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Meglio Veltronidi Gianni Baget Bozzo - 26 luglio 2008 Con l'approvazione del decreto legge sulla sicurezza e del lodo Alfano il punto caldo di inizio legislatura è stato superato. Il lodo si commenta da sé: indica che anche il Pd ha deciso che Berlusconi è indispensabile alla politica italiana. Rimane Di Pietro, che vuole proporre un referendum contro di esso. L'Italia dei Valori ha ora il problema di affrontare le elezioni europee. Questo può incoraggiarla ad essere il solo promotore formale dell'antiberlusconismo e a sostenere l'immoralità del lodo. Ciò obbligherà Veltroni a una più decisa opposizione al governo, ma questo è certamente utile a lui e anche al governo. Il centrodestra ha tutti i vantaggi dal mantenimento di un Pd bipolarista, quando D'Alema cerca di tornare all'antico e mettere in crisi il Partito Democratico rilanciando Casini come leader dei cattolici. Un'impresa impossibile, perché Casini non ha più voti e i popolari all'interno del Pd diventerebbero zavorra. Sembra che la manovra Casini sia proprio il frutto della disperazione, dimostra che la sinistra non ha che il suo attuale presente, cioè l'unità del Pd e Veltroni. Tutto ciò consente al segretario di continuare un'opposizione al governo piuttosto iraconda, dando fiato all'unica esistenza che la sinistra può ancora conservare nel nostro paese. Il Partito Democratico è obbligato a rimanere tale. E lo rimane soltanto se mantiene un fermo linguaggio di opposizione al governo per limitare i danni di Di Pietro e consentire alla sinistra di vivere la stagione del suo tramonto. Il governo ha la maggioranza sufficiente per procedere da solo, anche se ovviamente il dialogo sotterraneo con le varie anime del Pd continuerà silenzioso. La maggioranza ha, a un tempo, il compito di procedere senza eccessive rotture con l'opposizione e di essere contenta che l'opposizione faccia una fervida battaglia senza averne grandi motivi. La differenza e la contrapposizione sono l'anima della complementarità e della collaborazione tra i due schieramenti. Le parole devono essere ferme, ma gli atti decisi e miti. La riforma della giustizia dovrà procedere con la decisione della sola maggioranza, ma con la collaborazione segreta dell'opposizione. Le larghe intese devono essere sotterranee, perché esse avvengano occorre che la superficie sia tempestosa. La collaborazione nei fatti chiede la polemica tra le parti, questo è l'unico modo per chiudere gli anni della guerra civile tra berlusconiani e antiberlusconiani. Questa linea consente al governo di collaborare all'esistenza della sinistra nel modo che ora sembra solo possibile. Il governo potrà affrontare i problemi della ripercussione sociale della diminuzione della spesa pubblica, che lede tanti interessi particolari capaci di produrre pressioni sociali, come già è accaduto con le forze della polizia e dei carabinieri. Chi certo non si agiterà per motivi sociali sono i magistrati, che hanno già garantito di essere esenti dal fardello che grava sulle spalle di tutti.
Questo articolo è stato pubblicato su La Prealpina del 25 luglio 2008 |
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