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L'India tra Teheran e Washingtondi Diletta Guaragna - 26 luglio 2008 Nella serata di martedì il parlamento indiano ha riconfermato la fiducia al primo ministro in carica, Manmohan Singh, con 275 voti a favore, 256 contrari e 10 astenuti. Sembra infine arginata la crisi iniziata con il ritiro del Partito Comunista dalla coalizione di governo. A scatenare il risentimento della sinistra era stata la decisione di Singh di procedere con l'accordo sul nucleare civile con gli Stati Uniti; accordo che, a detta degli oppositori, subordinerebbe Nuova Dehli agli umori di Washington. Ad una lettura superficiale dell'accordo le accuse dell'opposizione non troverebbero fondamento. Secondo quanto stabilito tra i due paesi, infatti, l'India beneficerebbe di trasferimenti di tecnologia nucleare e uranio in un primo momento da parte degli Usa e, successivamente, anche da parte dei 43 paesi facenti parte del Nuclear Suppliers Group, in cambio dell'impegno della stessa a non compiere altri esperimenti nucleari, a non trasferire tecnologia nucleare a paesi terzi (due politiche da essa già perseguite) e ad aprire i siti destinati al nucleare civile alle ispezioni dell'Aiea, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. In realtà, la firma definitiva dell'accordo porterebbe a seri condizionamenti tanto nel campo dello sviluppo del nucleare quanto nella politica estera. Nel campo nucleare, in particolare, l'accordo implicherebbe la rinuncia allo sviluppo della tecnologia basata sul torio, abbondante in natura, e su cui l'India aveva investito in tempi passati, mentre la politica estera verrebbe completamente sconvolta. Con una crescita economica assestata intorno all'8% e circa il 75% del fabbisogno energetico da soddisfare mediante importazione, la politica estera dell'India è risultata negli ultimi anni completamente asservita alla sua politica energetica. In particolare, la necessità di ricercare all'estero idrocarburi e carbone ha portato il paese ad avvicinarsi a diversi Stati non visti di buon occhio da Washington, quali: Venezuela, Sudan, Siria, Birmania e Iran. Con quest'ultimo l'India aveva avviato un programma che prevedeva la costruzione del gasdotto Ipi (Iran-Pakistan-India) o «gasdotto della pace», che avrebbe ulteriormente rafforzato i legami tra Teheran e Nuova Dehli e, di riflesso, indebolito l'ascendente degli Stati Uniti nel subcontinente. Proprio la finalità di impedire la conclusione del gasdotto e rendere impraticabile l'opzione Iran sarebbero alla base, secondo alcuni esperti, della «seduzione nucleare» dell'India da parte statunitense. Ufficialmente il governo giustifica la firma del trattato affermando come questo sia l'unico modo per evitare una crisi energetica, i cui segnali si possono già cogliere nei frequenti cali di tensione che interessano le principali città. Hanno certo contribuito pesantemente anche le stime delle lobbies che prevedono un afflusso di 40 miliardi di dollari nei prossimi 15 anni in investimenti e la volontà di parte dei settori della classe dirigente e della società civile, in particolare della classe media, che leggono nell'accordo un riconoscimento implicito, da parte degli Usa, dello status di grande potenza dell'India. Gli esperti e gli analisti sono però concordi nel sostenere che la soluzione al problema energetico indiano non risieda nel nucleare. Al momento, infatti, la percentuale di energia di origine nucleare consumata dall'India è circa il 2% e ricerche scientifiche dimostrerebbero come questa quota non sia destinata a incrementare nemmeno con l'applicazione dell'accordo. Inoltre il World Energy Outlook del 2007 stima che nel 2050 l'India dovrà importare il 91% del petrolio per far fronte alla domanda interna attesa. Spetta ora al governo e al primo ministro indiano decidere se dare ascolto agli esperti e proseguire sulla strada degli accordi con Stati canaglia per assicurarsi l'effetiva copertura energetica per il futuro oppure cedere alle pressioni ideologiche e accettare il corteggiamento americano. Al momento Washington appare in netto vantaggio. Diletta Guaragna |
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Ragionpolitica, periodico on line n.273 del 22/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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