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numero 280
6 marzo 2008
 
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Questione giustizia: serve una svolta

di Francesco Natale - 22 luglio 2008

Oggi in Italia, una volta di più, si respira, tangibile, l'ennesima dicotomia. Non più tra i sostenitori di una fazione contro un'altra, non più tra le correnti minoritarie e quella maggioritaria dello stesso movimento politico, non più tra zeloti fondamentalisti e qualunquisti da bar sport. L'Italia oggi è un Paese da un lato sicuramente più dinamico e aperto in positivo verso il futuro, grazie soprattutto a due fattori: il tenace spirito italico da un lato e il buon lavoro svolto dall'Esecutivo fino ad oggi. D'altro canto l'Italia è anche un Paese stanco, per certi versi esulcerato. Fiaccato dalla lotta senza quartiere tra il terzo potere dello stato ed il governo,il parlamento e istituzioni, ormai prescindendo anche dal colore politico dei medesimi.

Forse più che di guerra si può parlare di guerriglia, ovvero di conflitto asimmetrico, vista la degradante e insidiosa bassezza degli «ordigni» utilizzati: intercettazioni, dichiarazioni in aperto contrasto con la cosiddetta «terzietà del giudice» rilasciate sui giornali, sistematica violazione della privacy (con gli spaventosi costi che questa, tra l'altro comporta...), Csm e Corte Costituzionale che anziché limitarsi alla «nomofilachia», ovvero alla difesa delle leggi, svolgono de facto il ruolo di terza e quarta camera dello stato, spostando giorno dopo giorno il confine delle proprie competenze, in verità tassativamente indicato da leggi e Costituzione.

Anche sull'applicazione delle leggi vigenti assistiamo a spettacoli davvero poco edificanti: a fianco a clamorosi e intollerabili ritardi nell'amministrazione della «giustizia ordinaria», chiamiamola così, con migliaia e migliaia di pratiche che si accumulano sulle scrivanie, vediamo che la macchina giudiziaria lavora contentis itineribus e a pieno regime non appena si tratta di processare imputati eccellenti, al mero scopo, viene spontaneo pensarlo, di acquisire visibilità e influenza mediatica.

E'necessario, ora o mai più, arrivare ad un punto di svolta: rileggersi e riapplicare i fondamenti della nostra civiltà giuridica, oggi sempre meno civile, oggi sempre meno giuridica. Non si tratta di riformare il sistema, ovviamente, allo scopo di avere magistrati compiacenti, bensì di restaurare, nel più breve tempo possibile, il principio fondamentale che oggi sembra essere scomparso alle latitudini delle cosiddette «procure d'assalto»: la neutralità. Non nell'interesse specifico di baroni e baronetti, bensì nell'interesse generale di tutti i cittadini.

! Francesco Natale
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