, e di fatto controlla le aree tribali del Waziristan (ma non solo). Questi due diversi nemici hanno «obiettivi comuni», tra i quali «l'espulsione di tutte le forze militari straniere, l'eliminazione di influenze governative esterne nelle aree da essi controllate e l'imposizione di un governo islamico conservatore, a guida Pashtun». Per combattere un nemico del genere occorrerebbe stanarlo, inseguirlo ovunque si nasconda, anche oltre i confini dell'Afghanistan. Per questo è necessario che il governo pakistano faccia la propria parte e dimostri con i fatti di voler aiutare l'Occidente nella lotto contro il terrorismo, perché l'ambiguità non è più tollerabile.
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Ragionpolitica, periodico on line n.272 del 15/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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