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Il Belgio sull'orlo della scissionedi Daniele Martino - 26 luglio 2008 Il destino del Belgio è nelle mani del Re; solo la mediazione di Alberto II sembra in grado di scongiurare la divisione dello Stato tra fiamminghi e valloni. Il 21 luglio scorso è scaduto il termine per trovare un accordo sulla riforma della Costituzione, senza che sia stato raggiunto alcun risultato significativo; questo protrarsi della situazione di stallo ha determinato le dimissioni del premier Yves Leterme. Il Belgio non è certo nuovo a crisi istituzionali, tuttavia ora la situazione è più complessa, poiché alle tensioni tra fiamminghi e valloni si è aggiunta una forte crisi economica, con un rallentamento della crescita economica e l'inflazione al 5,6 %. L'ultimo anno ha visto un malessere profondo tra le due comunità belghe; il primo ministro Leterme, esponente del Partito Liberale fiammingo, si è trovato a fronteggiare da un lato i nazionalisti fiamminghi, già accusati nel 2004 di razzismo e xenofobia, dall'altro si è confrontato con l'ostruzionismo sia dei liberali sia dei socalisti francofoni, attuato per paralizzare il parlamento ed impedire ogni riforma costituzionale. A complicare il quadro, si inseriscono le critiche della Commissione Europea sulla gestione dei rapporti tra Fiandre e Vallonia. Il Belgio, infatti, è l'unico Stato dell'Unione assieme alla Spagna che non ha ancora ratificato la convenzione-quadro comunitaria sui diritti delle minoranze; anche il Consiglio d'Europa si è espresso negativamente, accusando il Belgio di una divisione linguistica dell'istruzione, al punto che oggi non esistono scuole bilingui riconosciute da entrambe le comunità. Oltre ai contrasti linguistici, l'altro grande tema di attualità in Belgio è quello dei trasferimenti finanziari dalle Fiandre alla Vallonia, che fanno della parte sud dello Stato la culla dell'assistenzialismo statale. Nonostante un mole notevole di fondi europei e statali erogati per favorire lo sviluppo economico della Vallonia, il divario in termini di ricchezza tra Nord e Sud del Paese continua a crescere inesorabilmente. Senza gli aiuti fiamminghi,la Vallonia non potrebbe continuare a funzionare. Secondo un recente sondaggio promosso dal Governo centrale di Bruxelles, ben il 68% dei fiamminghi desidera separarsi dalla Vallonia. Tuttavia il nodo fondamentale di ogni trattativa per la situazione politica belga è il ruolo e lo status della capitale Burxelles; difatti Burxelles oggi non è più solo la capitale dello Stato Blega, ma è sede della Commissione Europea e di altri importantissimi organismi internazionali, come la Nato. La città di Bruxelles è prevalentemente francofona, ma si trova circondata da tre lati da territorio fiammingo, costituendo quasi un'enclave francofona nelle Fiandre. Per questo un'eventuale indipendenza delle Fiandre avrebbe forti conseguenze sulla città di Bruxelles. Le opzioni presenti sul campo per il futuro del Belgio sono sostanzialmente tre: la prima prevede il mantenimento dello status quo; il Belgio continuerebbe a mantenere l'attuale struttura federale a tre (Fiandre, Vallonia e la città di Bruxelles), con Re Alberto II garante dell'unità nazionale, visto che il sovrano belga è molto amato dai valloni e ben tollerato dai fiamminghi. È l'ipotesi più percorribile, considerando gli interessi in ballo che non permettono a nessuno dei due contendenti di forzare troppo la mano. In questa direzione si inseriscono le richieste di modifica costituzionale da parte dei liberali fiamminghi, che mirano ad una struttura statale comune solo su difesa e politica estera, mentre il resto sarebbe di esclusiva competenza federale. La seconda opzione è quella della confluenza delle due regioni negli Stati vicini; la Vallonia in Francia (i legami con la regione di Lilla sono molto forti), e le Fiandre nei Paesi Bassi (un primo esempio di interazione fiammingo-olandese è dato dal sistema portuale unico Anversa-Rotterdam). La terza opzione è la costituzione di Vallonia e Fiandre come Stati indipendenti, nell'àmbito di un processo di «de-belgizzazione» sotto l'egida dell'Unione Europea. In entrambe le ultime due opzioni, tuttavia, rimarrebbe il nodo di Bruxelles, contesa da ambo le parti. Il sindaco di Bruxelles ha proposto la costituzione di una città-Stato, capitale dell'Unione Europea e sede di tutte le organizzazioni internazionali euro-american. Una proposta avvincente, ma alquanto irrealizzabile. La situazione di stallo è destinata a protrarsi, ed il Paese rimarrà sull'orlo della scissione, ma senza scindersi. Il Belgio è obbligato ad esistere. Daniele Martino |
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Ragionpolitica, periodico on line n.273 del 22/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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