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Dalla Napoli «ripulita» parta un percorso di cultura ambientaledi Filippo Salone - 24 luglio 2008 É stato dato forse poco risalto al Consiglio dei ministri che lo scorso venerdì si è tenuto in una Napoli finalmente ripulita dai cumuli di immondizia che l'avevano tristemente resa celebre su palcoscenico d'Europa e del mondo. Su questo impegno il Governo ha ritenuto doversi assumere al riguardo sin dall'indomani del suo insediamento una precisa responsabilità politica. Ha chiesto gli strumenti normativi ed operativi utili per affrontare l'emergenza, ed il Parlamento, con la rapida approvazione del decreto rifiuti gliel'ha rapidamente accordati. Nel frattempo l'operazione «Napoli pulita» è avanzata di settimana in settimana fino all'epilogo che tutti hanno potuto vedere di recente con le strade che dopo tanto tempo offrivano il naturale decoro a cittadini e turisti. Preso atto della determinazione e della capacità del sottosegretario Bertolaso e delle strutture a sua disposizione, peraltro costantemente sollecitate dallo stesso Presidente Berlusconi, rimane però in tutta la sua impellenza la necessità di superare antichi retaggi culturali che il più delle volte si strutturano sotto forma di rendite e speculazioni localistiche. Ormai, cioè, non è difficile riscontrare e recepire come l'annosa «emergenza Campania», oltre che una emergenza scaturita dalla catastrofica gestione di alcune amministrazioni locali e da una condiscendente sottovalutazione dei rischi a livello centrale, sia prima di tutto una vera e propria emergenza culturale, e che per affrontarla occorra una altrettanto forte assunzione di responsabilità da parte di tutti i livelli di governo perché dell'emergenza si eviti non solo il ripetersi ma anche in futuro l'espandersi su altri territori. Il vero problema sarà infatti non tanto quello di liberare le strade della Campania dalla montagna di rifiuti o l'aprire discariche e termovalorizzatori sotto la legittimazione dell'esercito, quanto quello di condurre la gestione dell'intero ciclo dei rifiuti a normale civiltà e cultura, traendone insegnamento a livello di comunità nazionale. Affermare anche nel comparto dello smaltimento dei rifiuti il concetto di pubblico servizio fondato nel rapporto tra cittadino e istituzioni, il concetto dell'efficienza e della responsabilità come diritto e dovere di tutti e non già quale ingrato compito solo di qualche svogliato o interessato «addetto ai lavori», la fiducia nella tecnologia e la convinzione di doverla alimentare con una ricerca sempre più avanzata, la consapevolezza di essere cittadini di un Paese tra i più progrediti al mondo e come tali dover pensare ed agire al passo con i tempi. È consentito invece che in Italia ancora componenti della classe politica e buona parte del sistema mediatico diano, in questo settore strategico, ascolto a strumentali proteste che il più delle volte celano interessi di bottega? È possibile che nel millennio delle tecnologie più sofisticate, che legittimano l'esistenza e l'utile impiego in ogni altra parte del mondo, anche nei centri urbani, di centri di raccolta e termovalorizzatori, in Italia invece vengano continuamente lanciati anatemi sanitario-ambientalisti contro ogni proposta di razionale intervento e vengano puntualmente strumentalizzate frange di popolazione dietro le quali, possibilmente, si nascondono inconfessabili speculatori? Se la risposta è no, come da Paese civile, allora verrà più facile e quasi naturale contrastare efficacemente il pericolo dell' abusivismo, che occulta inaccettabili pratiche di smaltimento dei rifiuti speciali, e così anche finirà per essere superata la necessità, per altro costosissima, del trasferimento fuori nazione dei vari scarti prodotti. La strada da fare per uscire dalle secche dell'emergenza è anche, e innanzitutto, strada culturale. La raccolta differenziata, l'educazione ambientale, l'utilizzo delle cave dismesse, il contenimento della produzione dei rifiuti, il riuso dei materiali che li compongono devono sempre più far parte di una cultura che sia patrimonio di tutti gli italiani. La responsabilità è collettiva, e investe insieme tutte le componenti del «civium»: la classe politica ed amministrativa, i mezzi di informazione, e la comunità dei cittadini. Occorre pertanto incamminarci su un terreno culturale condiviso e comune per consolidare un sistema che superi la logica dell'emergenza e assicuri un modello virtuoso di efficienza da radicare indistintamente nell'intero paese. Ed è significativo che oggi questa scommessa parta proprio dalla Campania. La terra che per tante volte ha edificato la storia di Italia e degli italiani non poteva essere ancora oggetto di caccia alle streghe. Filippo Salone |
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Ragionpolitica, periodico on line n.273 del 22/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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