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Rai, questione di fiction

di Andrea Camaiora - 26 luglio 2008

Ancora una volta viale Mazzini si troverà al centro dell'attenzione della politica. Già, perché la candidatura di Leoluca Orlando alla presidenza della Commissione di vigilanza sulla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo ha avuto due effetti: provocare la levata di scudi del centrodestra, che ha rifiutato ripetutamente di votare l'esponente dipietrista, e, in seconda battuta, il rinvio a settembre di ogni decisione. Parallelamente i colonnelli del Popolo della Libertà, con in testa il forzista Giorgio Lainati, tentavano una exit strategy, in un primo tempo individuata nel nome di Giampiero D'Alia, parlamentare dell'Udc. Del resto l'Udc è opposizione al pari dell'Idv e del Pd e dunque l'operazione avrebbe potuto procedere senza particolari intoppi. Tanto più che, come è noto, Massimo D'Alema sta lavorando ad una nuova e più larga coalizione che recuperi in qualche modo la sinistra radicale ma, soprattutto, si estenda agli ex Dc di Pierferdinando Casini. Se, quindi, la strategia del Pdl in ultima analisi conveniva ad un Pd più che mai in difficoltà nel giocare questa partita, l'ipotesi non è andata bene proprio a Casini, più interessato - come è giusto - ad un posto nel Cda Rai, che sarà nominato una volta chiusa la partita della Commissione di vigilanza. Anche perché Casini ha da difendere e sistemare molte persone, come ad esempio Angela Buttiglione ai Tg regionali, Roberto Sergio alla Sipra (la società pubblicitaria Rai), Lorenza Lei alle Risorse televisive e Lorenzo Vecchione a RaiSat.

Siamo dunque nuovamente in alto mare, anche perché se l'ipotesi D'Alia tramonta il Pd potrebbe rivendicare per sé il ruolo di garanzia. Ma a quel punto i democratici si troverebbero nella non facile condizione di dover decidere tra la veltroniana Melandri, il rutelliano Gentiloni e - perché no - il dalemiano Latorre.

Tutto questo mentre a viale Mazzini tremano le pareti per la vicenda Saccà. Nei giorni scorsi, infatti, l'amministratore delegato della Rai Cappon ha portato in Cda la proposta di licenziamento dell'ex direttore di Rai Fiction. Il Consiglio di amministrazione l'ha bocciata sonoramente e il commento di Cappon è stato per certi versi comico: vorrei che la Rai non fosse un'azienda «anomala», ma un'azienda «normale». E poi ha aggiunto: non mi dimetto. Divertente questo ragionamento di Cappon. In una qualunque azienda «normale», se l'amministratore delegato avanza una proposta che viene respinta dai rappresentanti degli azionisti, a quell'amministratore delegato sfiduciato dalla proprietà non resta che la strada delle dimissioni, quantomeno per tutelare la propria dignità professionale. Invece Cappon ha scelto l'adagio, purtroppo tristemente noto, del «resto al mio posto per senso di responsabilità». Per la serie: «Dopo di me il diluvio»... Patetico poi il tentativo di fa approvare dal Cda la sostituzione di Saccà con Fabrizio Del Noce, uomo notoriamente in orbita berlusconiana. A far saltare per aria la sottospecie di tranello ordita dal Dg della Rai sono stati i consiglieri di centrodestra all'interno del Consiglio di amministrazione, che hanno fatto mancare il numero legale.

Resta poi il merito della questione: il licenziamento di Saccà. Per capire quale sia il giudizio sul manager nel mondo della fiction e del cinema italiano, basti pensare che a firmare per il suo pieno reintegro a viale Mazzini sono stati ben 18 tra i big del piccolo e grande schermo. Si va da Liliana Cavani a Vittoria Storaro, da Lina Werthmuller a Cinzia Th Torrini, da Laura Toscano a Lino Banfi, solo per citarne alcuni. Nel loro appello si legge tra l'altro: «Siamo preoccupati perché gli accadimenti di questi mesi stanno mettendo gravemente a rischio il grande e prezioso patrimonio che Rai Fiction rappresenta... Eppure i giudici del lavoro si sono espressi in favore di Saccà, e per quanto ci riguarda possiamo testimoniare una condotta del dottor Saccà sempre aderente agli interessi aziendali e una costante dedizione alla qualità del prodotto che ha trasformato un comparto artigianale in una grande industria che oggi è indiscutibilmente leader in Italia e il cui prestigio è apprezzato nel mondo». Quindi, a settembre, prima la Vigilanza e poi il Cda. Il centrodestra ha affrontato momenti assai peggiori. Speriamo che oggi non affoghi in un bicchier d'acqua.

Andrea Camaiora

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