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6 marzo 2008
 
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Braccio di ferro sulle Fata

di Diletta Guaragna - 19 luglio 2008

Il segretario alla difesa americano e i vertici militari smentiscono le voci che davano per imminente un attacco al Pakistan. Ad alimentare questa linea di pensiero erano stati i movimenti delle truppe in territorio afghano in corrispondenza delle regioni del Waziristan. Testimoni locali citati dal quotidiano pakistano Dawn riportano di forze aerotrasportate nelle vicinanze del confine dove le stesse starebbero costruendo bunker e fortificando le proprie postazioni in vista di possibili attacchi. Nonostante le dichiarazioni rassicuranti dei vertici statunitensi, la tensione nelle regioni tribali rimane alta. Pur smentendo la possibilità di un attacco, gli americani hanno infatti sottolineato che nel caso le forze fossero fatte oggetto di attacchi queste non esiteranno a rispondere.

Le Fata, Federally Administered Tribal Areas, restano quindi al centro delle relazioni tra Islamabad e Washington. Le stesse sono ormai da giorni l'oggetto della battaglia tutta diplomatica, almeno per il momento, che dovrebbe portare a una svolta decisiva nella «guerra al terrore». Non è infatti un mistero che al momento attuale è questa la zona dove i talebani si sono rifugiati e da dove pianificano e mettono in opera gli attacchi contro le forze della coalizione nel vicino Afghanistan. Attacchi che, secondo fonti Nato, nel mese di aprile sono aumentati del 50% rispetto a quelli registrati nello stesso periodo dello scorso anno, mentre nel mese di giugno il numero di soldati uccisi è stato il più alto dal 2001.

Non sorprende quindi come all'indomani dell'uccisione di altri 9 soldati americani nei pressi della frontiera pakistana, le pressioni di Washington affinché Islamabad contribuisca in modo sostanziale alla lotta al terrorismo si siano fatte più insistenti. A riconferma dell'importanza assunta dalla situazione al confine, contribuirebbe anche la visita a sorpresa compiuta dall'ammiraglio Mullen in Pakistan durante il weekend scorso, nel corso della quale lo stesso ha avuto un incontro con il capo di stato maggiore dell'esercito pakistano, generale Kiyani, durante il quale si è quasi sicuramente parlato delle zone tribali. Stando alle dichiarazioni di alcuni diplomatici in Pakistan, quello che attende gli Stati Uniti al confine è un vero e proprio dilemma: come riportare la zona sotto controllo senza alzare il livello della competizione sino a pervenire allo scontro aperto, eventualità che sicuramente comprometterebbe i rapporti con uno degli alleati più preziosi nella zona.

Ancora maggiori sono i dubbi che deve affrontare il Pakistan. La richiesta americana non può certo essere ignorata o sottovalutata, l'alleanza con gli Usa appare vitale per il Paese dal momento che assicura finanziamenti più che mai necessari alla sopravvivenza dello stesso, alle prese con una crisi economica senza precedenti. Verso la delineazione di una linea politica intransigente nei confronti di gruppi di talebani spingerebbe anche l'esigenza di migliorare i rapporti con Kabul, sempre più tesi dopo le reciproche accuse lanciate all'indomani dell'attentato nei pressi dell'ambasciata indiana. Islamabad non può infatti permettersi di perdere terreno in Afghanistan, soprattutto a fronte delle eccellenti relazioni che intercorrono tra questi e l'India. Una rottura con Karzai significherebbe l'accerchiamento da parte di Dehli e il conseguente tramonto della speranza di trovare in Afghanistan quella profondità strategica che tanto preoccupa tutti i governi di Islamabad.

Le autorità centrali pakistane dovranno però tenere anche in considerazione le affermazioni dei talebani, i quali considerano l'interessamento di potenze straniere alle zone tribali come un attacco all'indipendenza del Pakistan e si dicono pronti a respingere gli americani in caso di attacco nella regione. I talebani potrebbero infatti approfittare della situazione di debolezza delle istituzioni centrali per destabilizzare ulteriormente il Paese. Alle autorità pakistane spetta ora il difficile se non impossibile compito di mediare tra le diverse necessità. Washington ha fatto la sua mossa. Ora la mano passa a Islamabad.

Diletta Guaragna

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