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numero 280
6 marzo 2008
 
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Indietro tutta

di Gianni Baget Bozzo - 24 luglio 2008

Fare, disfare, è sempre lavorare. Chi non ricorda il caso di Penelope che, per dissuadere i proci, sfilava di notte quello che tesseva di giorno. Il Partito democratico dubita della sua essenza perché vede messa in pericolo la sua esistenza. Persi Prodi e i «cattolici adulti», postdemocristiani e postcomunisti cominciano a pensare che il loro stare insieme nel medesimo partito non è cosa gradita ai loro elettori.

Allora il gossip della sinistra giunge a ipotesi imprevedibili: quelle di ricercare un nuovo Prodi. Ciò vuol dire proporre ancora un democristiano doc come candidato dell'alleanza tra cattolici e postcomunisti tornati ciascuno alle proprie acque. Casini intanto non è Prodi. Romano Prodi ha una lunga storia, venne creato da Beniamino Andreatta come candidato di riserva della sinistra democristiana che potesse, non essendo formalmente democristiano, essere il punto di riferimento degli uni e degli altri. E venne preparato come un grande compromesso come mezzo di congiunzione tra finanza, industria, Chiesa e sinistra.

Casini non ha voti e poi non ha l'autonomia dalla Chiesa che ci vorrebbe per poter essere candidato della sinistra: non solo del partito democratico, ma anche di ciò che rimane dell'antagonismo dopo la grande tempesta delle elezioni del 2008. Il Partito democratico non ha più fiducia in sé stesso, e ai postcomunisti fa piacere pensare che una volta sciolti dall'abbraccio dei democristiani potrebbero rifare un pieno di voti nella sinistra antagonista. Non è la maggioranza ma è l'uscita dal vicolo cieco in cui si trova attualmente il Ds.

Il Partito democratico è in crisi con se stesso e i suoi appartenenti si convincono che aver mischiato le loro acque ha fatto perdere fiumi. Avremo dunque l'agonia del Partito democratico in cui voci alterne disegneranno schieramenti diversi delle medesime forze alla ricerca di una identità del marchio d'origine che hanno perduto con la loro contaminazione.

Il centrodestra rimane quindi in condizione di forza perché l'opposizione è involuta nei problemi della sua essenza e non è in grado di parlare un linguaggio alternativo al paese. Un anno fa non era prevedibile una conclusione così drammatica della maggioranza Prodi, ma oggi la sinistra è giunta a una crisi di identità che ha radici lontane e conseguenze drammatiche.

! Gianni Baget Bozzo
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