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Le regioni sono malate?di Gianni Baget Bozzo - 19 luglio 2008 Non sembra che giovi il fatto di aver affidato alle regioni il governo della sanità pubblica. Ottaviano Del Turco ha una storia ragguardevole, ha guidato la Cgil come segretario socialista. Ha diretto il Psi abbandonando l'eredità di Craxi ed infine è arrivato al Partito democratico e presentato come il rappresentate della tradizione riformista del nuovo partito. Ora è stato carcerato come un mafioso e con lui assessori e dirigenti della sua giunta in Abruzzo. Questa regione ha già conosciuto l'arresto collettivo della sua amministrazione regionale. Ma colpire Del Turco è un colpo grosso. E con una procedura che sembra indicare la fragranza mentre l'imputazione è quella di associazione a delinquere. Questo gesto rafforza immediatamente il piano politico di Antonio Di Pietro e indebolisce il Partito democratico. Ma su un piano più generale mostra che, soprattutto dopo la trasformazione dei presidenti delle regioni in «governatori» eletti direttamente dal popolo, il loro intervento nella sanità è stato uno dei punti deboli del sistema. E' accaduto in Calabria dove è stata commissariata dal governo Prodi la sanità regionale e l'omicidio Fortugno è stato associato alla questione della sanità. E' accaduto in Lazio dove la sanità regionale è anch'essa commissariata. Ed anche in Liguria dove il governatore ha alterato un concorso per favorire un suo raccomandato. Ma anche in Lombardia il caso della clinica Santa Rita ha messo in luce un rapporto tra finanziamento regionale e cliniche private in cui il corpo del malato era trattato come una cavia. Viene da pensare che se la sanità fosse stata affidata ai prefetti avrebbe avuto miglior sorte. E del resto è ai prefetti che è ricorso il governo Berlusconi quando ha dovuto affrontare il caso dei rifiuti napoletani. E Giuliano Amato aveva affidato ai prefetti il compito di catastare le aree oggetti di incendi chiaramente dolosi dove i comuni non lo facevano. Il federalismo fiscale dovrebbe rendere i governi regionali meno inclini a spese di prestigio e di promozione del loro personale politico: e quindi meno corruttibile. Tuttavia questa è una scommessa. Le regioni sono il nostro ente amministrativo che ha meno rapporti con il territorio. Ed esse fin dall'inizio sono state sgravate dalla capacità di imposizione fiscale affidata solamente allo Stato. Inoltre rimangono le regioni a statuto speciale che già controllano fiscalmente tutti i redditi prodotti in esse. Non conosciamo ancora il testo della riforma e esso certamente determinerà un ampio dibattito. Essendo la riforma approvata con legge ordinaria il federalismo inciderà immediatamente su tutto il paese e determinerà un vero reimpianto del sistema fiscale italiano e quindi di tutto il sistema politico. Infine la questione fiscale è al centro della politica italiana in tutte le elezioni. Se vi è un tema in cui esiste un grande consenso politico questo è proprio il federalismo fiscale in cui Lega e Partito democratico pensano di intendersi tra di loro, non contro ma oltre il governo Berlusconi. E ciò rende il tema politicamente sapido. Ma la domanda centrale degli elettori a questo governo era quella di diminuire le tasse, non di cambiare il loro percettore. Tremonti dice che sarà il federalismo fiscale a farlo, speriamo che il ministro indovini.
Pubblicato su La Prealpina |
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Ragionpolitica, periodico on line n.272 del 15/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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