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L'Eta torna a colpire

di Daniele Martino - 22 luglio 2008

Il terrorismo basco è tornato a colpire in Spagna; domenica scorsa, infatti, quattro ordigni sono esplosi sulle spiagge della Cantabria, nel nord del Paese, fortunatamente senza creare danni grazie ad una telefonata di avvertimento. Le esplosioni sono avvenute proprio nella giornata di domenica per due motivi ben precisi: il primo è che la domenica è il giorno in cui le spiagge sono più affollate, per cui si crea una situazione di pericolo amplificata dal gran numero di persone al mare. Il secondo motivo, il più caratterizzante, è che proprio domenica il premier Josè Luìs Zapatero era a Barcellona per un incontro con le autorità catalane, per definire un'ulteriore autonomia della «Nació català». Ciò significa che il punto di vista dei terroristi baschi è quello di distogliere l'attenzione dalle altre «questioni» federaliste in Spagna (la Catalogna, ma anche la Galizia), per indirizzare l'opinione pubblica verso il problema basco.

Certamente, l'atteggiamento spavaldo dell'Eta nei confronti dello Stato centrale si ha solo in Spagna; in Francia questo non avviene. La ragione della disparità d'azione dell'Eta verso Francia e Spagna sta nel differente atteggiamento di Parigi e Madrid verso i terroristi baschi. Difatti, le rivendicazioni d'indipendenza del Paese Basco si rivolgono anche verso una parte del territorio francese, e cioè la zona del dipartimento dei Pirenei Atlantici attorno alla città di Biarritz. Tuttavia, è da 15 anni che nel settore francese dei Paesi baschi non si verificano tensioni di rilievo. L'atteggiamento della Francia verso il terrorismo basco è sempre stato quello di una chiusura totale; il primo ministro francese François Fillon, all'inizio del suo mandato, affermava come «non esiste un dossier basco». Per Parigi, infatti, il dialogo è stato percorribile solo con le istituzioni democratiche basche, ed è stata seguita questa strada per isolare e mettere con le spalle al muro chi avesse intenzioni violente. Così facendo, Euskadi Ta Askatasuna non ha mai avuto successo in Francia e alcune sue basi logistiche sono state scoperte in breve tempo, grazie anche al supporto attivo della popolazione, che non si riconosce per nulla nelle posizioni dell'Eta.

In Spagna, invece, la lotta all'Eta non è avvenuta sempre con la stessa determinazione ed intensità; mentre con Felipe González e Josè María Aznar, fu condotta una lotta al terrorismo senza quartiere, che costò decine di vittime, con Zapatero si è affievolita l'offensiva verso l'Eta determinando problemi sia nei Paesi Baschi, sia nel resto della Spagna, sia in politica estera; nel Paìs Vasco, infatti, si è assistito ad una confusione dei ruoli poiché le istituzioni democratiche basche, come il Partito Nazionalista Basco (presente anche alle Cortès di Madrid), si sono viste esautorate della propria legittimità e rappresentanza popolare, in quanto scavalcate dai terroristi nella ricerca di una risoluzione del problema basco. Nel resto della Spagna, l'accusa mossa ad una simile strategia è stata quella di prestare il fianco ai terroristi, tradendo quella linea della «firmeza total» che di fatto ha quasi annientato l'Eta rispetto agli anni '80. Infine, in politica estera, il rapporto di sinergia con la Francia si è inevitabilmente allentato, poiché gli sforzi intransigenti di Parigi corrono il rischio di essere vanificati da un atteggiamento troppo accondiscendente da parte spagnola. Dopo le bombe di domenica, l'idea che un dialogo con l'Eta sia necessario è stata accantonata, mentre sembra essere tornata in auge la giusta linea di pensiero che con i terroristi non è mai possibile alcun dialogo; ne sono conferma le dichiarazioni del ministro dell'interno Alfredo Pérez Rubalcaba, secondo cui «il modo migliore per assicurare la tranquillità della Spagna è incarcerare tutta l'Eta». Meglio tardi che mai.

Daniele Martino

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