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Risanamento, la strategia c'èdi Andrea Camaiora - 24 luglio 2008 Tutto si può dire di questo governo tranne che manchi di una strategia per il risanamento definitivo dell'Italia. Negli ultimi sette anni, con ricette diverse (quella di Prodi era più spese ma ancora più tasse), tutti gli esecutivi hanno provato a rimettere in ordine i conti. Ora l'attuale governo, guidato da Silvio Berlusconi, si trova di fronte ad un percorso assai difficile: avviare un rapporto severo con gli Enti locali e allo stesso tempo preparare la sfida del federalismo fiscale, ovvero il cuore delle attese dei leghisti. Il punto però è che il federalismo fiscale, in Italia, imporrà un ripensamento radicale non soltanto della ripartizione di competenze tra centro e periferia, non solo delle responsabilità finanziarie, non solo dei doveri di solidarietà nazionale, ma soprattutto del modo in cui saranno governate città e Regioni. Cioè delle risposte che i cittadini attendono dai Comuni, il loro interlocutore più immediato, e dalle Regioni per quanto concerne servizi sanitari sempre più efficienti. Bene ha fatto dunque il governo, prima di affrontare la questione delicatissima del federalismo fiscale, a pretendere rigore dai Comuni. Anche perché l'aumento maggiore della spesa pubblica, accompagnato da robusti aumenti dell'Irpef, si è annidato proprio nelle amministrazioni locali. Si proceda dunque con i tagli a consulenze e spese superflue. In questi anni Comuni, Province e Regioni si sono abituati a fare di tutto, anche ciò che non era di loro competenza. Occorre quindi ristabilire una precisa definizione delle priorità delle politiche locali. Al resto penserà la sussidiarietà. Saranno i privati, se saranno lasciati liberi di operare, a svolgere a prezzo di mercato attività non essenziali. Oppure lo Stato fornirà i medesimi servizi spendendo meno denaro e risultando quindi più efficiente. Al governo spetta scegliere quale delle due strade intraprendere, se quella di un settore pubblico ridimensionato o di un settore pubblico più efficiente. Entrambe le strade rappresentano, in ogni caso, un notevole passo avanti rispetto alla disastrosa situazione attuale. Ecco allora la strategia: da una parte i tagli doverosi di Tremonti, dall'altro le operazioni trasparenza di Brunetta e il suo impegno per una Pubblica Amministrazione più efficiente; bene la Gelmini con il taglio ai 1.300 corsi universitari fantasma (cioè con poche decine di iscritti); infine l'attesissima riforma dei servizi pubblici locali che ha visto un po' troppo freddini gli amici del Carroccio. Più delicata, invece, l'attribuzione degli studi di settore alle amministrazioni locali: il rischio è che possa verificarsi l'ennesima frattura tra un'Italia efficiente e accorta e un'altra inefficiente e lassista. Bene, inoltre, che l'esecutivo abbia ripristinato incentivi e disincentivi legati alla qualità dell'amministrazione, superando in parte lo sconclusionato egualitarismo di tagli che vedeva finire sullo stesso piano formiche e cicale (addirittura è stato previsto un taglio del 30% di stipendio agli amministratori locali che non rispettino il Patto di stabilità). Sindaci, presidenti di Provincia o Regione, a qualunque parte politica appartengono, possono dire ciò che vogliono, ma è un fatto che la Pubblica Amministrazione, nel 2006, ha erogato 1,3 miliardi di euro per compensare collaboratori esterni: un esercito di 251 mila consulenti! Ecco perché la lotta agli sprechi negli Enti locali è una lotta sotto il segno della verità. E di verità in questo campo c'è proprio bisogno, a partire dall'osservazione che in questa Italia le società quotate hanno bisogno di farsi certificare i bilanci, i Comuni no. Nessun controllo, né di merito né di legittimità, se si fa eccezione del ruolo del collegio dei revisori e del segretario generale, scelti per via politica e dunque condizionati nel proprio agire fin dal primo giorno. Non era più possibile assistere alla gestione incontrollata delle amministrazioni locali senza intervenire. Bene ha fatto, quindi, Giulio Tremonti a prendere il toro per le corna. Come disse Einaudi alla Costituente, e precisamente il 31 luglio '46 durante i lavori della seconda Sottocommissione, «la spinta a spendere c'è sempre, quando esiste la possibilità di tassare». Andrea Camaiora |
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Ragionpolitica, periodico on line n.273 del 22/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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