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A vele spiegatedi Aurora Franceschelli - 24 luglio 2008 Il timone del Governo vira diritto e spedito verso nuovi lidi. Malgrado il vento in poppa, complice la congiuntura internazionale, non sia ottimale, l'Esecutivo ha varato, in soli due mesi, una serie di provvedimenti, tutti protesi a far ripartire il Paese e a metterlo al riparo dalla crisi che sta colpendo l'Occidente: si va dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa all'accordo con le banche per la rinegoziazione dei mutui, dalla social card finanziata grazie alla Robin Hood tax alla detassazione degli straordinari e dei premi di produzione, dal decreto sicurezza al Lodo Alfano, che garantisce le alte cariche dello Stato. Senza contare l'ultimo grande successo, la fine dell'emergenza rifuti a Napoli, e il fatto che si è ormai vicini, come ha annunciato il ministro Scajola martedì, alla soluzione per il rilancio a capitale italiano di Alitalia. Oltre a questi provvedimenti è destinato ad avere un impatto molto positivo anche il Piano di sviluppo triennale appena varato, che prevede una serie di misure orientate alla riallocazione di risorse verso alcuni grandi progetti, che si riferiscono, ad esempio, al potenziamento della rete infrastrutturale, dei trasporti, dell'energia, delle telecomunicazioni. Un'attenzione particolare, entro il piano triennale, è stata dedicata poi ad un aspetto fondamentale per lo sviluppo del Sistema Italia, ossia quello relativo all'internazionalizzazione delle imprese, un comparto, quest'ultimo, che il Governo Berlusconi intende incentivare, soprattutto alla luce dei buoni risultati fatti registrare dal nostro export. Secondo i dati forniti dall'Istat, infatti, l'Italia esporta ogni mese merci per un valore di circa trenta miliardi di euro, posizionandosi al settimo posto nel mondo tra i Paesi esportatori e all'undicesimo tra i Paesi investitori. L'Italia, inoltre, nel periodo che va da gennaio a maggio del 2008, può vantare un surplus della bilancia commerciale, al netto dell'energia, di ben 20,5 miliardi di euro, in crescita, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, di 7,9 miliardi di euro. I tre settori chiave del Made in Italy, ossia abbigliamento, arredamento, alimentari ed utomibili, hanno fatto registrare un surplus di ben 113 miliardi di euro. Questi numeri sono espressione di una crescente vivacità, un'effervescenza che va assecondata, che va supportata attraverso riforme strutturali. Ed il Governo Berlusconi, con lungimiranza, si è già mosso in questo senso. Se da una parte bisogna riconoscere che il nostro Paese, negli ultimi vent'anni, ha perso quote di esportazione (circa il 20%), dall'altra è giusto rilavare come, nel contesto globale, l'Italia abbia perso molto meno di altri Paesi avanzati come la Francia (-29%), della Gran Bretagna (-38%), degli Usa (-33%), ecc. Questo trend negativo, ovviamente, è il risultato dello sviluppo di economie emergenti come la Cina, che ha allargato la sua quota di export addirittura del 162% e della crescita, grazie al petrolio, dei Paesi Opec (75%). Malgrado i venti di recessione internazionale, dunque, l'Italia presenta comunque prospettive incoraggianti: il suo sistema imprenditoriale diffuso dà segnali positivi e sembra capace di reagire con dinamismo alle sfide del mercato globale. Ciò significa che il nostro Paese è lentamente riuscito ad assumere un approccio, anche culturale, adatto alle sfide della nuova competitività. Mentre un tempo, dal dopoguerra sino più o meno ai primi anni Novanta, la via dello sviluppo era meno impervia, grazie a fattori politici (le dittature comuniste), che limitavano la concorrenza solo a metà del Mondo, e grazie a leve di politica economica quali la svalutazione della moneta e il deficit spending, ora la strada della crescita economica è molto più in salita rispetto ad allora. Ecco che, in un contesto nel quale le nostre imprese patiscono l'escalation dei prezzi dell'energia, il Governo ha stabilito alcune misure atte non solo a dar loro una boccata di ossigeno, ma anche a incentivarle nella loro politica di crescita: in questo senso vanno i provvedimenti, inseriti nel piano di sviluppo triennale, che prevedono misure di ridimensionamento degli oneri che gravano, direttamente ed indirettamente, sulle nostre imprese: si va dal costo dell'energia, un fardello non da poco, al costo del lavoro; dagli iter burocratici insostenibili alle carenze infrastrutturali che rallentano il commercio. L'operato del governo si dispiega proprio sulla base della convinzione che un rafforzamento del sistema produttivo sul versante nazionale costituisce una precondizione per un successo delle imprese anche dal punto di vista internazionale. E, proprio su quest'ultimo punto, l'Esecutivo ha messo a punto un «Piano promozionale straordinario» di rilancio dell'immagine dell'Italia, al quale verranno destinati 20 dei 35 milioni di euro stanziati per il Made in Italy nel 2009. Non solo, ma accanto al sostegno ai settori tradizionali, sono previsti anche incentivi ai comparti ad alto contenuto di innovazione come il nucleare, le bio-nanotecnologie, l'aerospazio e la nautica. Per favorire l'innovazione tecnologica nelle imprese ed incentivare una loro maggiore competitività, inoltre, l'Esecutivo ha predisposto un bando, «Nuove tecnologie per il Made in Italy», rivolto ai settori della meccanica, della moda, della casa e dell'alimenatare. Finalmente, grazie al Governo Berlusconi, si sta avviando una svolta culturale, una svolta che, attraverso un approccio aperto allo sviluppo tecnologico (e questo sta avvenendo anche all'interno della Pubblica Amministrazione), consentirà al nostro Paese di recuperare maggiori quote di competitività; non è più tempo, fortunatamente, dei no ideologici a qualsiasi progetto di sviluppo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.273 del 22/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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