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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il messaggio di Benedetto XVI ai giovani di Sydney

di Pietro De Leo - 22 luglio 2008

Alla faccia di chi, in questi tre anni, aveva sostenuto fino allo stremo che Benedetto XVI non si fosse scrollato di dosso la veste di teologo avvezzo più al chiuso delle biblioteche che all'aria aperta dei campus o delle piazze! Quello che abbiamo visto a Sydney è un Ratzinger che ha trovato la frequenza d'onda per dialogare con i giovani accorsi in gran numero da tutto il mondo e con quelli restati a casa, che comunque hanno visto in questa Giornata Mondiale della Gioventù un fatto nuovo. Questa edizione, forse, non servirà a scalfire la convinzione secondo la quale i Papa Boys saranno sono e saranno ancora i Woityla boys e forse anche i numeri, non troppo oceanici, aiutano a smuoverla.

Benedetto XVI ha riaffermato, in maniera forte ma non troppo impositiva, il carattere fondamentale dell'identità e il valore della fede, vista come antidoto verso i fondamentalismi, come porta sbarrata nei confronti di tutte le degenerazioni della vita inter individuale che portano al disgregamento della propria personalità. Il Papa ha anche riaffermato il valore della responsabilità dell'individuo, fin da giovane, all'interno della società, partendo dal rispetto verso la natura, assunto fondamentale per una convivenza possibile e pacifica. Affrontando questo argomento, il Papa ci ha anche guidato ad un ragionamento molto preciso: l'amore per l'ambiente come veicolo di Pace, un assunto legato a molti accadimenti di oggi, basti pensare che, soprattutto in Africa, i conflitti esistenti si legano indissolubilmente anche a dei disastri ecologici.

La riaffermazione dell'individuo come veicolo di un messaggio di Pace è una concezione molto importante, se consideriamo che, pur essendoci lasciati alle spalle il '900 da circa un decennio, sono molti i focolai ideologici che puntano ad una negazione delle proprie peculiarità, sia personali che intellettuali; e questo, Benedetto XVI lo ha ricordato citando l'esperienza manichea che fece, in gioventù, Sant'Agostino. E'stato, il suo, una specie di ammonimento a non cedere a quelle sovrastrutture intellettuali che finiscono per negare l'uomo nella sua essenza. Anche l'impegno affrontato dal Papa per il viaggio, con tutto lo sforzo fisico e mentale che comporta, ha un significato metaforico rappresentando un invito a non voltare mai le spalle verso i propri obiettivi e i propri sogni.

Responsabilità, individualità, impegno e rispetto. E' in queste parole che, forse, si può racchiudere il messaggio che Benedetto XVI ha trasmesso ai giovani di Sydney. Se applichiamo le parole a quanto succede nel nostro presente, comprendiamo che dalla loro negazione derivano i peggiori mali che oggi ci troviamo ad affrontare: l'esaltazione della superficialità in tutti gli aspetti della vita, l'incapacità di rivendicare la propria identità, sia culturale, che politica ma anche, a volte, fisica e soprattutto un approccio alla società che non riesce a volgere verso di essa uno sguardo complessivo, cercando di raggiungere il bene di tutti. Il Papa ha fatto un ammonimento sostanziale anche a tutto il mondo politico, affinchè credano nei giovani come protagonisti del cambiamento. Attraverso la volontà e la difesa del proprio io culturale possono fare molto, ma senza l'humus per poter crescere saranno portati a rimanere inerti e sempre più deboli.

! Pietro De Leo
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